Gatti & Misfatti
È la globalizzazione, bellezza

di Cristiano Gatti

Signor marziano, benvenuto sul pianeta Terra. Ho già capito che certe parole del nostro lessico le suonano un po’ indigeste. Incarta­no la lingua a noialtri, figuriamoci a lei che non è di queste zone. Tranquillo, la colpa è solo nostra, che amiamo coniare sempre nuovi termini, il più possibile orrendi.

Mi chiede della globalizzazione. Bravo, bel­la domanda. Tutti qui ne parlano, anche a ragion veduta, perché è a tutti gli effetti il fenomeno più rivoluzionario e più sconvolgente dell’era moderna. Ma pochi, tutto sommato, hanno ben presente che cosa comporti, che cosa significhi, quali effetti pratici provochi nella vita di tut­ti i giorni. Certo, tutti mangiano le stesse cose, tutti vestono le stesse cose, tutti vendono, comprano, consumano le stesse cose. Così che una strada di Atlanta e di Pechino, di Oslo e di Bri­sba­ne, ovunque va­dano sempre più somigliandosi in tutto e per tut­to, fino al pun­to estremo del grande processo: l’omologazione.

Ma questo, signor marziano, è - diciamo così - l’effetto sociale della globalizzazione. Entrando nelle singole case del nostro pianeta, ciascuno è in grado di sperimentarlo e di spiegarlo. Eppure c’è dell’altro. Qualcosa che sfugge alla visione generale. Ma che è ancora più incisivo e, soprattutto, definitivamente irreversibile. Per aiutarla a capire meglio, le faccio l’esempio di un settore che mi è molto caro, il ciclismo.
Succede che la globalizzazione abbia come prima condizione un mercato aperto, sovranazionale, senza confini. Che copra l’intero pianeta. Cosa osserviamo, in questa enorme piazza? Osserviamo che paesi - continenti - una volta lontanissimi e irraggiungibili, fuori dall’orbita tradizionale, improvvisamente entrino a far parte del nostro patrimonio economico. Come opportunità, come alternativa. È come se al nostro solito negozio affiancassimo altri locali, più grandi e più vari. Questo ha un grande beneficio, perché allarga quasi infinitamente le pos­sibilità di fare affari. Più clienti, più investitori, più capitali, più guadagni. Ma c’è anche un ma. C’è anche un però.

Negli altri mercati non si trovano solo acquirenti dei nostri prodotti. Ci so­no anche imprenditori che vo­gliono comprare le nostre idee, la nostra conoscenza, le nostre aziende. Vogliono fare quello che facciamo noi. Magari anche me­glio. Così, la faccenda si complica. Oltre ai benefici, si presenta anche un certo conto da pagare.

Se lei adesso comincerà a girare l’Italia, signor mar­ziano, incontrerà stra­ni ti­pi. Sono corridori ciclisti ancora in ottimo stato, qualcuno dalla provata esperienza, altri ancora in piena crescita, ma tutti ugualmente inabissati nello stesso dramma: non trovano più un po­sto. Non ci sono squadre che possano o vogliano ingaggiarli. È un complotto contro di loro? Ma nemmeno per sogno. Il vero com­plotto l’ha ordito la globalizzazione. È successo che lo stesso ciclismo ab­bia dovuto - anche voluto - se­guire la tendenza ge­nerale, fi­nendo per aprirsi a tutti i mercati del mondo. La conseguenza è elementare: ci sono corridori di aree oscure e arretrate che co­munque totalizzano punti validi per arricchire il patrimonio di un team. Magari, in una corsa uno contro uno, questi pionieri di altri mondi non starebbero neanche alla ruota dei no­stri disoccupati, ma non conta proprio niente: il loro bagaglio di punti, capitalizzato in zone di ciclismo primordiale, vale tantissimo per le squadre più evolute. E c’è pure dell’altro.

C’è che i grandi colossi di altri continenti, ar­rivati nel ciclismo con denaro ed entusiasmo freschissimi, abbiano legittime pretese geopolitiche. In altre parole: se la Cina spende un sacco di soldi per una squadra italiana, è normale e scontato che chieda di inserire in quella squadra qualche corridore cinese. È giusto che lo faccia. Chiunque lo farebbe. Non c’è proprio niente di scandaloso. Il problema è che questa evoluzione naturale lascia sul campo le sue vittime innocenti: per un cinese o un coreano che trova posto, c’è un italiano che lo per­de. È aritmetica. Spietata, ma semplice aritmetica.

Signor marziano, adesso che si è chiarito un po’ le idee, può affrontare con maggior disinvoltura il nostro strano mondo. Incontrerà per strada molti di questi strani tipi, che a venticinque o a trent’anni devono inventarsi improvvisamente un nuovo mestiere, quando ancora erano convinti di po­ter esercitare decorosamente quello di ciclista. Sono tristi e de­pressi. Tirano un sacco di conclusioni amare sull’ambiente e sulle sue regole disumane. Qualcuno addirittura si dichiara disposto a pagare, a mezzo sponsor, un po­sto in squadra. Ma la strada è segnata. Non c’è più posto per tutti. La globalizzazione ha le sue regole e i suoi costi sociali. Il ciclista disoccupato, malgrado il suo valore ancora intatto, è una figura nuova, ma­linconica, se vo­gliamo ingiusta. Ma sarà la regola, creda a me: ci piaccia o non ci piaccia, sarà la regola.
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Ci sarà anche un po’ di Spagna nel roster dell’XDS Astana della prossima stagione. La formazione kazaka ha infatti annunciato l’ingaggio, per il 2027 e il 2028, di Urko Berrade, corridore iberico classe ‘97 che, dopo esser balzato agli onori della...


Cambia la cornice, ma non il quadro che continua a ritrarre vincitore Manuel Pupillo. Il passaggio dalla strada al ciclocross è stato infatti naturale per il giovane talento varesino del Team Senaghese Guerrini che, dopo aver conquistato il titolo...


Se la settimana precedente era stata quella dei saluti a Crescioli, Lonardi, Pietrobon, Serrano, Davide Bais e lo sponsor Polti, ma anche dell'ingresso di Ukyo Katayama nella società di Ivan Basso e i fratelli Contador, questa per la squadra Professional...


Lorenzo Finn compie un passo avanti decisivo nella sua carriera: dopo due anni ricchi di successi con i Red Bull – BORA – hansgrohe Rookies, il diciannovenne italiano entrerà a far parte del WorldTeam a partire dalla stagione 2027. Avendo...


C'era anche Tom Dumouin tra i circa 60.000 partecipanti dell'iconica maratona di New York e l'ex-vincitore del Giro d'Italia ha segnato un tempo davvero ecomiabile di 2 ore, 27 minuti e 12 secondi, valevole della 68ima piazza della classifica finale....


A Napoli ci sono cose che non hanno bisogno di essere annunciate. Arrivano con la primavera, come il primo caldo, le finestre spalancate e quella particolare luce che restituisce al golfo colori dimenticati durante l'inverno. Da qualche anno, tra queste...


Cinquantacinque scatole. Ciascuna scatola corrispondeva a un anno di lavoro, dal 1956 al 2011, e conteneva dalle 100 alle 200 buste. E ciascuna busta conteneva circa 150 negativi. Totale: poco meno di un milione di negativi. Individuati, selezionati, estratti, catalogati,...


È Christian Scaroni il miglior corridore italiano della stagione 2026, è lui che si aggiudica la vittoria finale nell'Oscar tuttoBICI Gran Premio Fondazione Molteni riservato ai Professionisti. Il bresciano della XdS Astana ha fatto valere la sua regolarità e soprattutto ha confermato...


Pioggia e vento a Scarperia sul circuito del Mugello per la sesta edizione del Trofeo Città di Firenze, gara internazionale e nazionale organizzata dalla Pol. Virtus VII Miglio. Quasi 500 i partecipanti compreso amatori e giovanissimi dello Short Track per...


La Etxeondo torna a vestire la Movistar e il passato del ciclismo spagnolo tornerà a vivere sulle maglie del 2027, per riprendere un rapporto che si era interrotto alla fine del 1992. Dopo oltre tre decenni, la storica azienda basca...


TBRADIO

-

00:00
00:00
SONDAGGIO
OSCAR TUTTOBICI 2026. SCEGLIETE IL MIGLIOR TECNICO ITALIANO DELL'ANNO
Dodici candidati, tocca a voi assegnare il Gran Premio Fondazione Iseni y Nervi





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra