| 06/03/2007 | 00:00 Sembra un destino inevitabile per Manuele Mori. Se c’è una caduta in corsa, è difficile che il corridore pisano non ne sia coinvolto. Anche sabato scorso, in occasione del G.P. Chiasso, il copione è stato rispettato: un atleta della Panaria Navigare, forse non troppo attento, centra in pieno un paracarro. Nella caduta, la sua bicicletta attraversa il gruppo e va a falciare una decina di corridori. Mori è tra questi.
Sono passati ormai più di due giorni dall’incidente; Mori si appresta ad uscire in bici per il consueto allenamento mattutino. Dopo le uscite di oggi e domani, deciderà se il suo programma subirà modifiche con ulteriori stop, o se potrà riprendere già sabato prossimo, alla Milano-Torino.
«Domenica non ho partecipato al GP di Lugano. Con il dolore e con il ginocchio gonfio il riposo è stato inevitabile. Ieri invece ho provato a fare due ore di bici. Piano, piano, senza forzare, ma il dolore si faceva sentire. Stavo seguendo un preciso programma e sembrava procedere tutto al meglio. Dopo il fine settimana elvetico, mi sarei allenato a casa sulla distanza per essere al meglio sia alla Milano-Torino che soprattutto poi, alla Tirreno. Adesso sono preoccupato principalmente per le conseguenze dell’incidente. Il ginocchio è un punto molto delicato ed a volte basta un grumolino di sangue che si ferma nel posto sbagliato ed ecco che rischi di portarti dietro i dolori per tutto l’anno».
La diagnosi appare comunque abbastanza chiara e, aldilà del disappunto, Manuele sembra essere fiducioso.
«Ieri pomeriggio mi sono recato dal mio amico osteopata Claudio Cantini. Le sue manipolazioni sono sempre miracolose. Innanzi tutto mi ha escluso che possano esserci fratture e questo è ovviamente molto importante. Con il massaggio ha trovato il punto critico e mi ha spiegato che si tratta di una contrattura del legamento del ginocchio, più precisamente il legamento rotuleo, quello che attraversa tutta l’articolazione. Nell’urto, si è contratto e si è praticamente accorciato. Intervenendo con le manipolazioni, dovrebbe tornare alla sua dimensione e forma naturale. In effetti, durante la seduta, avvertivo piano piano delle sensazioni nelle quali il dolore andava via via scomparendo quasi del tutto. Se tra oggi e domani potrò allenarmi tranquillamente, senza dolore, vorrà dire che il problema è rientrato. Correre la Milano-Torino potrà farmi soltanto bene. Una corsa senza asperità sino al Colle di Superga, mi dovrebbe consentire quell’opportuno recupero per essere di nuovo in forma a Civitavecchia, alla partenza della Tirreno. Speriamo ....».
Roberto Sardelli
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