IL CPA CHIEDE ALL’UCI DI FARE DI PIÙ PER LA SICUREZZA DEI CORRIDORI

POLITICA | 08/08/2020 | 07:52

Dopo la caduta che ha caratterizzato il finale della prima tappa del Tour de Pologne l’Associazione Mondiale dei Corridori ha chiesto all’Unione Ciclistica Internazionale di aprire un’inchiesta per appurare le responsabilità di chi non ha garantito la sicurezza degli atleti in gara. In attesa di una risposta, non ancora pervenuta, il sindacato guidato da Gianni Bugno ci tiene a precisare che il proprio delegato presente alle corse non ha il potere di far modificare un arrivo già approvato dalla Commissione tecnica e dall’UCI. Inoltre i controlli sulla conformità degli arrivi con quanto previsto dai regolamenti e dalle specificazioni per gli organizzatori sono compito dell’organizzazione e dell'UCI.  


«Il nostro delegato alle corse rappresenta il punto di incontro tra i corridori e l’organizzazione, è chiamato in causa per il protocollo condizioni climatiche estreme e può farsi portavoce dei partecipanti alla corsa ma non è il responsabile dei controlli sulla sicurezza. Questa non è una giustificazione, ma una precisazione doverosa visto le tante critiche che abbiamo ricevuto e le numerose falsità che sono state dette in questi giorni. Il CPA e i nostri delegati sono sempre in prima linea nella difesa dei corridori e nella ricerca di una maggiore sicurezza ma sono l’ultimo anello della catena nella prevenzione ai problemi che possono insorgere alle corse, non il primo. Mi chiedo, per esempio: perché le squadre non intervengono per evitare situazioni a rischio dal momento che vedono in anticipo i percorsi e che possono evitare di fare partire i loro “stipendiati” se ritengono che le condizioni di sicurezza non siano sufficienti? Inoltre l’Associazione dei gruppi sportivi, a differenza nostra, ha dei membri all’interno della Commissione Strada e può votare per cambiare i regolamenti sulla sicurezza. E dov’è l’UCI? Non possiamo più affidare la sicurezza degli atleti alla buona sorte o alla speranza che l’organizzatore agisca in modo corretto. Servono regole ferree e controlli ancora più severi. Siamo felici che Fabio Jakobsen si sia risvegliato, ma resta inaccettabile che in una gara World Tour si verifichino ancora incidenti come quello in cui è stato coinvolto e nel quale ha rischiato la vita. Il 5 agosto abbiamo perso tutti e tutti hanno una parte di responsabilità in quell'incidente. O si lavora finalmente tutti insieme, con una visione unica, o non cambierà mai nulla» spiega il presidente del CPA Gianni Bugno. «Quello che è successo a Katowice deve servire per trovare un punto di accordo tra UCI, AIGCP, CPA, AIOCC per fare qualcosa di più. Rimbalzarsi accuse a vicenda non cambia ciò che è successo e non servirà ad evitare che si ripeta in futuro».


Il team manager della Deceuninck Quick Step ha dichiarato che il CPA non sta facendo nulla per la sicurezza dei suoi associati. «Ho parlato con Patrick Lefevere al telefono e gli ho ricordato che da soli i corridori non possono stravolgere i regolamenti, che le squadre hanno un potere non indifferente e dovrebbero usarlo, a differenza di quanto fatto finora, per difendere i loro tesserati. A proposito delle transenne, come CPA chiediamo da anni che le barriere siano omologate e sicure, lo abbiamo ribadito anche nell’ultimo incontro del Technical and Regulation working group dell’UCI, ma finora i nostri appelli sono rimasti inascoltati. A chi ci dice che cambiare le norme impone dei costi maggiori agli organizzatori abbiamo sempre risposto che la vita degli atleti vale molto di più e che se una corsa non può essere organizzata in sicurezza, allora non va disputata. Esistono figure deputate da regolamento a valutare la sicurezza dei percorsi o le tipologie di arrivo, se non sono sufficienti o in grado di svolgere efficientemente il proprio lavoro dobbiamo rivalutarle» continua Bugno.

Prevenire è meglio che curare, per questo l’Associazione Mondiale dei Corridori nella lettera inviata alla Commissione Strada dell’UCI in data 6 agosto ha chiesto, oltre ad una normativa specifica e aggiornata sulle misure di sicurezza per le gare, di vietare gli arrivi di gruppo in discesa e pene più severe per chi causa incidenti gravi, pur sapendo che i corridori sono già sistematicamente sanzionati quando commettono degli errori.

«Errare è umano, ma a volte può avere gravi conseguenze. I corridori vanno educati e siamo i primi a chiedere punizioni esemplari per chi sbaglia, ma altrettanta professionalità la pretendiamo da chi organizza una manifestazione e da chi guida il nostro movimento. Per questo resto in attesa di una risposta e di un impegno concreto dell’UCI per garantire la massima sicurezza dei corridori durante le competizioni».

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