Siccome Torino ha fatto nascere e crescere lo sport italiano tutto, dalla prima società sportiva per la pratica della ginnastica alla prima federazione calcistica, dal traguardo della prima gara ciclistica alla conduzione del remo persino mondiale, dal pattinaggio su ghiaccio allo sci alpino, e siccome è stata la città culla, la città laboratorio di tante novità del vivere moderno (l’automobile come la radiotelevisione, il cinema come la moda, l’industria del cioccolato come i festival del cibo, l’editoria impegnata come il salone del libro), ecco che una certa cosa che accade a Torino può e magari deve interessare tutta l’Italia. E qui diciamo di una “cosa” sportiva.
La “cosa” è che a Torino esiste una forte associazione di ex ciclisti agonistici piemontesi, mentre l’associazione degli ex calciatori riguarda soltanto i granata, gli ex giocatori insomma del Toro, e coinvolge elementi di età e fama assai assortite. Se poi si tiene conto del fatto che l’uomo che fa da trait d’union, con la sua passione e il suo tempo libero e le sue iniziative, fra il ciclismo piemontese e i calciatori ex granata, dando vigore a entrambi i gruppi e legandoli uno con l’altro sin dove può, cioè Angelo Marello (che sempre sia lodato), è tifoso conclamato del Toro, e che questo suo tifo spesso e volentieri connota l’associazione dei ciclisti, si arriva a dire che il ciclismo piemontese è anche granata, e non si esagera. Il vecchio ciclismo piemontese, può obiettare qualcuno, quello di Nino Defilippis buonanima, tutto Toro: sì, ma quello giovane non c’è…
La prima domanda è: come mai i vecchi ciclisti piemontesi vivono una vita associativa intensissima, spesso in tandem (parola davvero pertinente) con i vecchi calciatori del Toro, mentre non esiste una associazione degli ex calciatori juventini? E questo nonostante che la Juventus abbia lo stadio di proprietà, dunque abbia la sua splendida casa adattissima a riunioni e ricevimenti, e abbia accanto alla casa un suo frequentatissimo museo, adatto a convegni, rievocazioni eccetera? Da notare che Nino Defilippis è stato sino ai suoi ultimi giorni molto legato a Boniperti, simbolo massimo della Juventus, e che la figlia di Giampiero icona bianconera, Federica, è una cicloturista appassionatissima. D’altronde anche Fausto Coppi, tifoso del Grande Torino, andava a caccia con Boniperti.
La seconda domanda è: come mai non esiste, con tutto quel carico di tradizione bianconera gloriosa, una associazione di ex calciatori juventini? Mariella Scirea, che ad un certo punto poteva essere la madrina ideale, è stata duramente contestata dagli ultras più beceri perché ha avanzato l’idea di togliere il nome di suo marito alla curva dello stadio da dove partono i cori razzisti più idioti e schifosi. Giocatori-simbolo come Furino, Morini e lo stesso Altafini non sono integrati nel club bianconero, e adesso anche Bettega si è aggiunto a loro. Nessuna traccia di Causio, di Gentile, di Tardelli, per non dire di Zoff ormai romano, e lo stesso Ferrara, che pure è arrivato ad allenare la prima squadra, non “vive” la società, dove di contro opera Pessotto.
Alla seconda domanda non pensiamo assolutamente di dovere/potere/sapere rispondere. Le cose bianconere non riguardano chi scrive queste righe. Quanto al perché di una associazione granata in un certo modo legata a una associazione ciclistica viene facile ravvisare una comunità di pensieri fra gente che vive una forte passione e che intanto gode e subisce sentimenti di umiltà proletaria, o comunque di genere popolaresco. Ma esiste una superdomanda, la madre se si vuole di tutte le domande relativamente a questo settore psicosportivo visitato da aure sentimentali: perché il ciclismo con i suoi praticanti fa gruppo anche nel dopo, il calcio no? Anticipiamo la risposta appoggiata al fatto che i calciatori sono randagi da un club all’altro, andando anche fuori Italia, mentre i ciclisti più o meno non lasciano mai la casetta natale. Anticipiamo dicendo che molti calciatori granata sono del genere ramingo come quelli bianconeri, e poi una associazione nasce anche per radunare, almeno periodicamente intanto che sempre sentimentalmente, i bipedi sparsi qua e là e però connotati da una certa forte esperienza comune.
E adesso, se scriviamo che l’esempio torinese (ma possiamo pensare anche di altre città e regioni, più o meno trascinate “storicamente” da Torino) dice una volta di più che il ciclismo ha maggiore valenza sentimentale del calcio, che il ciclismo investe, coinvolge, addirittura avvolge di più i suoi adepti con il senso di una passione comune prima che di un lavoro, o di un lavoro prima che di un mestiere, siamo dei biechi ciclomani pronti a tutto pur di spargere guano sul calcio?
Ecco, alla fine di tutto un bla-bla-bla insolito se si pensa ai temi che siano soliti trattare approfittando di tuttoBICI e dei suoi ampi locali di discussione rievocazione opinione eccetera, la vera domanda. E noi ci mettiamo, come una firma, il nostro sì.
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