LA VACANZA DEI CAMPIONI. L'IMPORTANZA DEL RIPOSO, LO STACCO E LA RIPRESA GRADUALE

PROFESSIONISTI | 17/11/2024 | 08:25
di Francesca Monzone

La stagione su strada è finita e i ciclisti si godono il meritato riposo. Ma anche sotto questo aspetto i tempi sono cambiati: se prima i corridori utilizzavano questo tempo per stare a casa, oggi invece sono quasi tutti alla ricerca di quel sole e quel mare che non vedono mai nei mesi estivi.


L’Africa e l’Asia sono le mete preferite, ma c’è anche chi si accontenta della Spagna. Naturalmente non mancano le eccezioni e ci sono anche corridori che aspettano dicembre per dedicarsi agli sport invernali, come ad esempio Primoz Roglic, che tra dicembre e la prima settimana di gennaio, torna al suo primo grande amore, ovvero lo sci.


Per affrontare una nuova stagione, gli atleti hanno bisogno di staccare la spina per un certo periodo di tempo, che serve non solo al recupero fisico ma anche quello mentale, per cui la parola d’ordine è relax assoluto.

Solitamente questo periodo di recupero, lontano dalla bici, è di due-tre settimane e per avere effetto non deve essere inferiore a questo lasso di tempo, in particolare se la stagione è stata difficile o particolarmente intensa. La durata della pausa è molto soggettiva, ma non arriva più a un mese completo come accadeva fino a pochi anni fa e il tempo adesso viene suddiviso in fasi precise.

Durante l’anno, il ciclista è sottoposto ad allenamenti rigidi, con regole ferree, con un importante impegno fisico e carichi mentali importanti, senza contare allenamenti e gare fatti con maltempo o temperature elevate. Certamente tutto questo fa parte del lavoro dell’atleta, ma per far funzionare corpo e mente è necessario anche un periodo di assoluto riposo che deve essere considerato al pari di una prescrizione medica.

Affinché l’organismo fisico e psicologico ritrovino la giusta armonia, il corridore deve seguire delle indicazioni chiare nel periodo di riposo. Tanto per cominciare deve esserci un taglio netto, ovvero il corridore deve disconnettersi completamente dall’attività ciclistica e deve attivarsi per vivere dei momenti piacevoli e ricreativi con le persone che lo circondano, famiglia, amici, figli, partner. Tutto questo ha un suo significato preciso e gli esperti sono convinti che attraverso questo taglio i corridori ritrovino poi la voglia di pedalare per la nuova stagione.

Ovviamente non si può chiedere ad un atleta di mettersi seduto su un lettino tutto il giorno al sole, per tanto molti si dilettano con altre discipline sportive.
È il caso di Matteo Jorgenson del team Visma-Lease a Bike, che è andato in California per fare surf. Oppure campioni come Mathieu van der Poel che in vacanza si divertono a giocare a golf oppure praticano la corsa a piedi.

Ci sono poi corridori che si divertono con il padel oppure fanno uscite con la mountain bike, per non interrompere completamente il rapporto con la bici. Sia Van der Poel che Van Aert, per esempio, hanno pedalato ma a ritmo basso visto che l’hanno fatto con l’intera famiglia.

Nei centri altamente specializzati per seguire gli atleti, come il rinomato Concept Perfomance in Belgio e gestito dal dott. Gaetan Bille, sono seguiti tantissimi corridori del World Tour, e vengono date indicazioni anche sula gestione del periodo di riposo.

Ad esempio, l’alimentazione e la dieta hanno un ruolo importante nella pausa invernale: i corridori seguono una dieta libera legata al riposo psicologico, ma non devono aumentare il loro peso di oltre il 3%. Se si superasse questa percentuale, ci sarebbe poi un un inizio più rallentato.
L’uso di alcolici è consentito, ma sempre con la giusta intelligenza, per cui non sarà difficile vedere i grandi nomi del ciclismo mondiale con un buon calice di vino in mano. Secondo il centro medico sportivo belga, il periodo di riposo aiuta ad avere anche meno infortuni nella stagione successiva e hanno visto come corridori che non rispettano le “regole’ della pausa siano più a rischio di altri ad avere poi una stagione difficile.

Va detto purtroppo, che non tutte le categorie di corridori osservano il periodo di riposo. Questo è stato riscontrato nelle categorie giovanili, in particolare si è visto come questo avviene nei ciclisti di età compresa tra i 16 e i 18 anni. Gli atleti di questa età hanno spesso un carico di allenamento al pari di un professionista, ma troppe volte saltano il periodo di riposo. Questa mancanza, causa uno stress fisico e psicologico elevato e alcuni giovani, anche promettenti, si trovano costretti a fermarsi, perché il sovraccarico li porta ad avere dei blocchi fisici e psichici e quindi provoca il mancato raggiungimento degli obiettivi.

Dopo il periodo di stop totale, c’è poi il ritorno all’attività e anche questo deve essere fatto in modo graduale e direttamente proporzionato al periodo di pausa. Per tanto al Concept Perfomance utilizzano una regola ben precisa: 20 giorni di pausa necessitano di 20 giorni di adattamento all’allenamento. Per tanto in questa prima fase il ciclista non dovrà guardare i propri valori. Un buon allenamento consigliato, è per esempio il gravel, la pista o la mountain Bike. Arriva poi il lavoro in palestra per preparare il corpo al lavoro vero e proprio in bici. La fase successiva è  quella che viene fatta nei periodi di ritiro invernale delle squadre,  per esempio in Spagna dove l’allenamento su strada può ricominciare in modo graduale. In questo periodo vengono fatti i controlli sanitari ed elaborati i piani di lavoro. A gennaio inizia poi il lavoro vero e proprio, differenziato per quei corridori che faranno le Classiche e quelli che invece faranno i grandi giri.

Insomma, ogni corridore avrà la propria scheda e il camp invernale servirà anche per guardare l’aspetto psicologico che ricopre sempre più un ruolo importante.

Oggi per far fronte allo stress, le squadre permettono alle famiglie degli atleti, di raggiungere i luoghi di ritiro. Si è visto che questa modalità aiuta il recupero mentale e di conseguenza quello fisico. In poche parole, gli studi sempre di più, vedono il corridore come uomo e non più solo come un campione, ponendo attenzione anche a quei momenti, in cui il ciclista ha bisogno di avere vicino la propria famiglia o di trascorrere un periodo di riposo a casa.

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