Editoriale
LE COMICHE 1. Nello sport tutto è possibile, soprattutto per chi si occupa di politica sportiva. Presupposto fondamentale è che, se c’è un regolamento, questo va rispettato. Ma alla bisogna può anche essere tranquillamente modificato o aggirato. È il bello dello sport, bellezza. Tutto è in costante movimento e mutamento. Vuoi diventare presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale? Basta farsi sostenere dal proprio Paese d’appartenenza e se poi riesci a catalizzare i voti del mondo sulla tua persona, il gioco è fatto. Niente di più democratico ed elementare. Guardate il presidente in carica Pat Mc Quaid, irlandese d’Irlanda, si fa appoggiare dal proprio Paese, ma il 26 giugno scorso la nazione che ha come santo patrono Patrizio ha deciso di non sostenerlo. E allora che fa? Si fa appoggiare dalla Svizzera. L’escamotage è dettato dal fatto che il vecchio e caro Pat risulta residente e tesserato anche in questo Paese e poco importa se, sottoscrivendo il tesseramento alla Federazione irlandese, Pat Mc Quaid abbia dichiarato il falso, avendo firmato un documento nel quale dice «non ho chiesto una licenza lo stesso anno per l’Uci o per qualsiasi altra federazione nazionale». Non c’è nulla di che vergognarsi o preoccuparsi, tutto si può sistemare, diamine! Lo scorso 21 agosto, due righe secche di comunicato: «Il Comitato Direttivo di Swiss Cycling è ritornato sulla posizione assunta il 13 maggio 2013 riguardante la nomination di Pat Mc Quaid e ha deciso ieri di togliere il proprio sostegno a Pat Mc Quaid per la sua rielezione alla presidenza dell’UCI». Fine delle comiche? Ma neanche per sogno. Nella politica sportiva del ciclismo mondiale, dove regnano regole scritte sulla sabbia, dove nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, il termine del 30 giugno per presentare la propria regolare candidatura diventa un optional. Quindi, il vecchio e caro Pat, scaricato dalla sua Irlanda e dagli amici della Svizzera, che fa? tranquillo e beato trova il modo di farsi sostenere dalle federazioni di Marocco e Thailandia... E come se non bastasse in suo soccorso arriva anche un noto e rinomato studio legale - Baker & McKenzie - che dice che l’Uci ha rispettato tutte le procedure e conferma che la proposta di modifica dell’articolo 51.1 dello Statuto UCI proposto dalla Federazione Ciclistica malese e dalla Confederazione Ciclistica asiatica è stata correttamente presentata. Non solo: secondo questi luminari, gli elementi retroattivi sono ammissibili secondo il diritto svizzero. Insomma, per questi signori la candidatura di Pat Mc Quaid è regolarissima, peccato che quanto sancito dal “diritto svizzero” non trovi conferma applicativa in ambito UCI. Mancano pochi giorni al Congresso di Firenze (27 settembre), dove salterà fuori il nuovo presidente dell’Uci. La sfida sarà tra il presidente in carica, l’irlandese Pat Mc Quaid, e il britannico Brian Cookson. Ma non sono esclusi altri colpi di scena. Forse Mc Quaid, che godrà dell’appoggio del nostro Renato Di Rocco, il quale ha sempre apprezzato la creatività e la linea ferma del presidente irlandese, potrebbe essere sostenuto anche dagli ultrà viola: in particolare, quelli della curva Fiesole.

LE COMICHE 2. Il mese scorso Angelo Costa ha raccontato - e questo mese vi aggiorna a pag. 10 - della vicenda Granfondo di Roma e quella dei Gladiatori. Una contesa legale tra il Bicitaly di Gianluca Santilli e il Gs Termoli di Bruno Irace. Da una parte la Gran Fondo Roma che rivendica l’esclusiva di una manifestazione di siffatte caratteristiche nella Capitale appellandosi al fatto che tale corsa è protetta come “opera dell’ingegno”; dall’altra il Gs Termoli che si è limitato ad attendere il pronunciamento di un giudice che gli ha dato piena ragione. In quell’occasione, il sottoscritto, ha però avanzato anche qualche dubbio, ponendo una semplice domanda: per organizzare una Gran Fondo è proprio necessario trasformare la propria società ASD - associazione sportiva dilettantistica, senza scopi di lucro - in società di capitali, che a sua volta è confluita poi in una fiduciaria? Era una mia semplice curiosità.
Ai primi di agosto, ricevo una mail (la potrete leggere integralmente a pagina 11) dall’avvocato GianLuca Santilli, che ringrazio per l’attenzione, ma il mio dubbio è rimasto tale.
«Pensavo ad un articolo che voleva plaudire ad una granfondo che alla sua prima edizione ha avuto 8.000 richieste di iscrizione, rappresentando forse la prima edizione di maggior successo, almeno in Italia, ma invece si trattava di un articolo che dipingeva questa granfondo e Bicitaly, l’associazione che l’ha ideata e promossa, in modo inusitatamente negativo dando esclusivo spazio e ragione ad un organizzatore che ha tentato di organizzare qualcosa di analogo…», scrive. Spiegando che con la loro denuncia altro non volevano fare che «arginare tanta disinvolta “esuberanza”, chiedendo al giudice un provvedimento inibitorio di questa concorrenza oltre che sleale, assai fuorviante per il movimento amatoriale». Sulle scatole cinesi, su questa società di capitale confluita in una fiduciaria, nemmeno un rigo. Ma io ho pazienza. Alla prossima.

Pier Augusto Stagi
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