GLI 80 ANNI DI MARY CRESSARI, PIONIERA DEL CICLISMO FEMMINILE IN ITALIA

INTERVISTA | 28/12/2023 | 08:20
di Paolo Venturini

Mary Cressari, al secolo Maria Margherita Cressari, originaria di Faverzano di Offlaga e residente da tantissimi anni a Castel Mella ha compiuto ieri 80 anni. È stata una pioniera del ciclismo femminile in Italia, in attività dal 1962 al 1979, poi ct della nazionale femminile su pista fino al 1984 quando lasciò ogni incarico.


Da allora il ciclismo femminile è molto cambiato, che effetto le fa vedere oggi le corse delle donne?


«Sembra quasi un altro sport. Quando abbandonai il ciclismo nel 1984 in polemica con la Federazione ne fui talmente nauseata da rifiutare di vedere qualsiasi gara in tv o tantomeno dal vivo finché ho conosciuto nel 2011 Maurizio Ferrari e la moglie che mi hanno riconciliato con il mio sport. La pratica del ciclismo è molto cambiata così come i materiali a disposizione. Ma se devo notare una differenza in negativo la trovo nella passione e organizzazione delle corse. Quando correvo io c’era almeno una gara a settimana, quasi tutte nel Nord e centro Italia e a bordo strada c’era un pubblico incredibile. Venivano organizzati bus di tifosi e c’era tanto pubblico a bordo strada».

Partì tutto dai mondiali di Salò che la videro indossare la prima maglia azzurra?

«Sì, i mondiali femminili su strada si disputavano dal 1958, ma l’Italia non vi aveva mai preso parte, perché non era nemmeno riconosciuto alle donne il diritto di questa pratica agonistica. Con i Mondiali di Salò invece non si voleva fare una brutta figura e venne allestita una formazione sperimentale della quale entrai a far parte. Ma mi guadagnai la maglia perché vinsi la premondiale a Brescia, con traguardo alle Fornaci. Era la prima gara femminile riconosciuta ufficialmente dalla Federazione sul suolo italiano».

Combinazione nel 2024 il primo Giro d’Italia femminile organizzato da Rcs partirà da Brescia con una cronometro.

«Sono molto felice che Brescia abbia questo onore, io del resto ho il rammarico di non aver mai potuto correre un Giro d’Italia o un Tour de France per le donne perché non esistevano. Andavo forte a cronometro e bene in salita, mentre le corse disputate in Italia erano spesso circuiti non impegnativi con conclusioni allo sprint, specialità che non mi vedeva mai molto favorita. Nelle poche corse a tappe disputate all’estero ho dimostrato di essere molto competitiva».

Però è passata alla storia per il record dell’ora in Messico? Come nacque l’impresa?

«Mi stavo allenando in pista per stabilire il record dei 5 e 10 chilometri, all’ora non ci pensavo, ma Merckx stabilì nell’ottobre ’72 il record a Città del Messico e il mio patron, Terraneo, mi provocò: saresti in grado di battere il record femminile? Certo, risposi, se qualcuno mi paga la trasferta a Città del Messico io ci provo. Nacque così quell’improvvisata trasferta. Riuscì subito a battere il record dei 5, 10 e 20 km e d’accordo con il mio allenatore continuai per l’ora. Ma il primo tentativo fallì per soli 70 metri. Fu allora che il console italiano in Messico (mi piacerebbe conoscerne il nome per poterlo ringraziare anche se dubito sia ancora vivente) disse che dovevo restare, a sue spese, ancora qualche giorno per ritentare. Così feci e fu un trionfo».

Il record le diede notorietà e una bella spinta per il prosieguo della carriera?

«Mi permise soprattutto di far innalzare il limite agonistico dei trent’anni imposto alle donne, poi mi regalò una maggiore consapevolezza nei miei mezzi».

Poi ci fu il record dei 100 km nel ’74.

«Quello nacque come risposta alla Federazione che rifiutò di inviare una nazionale ai Mondiali in Sud America con la risibile motivazione che non eravamo all’altezza. Così dimostrai a tutti che le donne valide da convocare c’erano, eccome. Ma fu un record massacrante, feci quasi 300 giri del Vigorelli in meno di tre ore».

Ripensando alla sua carriera deve ringraziare qualcuno?

«Soprattutto il mio compianto marito Angelo Savoldi. Non si oppose mai alla mia carriera nonostante avesse altri interessi e nei momenti difficili sapeva come spronarmi alla sua maniera; il mio ds storico Bonariva che mi seguì per tanti anni, dalla Baby Terraneo alla Colnago, e poi mio figlio Ernesto col quale c’è sempre stato un rapporto fantastico. Non ha seguito purtroppo le orme della madre diventando comunque uno sportivo di valore (nella pallamano ndr). Ho avuto tante soddisfazioni in carriera, dai titoli italiani su strada a quelli ancor più graditi su pista, ma in fondo è proprio mio figlio la vittoria più bella e preziosa».

da Il Giornale di Brescia

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Il colombiano dell'XDS Astana Harold Tejada ha chiuso al secondo posto nella tredicesima tappa del Tour de France, accettando con sportività la sconfitta: «Per vincere bisogna rischiare. Mauro è stato più furbo». Tejada ci ha creduto fino all'ultimo metro, ma...


Mauro SCHMID. 10 e lode. Uno svizzero che fa il canguro, che sul traguardo fa il saltino, l’impennata, con la sua Giant. Vittoria micidiale, nella tappa più lunga (205 km) di questo Tour, alla media folle di 49, 900 km/h:...


Il corridore svizzero della Jayco AlUla, Mauro Schmid ha firmato l'azione insieme a Harold Tejada e alla fine la vittoria della tredicesima tappa si è giocata in una volata adrenalinica. Quarto Tom Pidcock, che grazie alla fuga è salito al quarto...


L'affondo decisivo, al momento giusto. Nella giornata della super fuga è Mauro Schmid a conquistare la vittoria, lo svizzero si è imposto nella tredicesima tappa del Tour de France 2026, la Dole-Belfort di 205.8km: decisivo lo scatto nel finale a...


«Eh mica me lo aspettavo di vincere. Non sono in perfette condizioni, ho mal di schiena». Niels Driesen, belga della Lotto, sembra uno caduto dalle nuvole. Non ha la fama dello scalatore puro e quindi alla vigilia della seconda tappa...


Ciclomercato, nutrizione, elogio del Mago Merlier, che ha colto l’ultima occasione utile per i velocisti. Ed ha calato il tris. Negli spunti di lettura offerti dai quotidiani, ancora una volta, l’Oscar dell’originalità va però a L’Equipe, con Alexandre Roos che...


Dopo il traguardo della settima tappa del Tour of Magnificent Qinghai Cesar Macias Estrada era completamente incredulo. Dopo una volata strettissima lui e Tommaso Nencini erano arrivati sulla stessa linea e ai giudici era occorso non poco tempo per capire...


Essere un paracarro non è propriamente un complimento, in particolare se si è un ciclista, se si è uno sportivo. Nel linguaggio colloquiale, l'espressione "essere un paracarro" viene utilizzata in modo ironico e dispregiativo per indicare una persona impacciata, molto...


Cesar Macias Estrada (team Burgos) ha vinto la settima tappa del Tour of Magnificent Qinghai anticipando  Tommaso Nencini del team Solution Tech Nippo Rali e Alexander Salby (Li Ning Star). Un finale veramente al cardiopalmo che ha visto tra i...


Una tappa per attaccanti, una tappa nella storia, una tappa imprevedibile. La frazione numero 13 del Tour de France (fate voi, se siete superstiziosi, visto che oggi è venerdì 17) è la più lunga della Grande Boucle, l'unica che supera...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra