Rapporti&Relazioni
Il ciclismo e le associazionis entimentali

di Gian Paolo Ormezzano

Siccome Torino ha fatto na­scere e crescere lo sport ita­liano tutto, dalla prima società sportiva per la pratica della ginnastica alla prima federazione calcistica, dal traguardo della pri­ma gara ciclistica alla conduzione del remo persino mondiale, dal pat­tinaggio su ghiaccio allo sci al­pino, e siccome è stata la città cul­la, la città laboratorio di tante no­vità del vivere moderno (l’automobile come la radiotelevisione, il ci­nema come la moda, l’industria del cioccolato come i festival del ci­bo, l’editoria impegnata come il salone del libro), ecco che una cer­ta cosa che accade a Torino può e magari deve interessare tutta l’I­talia. E qui diciamo di una “cosa” sportiva.

La “cosa” è che a Torino esiste una forte associazione di ex ciclisti ago­nistici piemontesi, mentre l’associazione degli ex calciatori ri­guarda soltanto i granata, gli ex giocatori insomma del Toro, e coinvolge elementi di età e fama assai assortite. Se poi si tiene conto del fatto che l’uomo che fa da trait d’union, con la sua passione e il suo tempo libero e le sue iniziative, fra il ciclismo piemontese e i calciatori ex granata, dando vigore a entrambi i gruppi e legandoli uno con l’altro sin dove può, cioè An­gelo Marello (che sempre sia lo­dato), è tifoso conclamato del To­ro, e che questo suo tifo spesso e volentieri connota l’associazione dei ciclisti, si arriva a dire che il ciclismo piemontese è anche granata, e non si esagera. Il vecchio ci­clismo piemontese, può obiettare qualcuno, quello di Nino Defi­lip­pis buonanima, tutto Toro: sì, ma quello giovane non c’è…
La prima domanda è: come mai i vecchi ciclisti piemontesi vivono una vita associativa intensissima, spesso in tandem (parola davvero pertinente) con i vecchi calciatori del Toro, mentre non esiste una as­sociazione degli ex calciatori ­ju­ventini? E questo nonostante che la Juventus abbia lo stadio di proprietà, dunque abbia la sua splendida casa adattissima a riunioni e ricevimenti, e abbia accanto alla casa un suo frequentatissimo mu­seo, adatto a convegni, rievocazioni eccetera? Da notare che Nino De­filippis è stato sino ai suoi ultimi giorni molto legato a Boniperti, simbolo massimo della Juventus, e che la figlia di Giampiero icona bianconera, Federica, è una cicloturista appassionatissima. D’al­tron­de anche Fausto Coppi, tifoso del Grande Torino, andava a caccia con Boniperti.

La seconda domanda è: co­me mai non esiste, con tut­to quel carico di tradizione bianconera gloriosa, una associazione di ex calciatori juventini? Mariella Scirea, che ad un certo punto poteva essere la madrina ideale, è stata duramente contestata dagli ultras più beceri perché ha avanzato l’idea di togliere il nome di suo marito alla curva dello stadio da dove partono i cori razzisti più idioti e schifosi. Gio­catori-simbolo come Furino, Mo­rini e lo stesso Altafini non sono integrati nel club bianconero, e adesso an­che Bettega si è aggiunto a loro. Nes­suna traccia di Causio, di Gen­tile, di Tardelli, per non di­re di Zoff ormai romano, e lo stesso Fer­rara, che pure è arrivato ad al­lenare la prima squadra, non “vi­ve” la società, dove di contro ope­ra Pessotto.

Alla seconda domanda non pensiamo assolutamente di dovere/po­te­re/sa­pere rispondere. Le cose bianconere non riguardano chi scri­ve queste righe. Quanto al perché di una associazione granata in un certo modo legata a una associazione ciclistica viene facile ravvisare una comunità di pensieri fra gente che vive una forte passione e che intanto gode e subisce sentimenti di umiltà proletaria, o co­munque di genere popolaresco. Ma esiste una superdomanda, la ma­dre se si vuole di tutte le do­mande relativamente a questo settore psicosportivo visitato da aure sentimentali: perché il ciclismo con i suoi praticanti fa gruppo anche nel dopo, il calcio no? An­ti­ci­piamo la risposta appoggiata al fatto che i calciatori sono randagi da un club all’altro, andando an­che fuori Italia, mentre i ciclisti più o meno non lasciano mai la ca­setta natale. Anticipiamo dicendo che molti calciatori granata sono del genere ramingo come quelli bianconeri, e poi una associazione nasce anche per radunare, almeno periodicamente intanto che sempre sentimentalmente, i bipedi sparsi qua e là e però connotati da una certa forte esperienza comune.

E adesso, se scriviamo che l’esempio torinese (ma possiamo pensare anche di altre città e regioni, più o meno trascinate “storicamente” da To­rino) dice una volta di più che il ciclismo ha maggiore valenza sentimentale del calcio, che il ciclismo investe, coinvolge, addirittura av­volge di più i suoi adepti con il senso di una passione comune prima che di un lavoro, o di un la­voro prima che di un mestiere, sia­mo dei biechi ciclomani pronti a tutto pur di spargere guano sul calcio?
Ecco, alla fine di tutto un bla-bla-bla insolito se si pensa ai temi che siano soliti trattare approfittando di tuttoBICI e dei suoi ampi locali di discussione rievocazione opinione eccetera, la vera domanda. E noi ci mettiamo, come una firma, il nostro sì.
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