INIZIATIVE | 17/03/2017 | 07:07 Uno di fronte all'altro, davanti a un calice di vino, ci sono 3 Giri d'Italia, 3 Giri di Lombardia, 3 Campionati del mondo tra strada e pista, 2 Sanremo e un dualismo che vive del mito. Ma meno della realtà. Beppe Saronni e Francesco Moser sono un binomio che vive di un'unica formula. Che racconta di un'unica luce. E che, anni dopo, vive di riverberi di fascino e mito, ma anche di un rapporto consolidato dal tempo e dalla stima.
Saronni e Moser brindano a un rapporto che li ha fatti grandi entrambi, in un giovedì qualunque di Oreno di Vimercate. "Tempo di vino" non è solo il locale di Giuseppe Rivolta, un passato nel ciclismo e un presente tra le bollicine. È anche un gioco di parole per dire che il ciclismo tricolore, ai tempi di quei due, aveva davvero qualcosa del mito. Non è un ring, ma una tavola apparecchiata tra due icone del pedale: «Di Coppi e Bartali conosciamo il mistero della borraccia, questa sera abbiamo invece una certezza: Saronni compra il vino di Moser», scherza Pier Augusto Stagi, moderatore della serata.
Si stappa il "51,151" che è lo Chardonnay simbolo dei vitigni della Val di Cembra, quel balcone naturale su Trento dove Moser, 273 vittorie in carriera e terzo posto all time tra i più vittoriosi di sempre, coltiva vitigni tra i 250 e i 550 metri sul mare. Tra Saronni e Moser ci sono anche Marco Saligari, Alberto Destro, Mario Bodei e Ignazio, figlio di Francesco. E quattro Coppe Agostoni radunate in quella fetta di Brianza che si stende verso Usmate Velate, dove la Uae Emirates di Beppe Saronni mantiene la sede operativa che fu della sua Lampre Merida.
Ci sono ricordi, suggestioni. Come quelle di Mario Melagnini, che con giochi di prestigio aggiunge magia a quel rapporto tra i due. Che un trofeo Baracchi insieme l'hanno corso insieme, contrapponendosi a quella rivalità che nel 1979 ha il suo acme al Giro. "Quando per tre corse non facevi risultato, ti davano del finito", appunta Saronni. "Oggi non è così. La nostra rivalità ha portato interesse". "E a noi ha portato un grande impegno", gli fa eco Moser. "Questa rivalità ci ha fatto bene", dice Saronni. Moser annuisce, scherza, resta a ruota delle parole di Saronni e poi passa all'attacco. Ma sempre col sorriso sulle labbra.
"Agli Italiani dell'81 a Compiano, Beppe mi ha preso sulla ruota e mi accusa di essere vecchio e di non sapere andare in bici. Gli ho risposto: 'Vediamo stasera chi vince'. Alla fine ho vinto io".
C'è feeling, tra Saronni e Moser, in quel valzer di aneddoti e ricostruzioni della storia. Un ballo di interpretazioni e sfumature che ne fanno una danza sul palcoscenico degli anni Ottanta. Con una colonna sonora che non smette di incantare e di raccontare un'amicizia nata da una rivalità.
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