PROFESSIONISTI | 25/05/2016 | 07:31 Anche la tappa di ieri, seppure breve ma comunque impegnativa, corsa con grande impegno e con altissima media, ha in pratica confermato i responsi scaturiti dalla cronoscalata all’Alpe di Siusi. Il “trend”, l’indice segna freccia verde, positiva, all’insù, per la maglia rosa Steven Kruijswijk e Alejandro Valverde, vincitore della tappa precedendo in volata la maglia rosa. Lo spagnolo centra così il suo primo successo nella corsa rosa, mentre la freccia è rossa, all’ingiù, per Vincenzo Nibali, che scende al quarto gradino della classifica generale, a 4’43” dal capoclassifica olandese. Questa è la situazione alla “borsa” del Giro d’Italia dopo l’arrivo di Andalo.
E si rivede, finalmente, la pianura in questa tappa, dopo tanta montagna. E’ una frazione che propone una distanza di 196 km., dal Trentino-Alto Adige alla Lombardia, con il traguardo fissato a Cassano d’Adda. E’ l’occasione per le ruote veloci del gruppo, quelle superstiti dopo i ritiri programmati e le fatiche delle salite, di firmare una volata vittoriosa, magari italiana. Poi, in seguito, per gli sprinter resta solo il traguardo finale di Torino purtroppo, per loro, preceduto da due tapponi sulle Alpi fra Piemonte Francia.
Il via è da Molveno, al suo esordio nel Giro, piacevole località sull’altopiano della Paganella, in provincia di Trento, vicinissima ad Andalo, dove ieri si è terminata la tappa. La caratterizzano il lago con estesa spiaggia, differenti offerte turistiche e sportive, nella parte est del parco naturale Adamello-Brenta.
La prima parte del percorso è con varie ondulazioni passando per Ponte Arche, costeggiando il fiume Sarca, nelle Valli Giudicarie, in un panorama di canaloni e anfratti rocciosi, poi, superata Tione, è costante e leggera discesa lungo la statale del Caffaro. A Ponte Caffaro si entra in Lombardia, provincia di Brescia, per Vestone, Barghe e quindi superare l’unico e agevole GPM di 4^ cat. a m. 570 di Passo Sant’Eusebio. C'è la discesa verso Brescia, dopo avere passato Nave, in una zona di sempre viva passione per le due ruote. Poi, dopo il transito dall’importante e storica città, il percorso è sempre e solo pianura, nella “bassa” bresciana, che alterna centri a caratterizzazione agricola abbinata a vari insediamenti industriali.
Si passa per Capriano al Colle, Maclodio, località che ricorda la battaglia fra Venezia e Milano del 1427, Rudiano dove è nato uno dei fondatori – e finanziatore - della notissima Mille Miglia Automobilistica, Franco Mazzotti e Urago d’Oglio.
C’è il passaggio nella provincia di Bergamo passando per Calcio, Antegnate e Sola e, sempre nella medesima ambientazione, breve digressione nella provincia di Cremona al bivio di Castel Gabbiano, per rientrare subito in quella orobica. E’ obbligo e piacere ricordare da queste parti Giambattista Baronchelli, titolare di un palmarès di specifico valore ciclistico, e il fratello Gaetano, che tuttora operano professionalmente nel settore delle due ruote nella non lontana Arzago d’Adda. Si prospettano Calcio (questa volta declinata al ciclismo a dispetto del nome), Caravaggio con il suo noto e maestoso santuario e quindi Treviglio, centro importante di varie attività e che, da molti anni, è sede della Bianchi, longevo, storico e glorioso marchio delle due ruote con richiami e valenze affettive mondiali.
Si supera il ponte sull’Adda e si è nella provincia di Milano. Cassano d’Adda è subito lì con il suo Castello, le sue ville della nobiltà milanese fra le quali spicca la villa d’Adda-Borromeo. Era nato a Cassano d’Adda, Valentino Mazzola, calciatore di valore assoluto, capitano e cuore del Grande Torino, tragicamente scomparso con i suoi compagni nella tragedia aerea di Superga il 4 maggio 1949. Era il papà di Sandro e Ferruccio che ne hanno seguito le orme. Sempre qui era nato nel 1839 Giuseppe Perrucchetti, militare e politico, ricordato come il fondatore del Corpo degli Alpini.
E’ però Gianni Motta, qui nato il 13 marzo del 1943, il personaggio che Cassano d’Adda vuole celebrare nel cinquantesimo anniversario della sua vittoria al Giro d’Italia 1966, la punta di diamante di una carriera costellata sì da successi e però, pure, limitata da vari infortuni. E’ stato un corridore eclettico, di classe e stili purissimi, in strada e in pista, istintivo, amato dagli appassionati allora divisi dalla preferenza soprattutto fra Felice Gimondi e Gianni Motta. E’ stato un pupillo di Vittorio Seghezzi, suo quasi conterraneo e suo primo d.s. fra i dilettanti, tuttora vivace “giovanotto” classe 1924, di Ernesto Colnago e del compianto Giorgio Albani, suoi estimatori e, comunque, “amici-amici” di una vita. Proprio come l’amata bicicletta che Gianni Motta pratica assiduamente con sempre fresca passione e con il suo abituale stile e sorriso. Giuseppe Figini
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