Giro U23. Irresitibile Leo Hayter

di Carlo Malvestio

Con la sicurezza e l’intelligenza del veterano, Leo Hayter si è portato a casa il Giro d’Italia U23 2022. Il cognome non vi è certo nuo­vo perché il giovane corridore inglese, classe 2001, è il fratello minore di Ethan, professionista della Ineos Grenadiers, già plurivincitore su strada ma anche asso della pi­sta, dal momento che è campione del mondo nell’Omnium e argento olimpico nella Madison. Anche Ethan era sbocciato su strada al Giro d’Italia U23, quando nel 2019 vinse le prime due tappe e indossò per qualche giorno la maglia rosa. Leo, però, è andato ol­tre, perché ha vinto sì due tappe anche lui, ma la maglia rosa l’ha portata fino alla fine, fino a Pinerolo, sede dell’ultima tappa dell’edizione 2022. Del fratello ha la stessa espressione facciale, lo stesso sorriso cordiale ma un po’ di circostanza, la stessa educazione e la stessa pacatezza.
«Abbiamo però caratteristiche ab­ba­stanza diverse, io sono più magro, più adatto alle salite, mentre lui è più esplosivo e veloce - racconta Leo -. Fi­no a 12 anni non ho toccato la bicicletta, ero un bambinone che giocava so­prattutto ai videogiochi “sparatutto”, poi ho cominciato a fare qualche circuito locale e a 16 anni, seguendo mio fratello, ho iniziato a fare sul serio. An­ch’io ho fatto pista fino a quando sono diventato juniores, dopodiché mi sono concentrato soprattutto sulla strada. Sapevo di essere un buon corridore da classiche, ho vinto la Liegi-Bastogne-Liegi l’anno scorso, ma in questo Giro d’Italia U23 volevo testarmi come corridore da corse a tappe e i riscontri direi che sono stati più che positivi. Non mi ritengo però ancora uno scalatore puro».
Il corridore della Hagens Berman Axeon ha costruito il suo capolavoro nei primi tre giorni di gara. A Pinzolo, nella seconda tappa, ha attaccato a 30 km dall’arrivo sul GPM di Stenico, ha ripreso i due fuggitivi della prima ora e sul falsopiano che portava all’arrivo li ha staccati, involandosi verso il primo successo parziale e verso la maglia ro­sa. A quel punto tutti si chiedevano se avrebbe tenuto o meno sulle grandi salite, sui 5 mila metri di dislivello e sul Passo di Guspessa verso il Mortirolo che avrebbero affrontato il giorno do­po. Ebbene, la sua risposta è stata più roboante che mai, nonostante dovesse vedersela con la talentuosissima coppia francese formata da Lenny Martinez e Romain Grégoire della Groupama-FDJ, tra i migliori prospetti del ciclismo mondiale: «Ho fatto qualcosa di incredibile, non so come ci sono riuscito sinceramente - ha detto Hayter -. Quando ha attaccato Lenny Martinez sul Mortirolo ero al limite, non sono riuscito a seguirlo e sono stato abbastanza fortunato che Van Eetvelt ha fat­to il ritmo praticamente per tutta la salita. In discesa me la cavo, ma non so­no uno specialista, Grégoire ha guadagnato quasi un minuto ma con Van Eetvelt siamo riusciti a riavvicinarci nel falsopiano verso Santa Caterina Val­fur­va. Quando abbiamo visto che Gré­goi­re era vicino ho attaccato una prima volta e mi sono accorto che Van Eet­velt non ne aveva più. Ho staccato Gré­goire e messo nel mirino Martinez. Quando l’ho preso ho riaccelerato e an­che lui era al gancio. Ho fatto valere le mie qualità di cronoman e ho scavato un solco che sinceramente non mi sarei mai aspettato di fare. Anche perché i miei numeri erano buoni, ma non eccezionali. Ero morto, ma gli altri lo erano ancora di più».
A fine tappa il cronometro parlava di quasi 5 minuti guadagnati sul pri­mo dei rivali in pratica nei soli 20 km finali e un distacco di sei minuti su tutti in classifica generale! Insomma, Leo Hayter aveva fatto un’azione de­gna del miglior Eddy Merckx.
A quel punto era abbastanza chiaro che il padrone del Giro fosse solo lui, ma la Groupama-FDJ non ha voluto arrendersi e ha provato a sovvertire le gerarchie praticamente ogni giorno. Ed è qui che si è vista tutta la maturità del 20enne londinese: nella tappa di Pe­ve­ragno la formazione francese ha provato un attacco di squadra nelle prime battute di gara, scatenandosi nella di­scesa giù dal Santuario di Valmala: «Una caduta di un mio compagno in di­scesa aveva permesso a Grégoire e Martinez di avvantaggiarsi insieme a due compagni - ha detto ancora Hayter -. Quell’attacco me lo aspettavo ma pen­so non abbia avuto molto senso. Hanno speso tantissime energie sotto il sole cocente e alla fine li abbiamo pu­re ripresi grazie al forcing della Lotto Soudal. Io sono rimasto sempre calmo, non mi sono fatto prendere dal panico e il giorno, dopo, sul Fauniera, sono arrivato con più brillantezza».
Sulla salita piemontese, infatti, Leo si è difeso molto bene, concludendo quarto e resistendo agli attacchi di uno scatenato Lennert Van Eetvelt (Lotto Sou­dal), che ha attaccato da lontano e gli ha recuperato tre minuti, senza però riuscire ad avvicinarsi più di tanto in classifica generale. A quel punto, la tap­pa conclusiva di Pinerolo Leo se l’è potuta godere fino in fondo: «L’ultimo giorno ho controllato senza troppo stress. Il primo passaggio sullo strappo di Pinerolo l’ho affrontato davanti e ho scollinato tra i primissimi e a quel pun­to ho capito che era fatta. Nell’ultima salita mi sono lasciato sfilare per go­dermi il pubblico sui due lati del muro, un vero spettacolo, ho sentito urlare da molti il mio nome. Ringrazio gli italiani, questo è il Paese più bello per andare in bicicletta» ha detto dopo aver alzato il trofeo di vincitore della corsa.
Eppure, Hayter era arrivato al Giro con altre ambizioni e sensazioni. Il britannico era reduce da un periodo mol­to difficile, basti pensare che, dopo la vittoria di Pinzolo, per sfogarsi, è scoppiato in un pianto che è durato più di qualche minuto e che solo i suoi compagni, coi loro abbracci, sono riusciti a quietare.
«Ho pianto, è vero - ammette Hayter, che si è lasciato andare a qualche lacrima anche alla fine del Giro, quando ha abbracciato i suoi genitori arrivati da Londra -. È una vittoria che significa molto perché questa stagione sembrava essere stregata. Ho avuto il covid e poi tanti piccoli problemi di salute e fisici che mi hanno rallentato. Non dovevo nemmeno farlo il Giro e sicuramente non credevo di poter lottare per la classifica generale. Ho sempre creduto nel­le mie capacità ma questo successo fortifica ancor di più le mie convinzioni. Ora cercherò conferme al Tour Alsace e al Tour de l’Avenir (nel frattempo ha vinto nuovamente il titolo nazionale britannico a cronometro U23, ndr)».
Per lui si spalancano ora le porte del professionismo, di offerte ha detto di averne già tante, e pensare che a gennaio aveva lasciato il Team DSM per la Hagens Berman Axeon proprio perché la squadra olandese non gli dava garanzie di poter fare il salto tra i grandi nel 2023. Tra qualche anno, magari, lo ve­dremo dare la caccia alla maglia rosa nel Giro dei grandi; le qualità le ha e l’amore per l’Italia anche.
Non solo perché è un Paese ideale per gli amanti della bicicletta, ma anche perché la sua fidanzata è la talentuosa Francesca Barale, che ha conosciuto proprio quando correva nella DSM. Quindi, non sorprendetevi se vi dovesse capitare di vedere una maglia rosa sorridente aggirarsi per le vie di Do­modossola, città di Francesca...

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