QUELLO CHE INTENDEVAMO AL GIRO

TUTTOBICI | 27/08/2023 | 08:13
di Cristiano Gatti

È bastato aspettare un mese per capirci tutti meglio. Il mese che divide - non solo temporalmente - il Giro d’Italia dal Tour de France. Non c’è come vedere esempi pratici per rendere tutto più chiaro, superando pregiudizi e chiacchiere, equivoci e malintesi. Do­po tutto, a Vingegaard e a Po­ga­car dobbiamo dire grazie anche di questo. A loro e purtroppo an­che ai francesi, magari spiace dirlo ma è proprio così.


Eravamo al Giro e alcuni di noi facevano notare la miseria dello spettacolo. Certo diventava inevitabile e spontaneo fare subito il paragone con il Tour, ma in quel caso bisognava parlare di po­chezza in assoluto, anche senza paragoni. Un Girino rachitico e deprimente, poggiato in gran par­te su quattro fuggitivi di giornata già noti il giorno prima, più o meno sempre quelli, e i big dietro a risparmiare anche la più piccola energia, perché non si dica che per vincere il Giro si debba soffrire di ernia. Tutto at­torno, un gruppo di gente arrivata in Italia su precettazione, controvoglia, solo per obbedire a ob­blighi contrattuali, mai più spinta da romantica passione e insopprimibile ambizione. Tap­pa dopo tappa, stancamente, il tem­po non passava mai. E lo spet­tacolo? All’inizio un po’ di Evenepoel, poi dopo la sua maldestra diserzione più nulla. Tut­to rimandato e concentrato all’ultimo duello, nei pochi chilometri di una cronoscalata, uni­ca giornata memorabile di quel maggio comatoso. Per pochi se­con­di, Roglic su Thomas, e via tutti a casa. Nel mezzo, le cartoline indimenticabili di Campo Imperatore pedalato come sul pedalò di Cesenatico (ostrega, c’era vento, e che diamine), nonché lo sciopero vilmente subito da Vegni per il maltempo fantasma della tappa svizzera. Pagine di una vergogna incancellabile, degno sigillo di tre settimane anonime e noiose.


Ricordo benissimo: il so­lo sollevare la questione, con motivazioni pu­ramente estetiche, da semplici appassionati, scatenava la reazione - ovvia, prevedibile - dell’apparato, ma anche di tanta parte del pubblico, per la serie il Giro è sempre bellissimo, se non ti piace cambia canale e magari anche sport. Inutile provare un ragionamento, inutile pesare gli avvenimenti, qualificandoli serenamente in base alla pura osservazione. Niente. Subito guerra di religione. Quelli che amano il Giro e quelli che lo vogliono mor­to. Disfattisti e gufi. Già che ci siamo sicuramente cornuti.

Un mese, un mese soltanto e subito la controprova. Arriva il Tour e sen­za tante teorie arriva la dimostrazione di cosa s’intendeva di­re. I due grandi big a darsi le­gnate, spolmonandosi persino su­gli abbuoni, a partire dalla prima tappa. Tutti i giorni guerre atomiche per le fughe e per le tappe, fino al punto di sentire Ciccone, vincitore della maglia a pallini con mezza settimana di ritardo nella classifica finale, parlare comunque di giornata più bella della sua vita. In altre parole: spettacolo puro e semplice, tutti i giorni o quasi, con una gran voglia di fare, di provare, di osare. I più forti come i più sconosciuti. Un impeto corale, una passionaccia incontenibile, e se vogliamo comunque una indubbia professionalità di primissimo livello. Altro che gente iscritta controvoglia, per obbedire al diesse. Per andare al Tour, la gen­te ammazzerebbe madri e sorelle.

Morale? Niente di che. La morale è che questo si intendeva a maggio parlando di Giro poverino. Basta confrontarlo, un me­se dopo, e tutto risulta più chiaro. Certo non lo devo confrontare io, che cerco di usare la mia testa e dopo aver visto tantissime corse posso azzardare una classifica di valore, anche solo in base al mio gusto personale. Ma certo dovrebbero riguardarli bene, Giro e Tour 2023, i trombettieri della Corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo, il partito a testa bassa per cui il Giro è sempre bellissimo, stupendissimo, eccitantissimo. Devo dire che il primo di questi dovrebbe essere il padrone dell’azienda, sua Euforia Ur­bano Cairo, che anziché presentarsi al Giro ogni tanto per sparare la solita gragnuola di superlativi tanto al chilo - Giro fantastico, straordinario, eccezionale, strepitoso, memorabile, ormai siamo come il Tour - potrebbe una volta fare una puntata in Francia e osservare l’aria che tira. Temo però sia una speranza vana: ci sono personaggi che na­scono perfetti, sono i migliori per definizione, non hanno nien­te da imparare, caso mai solo da insegnare. Bisogna dire che comunque i risultati si vedono.

da tuttoBICI di agosto

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COMMENTI
Raramente condivido il Sig Gatti al 100%
27 agosto 2023 08:24 Logan1
In questo caso sì. A mio modesto parere bisognerebbe iniziare con il cambiare il percorso: si è visto negli ultimi anni che la crono iniziale da 20 km, l'Etna alla quarta/quinta tappa e 30.000 m di dislivello concentrati nell'ultima settimana portano solo alla noia. Allora perché Vegni non prova a cambiare le carte in tavola?

sottoscrivo ogni singola parola
27 agosto 2023 08:27 erikchan
Ho guardato tutto il Giro minuto per minuto ed anche tutto il Tour. Da una parte sembra di vedere precettati che non vedono l'ora di andare a casa. Dall'altra una lotta dura metro dopo metro. Ovviamente il Tour è fantastico. Il Giro noiosissimo e irritante.

Concordo
27 agosto 2023 09:51 sbunda
E purtroppo dalle immagini neanche il più bel paese al mondo...si vedono scorrere centinaia di km in periferie orrende.

Peccato che
27 agosto 2023 11:09 Arrivo1991
Peccato che rileggendo i suoi articoli, prima ha addiritura detto che se un Presidente della Repubblica non veniva al Giro, era meno. Ora, dopo pochi mesi, viste le magre figure del Giro, si scrive tutt'altro. Le consiglio di ricordarsi cosa scrive.

Il percorso del giro
27 agosto 2023 11:14 Dani76
Il percorso è sempre poco equilibrato. Una terza settimana con tante tappe durissime e troppe salite di fila spinge tutti a risparmiare. Servono tappe più corte e mosse, più salite nella seconda settimana e magari come già detto anticipare le alpi alle seconda o prima settimana per poi fare una terza settimana appenninica per arriva a Roma.

Il problema
27 agosto 2023 11:31 sbunda
Il problema di Vengi è che deve costruire un percorso allettante per un big o per alcuni big fuori forma che non possono permettersi di perdere la corsa. Di qui secondo me la motivazione della struttura fisionomica dei giri. Tappe banali nella prima parte e non pericolose e 3 tapponi finali.

Considerazioni
27 agosto 2023 11:38 italia
Gatti non puoi paragonare la Francia con Italia; la prima e una nazione libera nella nostra manca e si ha timore di dirlo la cosa più importante,; la libertà,'.I nostri interessi sono attuabili se in sintonia con quelli dei nostri padroni: e siccome questi vogliono prendersi il giro per fare un altro tanto vale che Cairo vendesse i diritti e per noi appassionati finirebbe questa agonia ( basta vedere il totale disinteresse dei mass media)

Proprio cosi'.
27 agosto 2023 11:39 andy48
Sottoscrivo quanto scritto da Gatti, Sbunda e erikchan. Siamo il Paese dei superlativi. E dell'ipocrisia. Il Giro piu' bello del mondo, il Paese piu' bello del mondo, la costituzione piu' bella del mondo. E poi...guardiamo in faccia la realta' e le cose stanno messe diversamente, nel ciclismo e altrove.

Giro d'Italia
27 agosto 2023 11:55 Vadolento
Per rilanciarlo servono : premi molto più elevati, tappe più corte e meno massacranti.

2 settimane
27 agosto 2023 12:08 sbunda
Tanto vale accorciarlo

Giro e tour
27 agosto 2023 12:58 Panassa
Sono anni ormai che i migliori vanno al tour e al giro la sfida è di serie b. C'è poco da fare per questione di business e sponsor sappiamo già che anche il prossimo anno vingegaard e pogacar faranno il tour. Se i migliori 10 al mondo facessero tutti il giro e il tour allora sarebbe bellissimo anche il giro con più variabili di percorso. È anche una questione di calendario. Infatti anche questa vuelta è superiore al giro

Provare a cambiare
27 agosto 2023 13:28 Osoistrac!
Non credo che i corridori partecipino al giro controvoglia, o solo per onorare i contratti. Vittoria e piazzamenti al Giro continuano ad essere risultati di grande prestigio per chiunque.
Penso ci siano invece due questioni di principale importanza da risolvere:
la collocazione nel calendario stagionale e la progettazione del percorso.
Il primo punto è di difficile soluzione ma deve essere affrontato con decisione da RCS.
Poi bisogna pensare a percorsi diversi, ben calibrati.
Un utente sottolinea giustamente che concentrare tutte le difficoltà maggiori nei tapponi alpini nella terza settimana induce al tatticismo nelle prime due.
Qui rientra dalla finestra anche il calendario, a metà maggio sulle alpi spesso c'è ancora la neve.... poi se fai l'arrivo del tappone in Svizzera senza avere garanzie che si sprechino a pulire le strade.....
Però è vero che esistono salite toste anche senza arrivare a quote di 2200 mt o più, e che anche sugli appennini si possono trovare percorsi impegnativi, quindi la possibilità di distribuire meglio le tappe potenzialmente decisive c'è.
Io vedrei bene inserire molte tappe con percorsi mossi, tipo classiche, ridurre i km a crono ed evitare soprattutto crono negli ultimi giorni, meglio ancora nell'ultima settimana.
Le ultime tappe dovrebbero essere disegnate in modo tale da rendere plausibili attacchi da parte di chi si trovi nella necessità di ribaltare la classifica, ma non devono essere così dure e impegnative da risultare un blocco della gara nei giorni precedenti.
Iniziare con prologo a crono e subito un paio di tappe impegnative che fin dall'inizio inducano qualcuno a progettare come gettare le basi per un buon giro e magari qualche altro a dovere recuperare un avvio non ottimale potrebbe essere un'altra utile novità.
Di sicuro è necessario rivoluzionare qualcosa, e vale anche per la Milano Sanremo, che è una gara noiosa e bloccata da un tracciato inutimente lungo e che lascia come unica possibilità di vittoria l'attacco sul Poggio.
RCS dovrebbe avere il coraggio di apportare modifiche sostanziali al tracciato (la Roubaix da tempo non parte più da Parigi, per esempio, ma resta la Parigi Roubaix), prendendo spunto da quanto fatto in Belgio con Fiandre e LBL che hanno ridisegnato percorsi più avvincenti anche a costo di sacrificare passaggi iconici come il muro di Grammon o tagliare St Nicolas che tendeva a bloccare la corsa (idem per l'Amstel con il Cauberg "allontanato dal traguardo").

Startlist quality score PSC
27 agosto 2023 15:45 bove
Tour 2584
Vuelta 846
Giro 835

Anche i giornalisti hanno le loro colpe
27 agosto 2023 15:47 pickett
Non hanno mai stigmatizzato l'operato della RAi come sarebbe stato loro dovere.Non ho letto una riga di critica neppure dopo Cortina,neppure dopo lo Stelvio oscuratoper mostrare Rosolino e le barzellette di Elio delle Storie Tese.Nessuna indagine sul famoso ordine(inesistente) della torre di controllo di Venezia,che avrebbe impedito il volo di un aereo che la RAI semplicemente non aveva noleggiato per risparmiare.Insabbiamento totale.Diciamole,queste cose.Dove eravate,signori giornalisti?Avevate paura di non essere + invitati sul palco?

Strano
27 agosto 2023 18:08 Albertone
Fino all'inizio del Giro era tutta una sviolinata. Ora, sembra sia il Giro dei 4 cantoni. Si decida Gatti. Inutile dire prima A e poi B

La corsa la fanno i corridori.
28 agosto 2023 11:27 Leonk80

negli ultimi 2 anni c'è stato un equilibrio in salita irritante tra i big del podio che ,una volta capito che non riuscivano a staccarsi tra loro, hanno aspettato l'ultima tappa per sparare l'ultima cartuccia.

L'unico appunto che si può fare sul percorso è che ormai ogni anno i tapponi alpini a maggio vengono mutilati per freddo e neve. Vogliamo prenderne atto o fare ogni anno la stessa manfrina? O si sposta il giro di qualche settimana o si eliminano le cime in alta quota, invece di una salita di 20 km se ne faranno 2 da 10 km, non mi sembra un dramma, si possono pure fare tapponi appenninici con lo stesso dislivello. Se poi ci sono soluzioni migliori concrete qualcuno le dica.

Analisi ineccepibile
28 agosto 2023 20:53 Howling Wolf
Gatti fa sempre analisi obiettive e approfondite. Novantanove vole su cento sono d'accordo con lui. E anche stavolta. È uno che ha coraggio e non ha peli sulla lingua. Magari c'è ne fossero come lui.

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