Editoriale
MAGARI FOSSE RIMASTO SOLO. A due anni dalla scomparsa, Marco Pantani è stato ricordato con grande affetto dal mondo del ciclismo e non solo. Tante le manifestazioni in suo ricordo, tanti i servizi dedicati e tantissimi gli omaggi. Tra i molti anche quello giunto dalle onde radiofoniche di «Viva Radio2». Fiorello, che quando ha fatto outing sulla ex dipendenza da cocaina ha confrontato quei momenti della sua vita alla crisi attraversata da Pantani, ha ricordato la figura del campione romagnolo «da molti già dimenticato». «Pantani è nei nostri cuori - ha detto alla radio - forse è stato lasciato troppo solo nel momento del bisogno. È sempre così: quando si ride ci sono tutti, nei momenti difficili no».
Rispettiamo la sua storia e le sue opinioni, ma questi omaggi li troviamo perlomeno stucchevoli e retorici. Dimenticato da chi? Tuttalpiù rimpianto. Per sentirsi migliori, non è il caso di dire guardate come sono bravo io perché me ne sono ricordato, mentre gli altri l’hanno già riposto nel dimenticatoio. Sarebbe giusto dirlo se così fosse, ma grazie a Dio, Marco non l’ha dimenticato proprio nessuno. E poi basta con questa litania del Marco lasciato solo. Marco ha deciso e scelto negli ultimi anni della sua vita di frequentare le persone che riteneva giusto avere al proprio fianco. Non era solo. Tutt’altro. Se lo fosse stato, forse non avrebbe fatto la fine che ha fatto.

COMMISSARI E APPUNTATI. Il mese scorso abbiamo osato toccare i giudici di gara, pardon, da un anno e mezzo commissari di gara, come uno zelante commissario di gara nazionale molto indignato ci ha scritto in una e-mail non firmata, e per questo me ne guardo bene dal commentarla. Di ben altro tenore è la lettera di Silvano Antonelli, che con grande piacere ospitiamo nella apposita rubrica, e che ringrazio sentitamente per il suo contributo e la sua già nota signorilità e competenza.
Ad ogni modo, il problema c’è e la reazione avuta da molti, moltissimi commissari è lì a testimoniarlo. Ma il nostro obiettivo non era quello di fare processi a nessuno, piuttosto ricordare a loro e a tutte le istituzioni l’importanza di regolamenti ben scritti e di una applicazione più ragionevole. In gioco c’è il futuro del nostro movimento, alla costante e spasmodica ricerca di vocazioni. Ma i primi che dovrebbero comprendere l’importanza di quello che diciamo, oltre ai dirigenti della Federazione, sono proprio loro, i commissari di gara, che non si devono indignare ma più semplicemente adoperare affinché questi regolamenti vengano modificati e non solo applicati. Siano davvero commissari di gara, e non si riducano al ruolo di semplici appuntati, pronti solo a redigere verbali.

PROTOUR, PLATINI & BRIATORE. In materia di ProTour questo mese ospitiamo una nostra intervista al presidente di Liquigas Sport, Paolo Dal Lago, chiamato a gran voce dagli sponsor a ricoprire un ruolo strategico, quello di grande tessitore, per tentare di giungere finalmente ad una intesa tra tutte le parti, in particolare con i tre Grandi Dissidenti: i tre Giri.
Sull’argomento c’è anche un intervento esemplare a firma Cristiano Gatti. Nel dibattito aggiungiamo qui di seguito due opinioni forti, di due personaggi extraciclistici, che parlano dei loro rispettivi sport, ma che possono essere presi come spunto di discussione: Michel Platini e Flavio Briatone. Il primo, il signore del calcio mondiale; il secondo, il signore campione del mondo di Formula Uno.
Platini, ad Alberto Costa del Corriere della Sera, all’indomani del sorteggio Europeo di Montreux. Alla domanda: ogni tanto si torna a parlare di un supercampionato europeo, prima le piccole squadre giocano tra di loro, poi entrano in scena le grandi. Risposta di Platini: «Spero non si arrivi mai ad un campionato del genere. Se le piccole non giocano con le grandi, mi dite voi come vivono? Questa è la solidarietà. Le Federazioni ce l’hanno, i grandi club no. A me non interessa il G14, a me interessa tutto il calcio. I bambini come giocano? Capisco che i grandi club abbiano bisogno di qualcosa, ma cerchiamo di non tirare la corda». Chiaro no? Sentite adesso Briatore: «La mia idea di Formula Uno è questa: 100 milioni di dollari per ogni team e la Fia a fare da controllore». «Il compito della Federazione internazionale dovrebbe essere quello di sorvegliare i budget, comportandosi come l’autorità tributaria che si occupa delle tasse». «Dovremmo tutti tenere presente una cosa: ci sono voluti anni per costruire la Formula Uno. Basta una sola stagione, però, per distruggere tutto». Opinioni che in materia di ProTour fanno anche il caso nostro, o no?

Pier Augusto Stagi
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