COOKSON. «Stiamo lavorando per corse più sicure»

PROFESSIONISTI | 30/03/2016 | 09:13
Il presidente dell’UCI Brian Cookson ha scritto una lettera aperta dopo quanto accaduto alla Gand-Wevelgem domenica.

Nelle ore e nei giorni successivi alla scomparsa di Antoine Demoitié, molte persone mi hanno contattato, direttamente o indirettamente, o hanno utilizzato i social network per esprimere la propria inquietudine e chiedere che misure saranno prese. Come presidente dell’UCI, prendo molto seriamente queste richieste e ritengo mio dovere rispondere.

Prima di tutto voglio esprimere le più sincere condoglianze alla famiglia di Antoine e alla sua squadra. Noi non possiamo nemmeno immaginare la pena che stanno vivendo. E noi, famiglia del ciclismo, dobbiamo loro due cose.

Innanzitutto dobbiamo assicurarci che questo incidente sia oggetto di una inchiesta approfondita e l’UCI coopererà con gli inquirenti a tal proposito. E in seconda battuta dobbiamo fare in modo - l’Uci e tutte le parti attive nel mondo del ciclismo - di imparare la lezione che ci arriva da questo incidente in particolare, ma anche da altri incidenti accaduti nei mesi scorsi.

È importante non trarre conclusioni affrettate prima di conoscere l’insieme dei fatti. Devo dire che, leggendo i primi rapporti. le circostanze dell’incidente in questione non sono così semplici come potevano apparire in un primo momento. Un’inchiesta ufficiale è in corso da parte delle autorità francesi, non posso ovviamente esprimermi al riguardo, ma posso affrontare il problema che questi fatti sollevano.

L’UCI assume evidentemente le proprie responsabilità e lo stesso fanno Federazioni nazionali, organizzatori, squadre, tutti. Le norme attualmente osservate in termini di organizzazione e gestione di corsa risalgono a molti decenni orsono, ma è evidente che le condizioni sociali, tecnologiche e giuridiche sono cambiate nel corso degli anni, in particolare nel corso degli anni Novanta e Duemila.

L’UCI ha lavorato negli ultimi mesi con tutte le parti in causa allo scopo di rivedere protocolli e regolamenti relativi allo svolgimento delle corse, in particolare sul comportamento dei veicoli presenti in corsa.
Ci sono stati incontri con i cormmissari prima di ogni corsa UCI WorldTour per identificare i rischi potenziali; abbiamo voluto il miglioramento di tutte le guide operative per precisare nel dettaglio il ruolo di ciascun veicolo in carovana, insistendo con i conducenti per sensibilizzare il loro comportamento quando si trovano vicino ai corridori; abbiamo stabilito sanzioni per il cattivo comportamento di tutti i veicoli della carovana e non solo di quelli dei media; dal 1° gennaio abbiamo adotatto un protocollo per affrontare le condizioni climatiche estreme. E in questi giorni stiamo discutendo della possibile riduzione del numero dei corridori.

Come ho detto, noi prendiamo seriamente le responsabilità che sono nostre e le affronteremo. Ma attendiamo di conoscere l’insieme dei fatti che ruotano attorno all’incidente di domenica prima di gettare ogni colpa addoso ad una singola persona o ad un singolo organizzatore.

Non dimentichiamo infatti il contesto in cui si svolgono le corse ciclistiche. Si corre su strade pubbliche, chiude alla circolazione per il solo passaggio, strade che sono imprevedibili per loro natura con le loro curve, le strettoie, i dislivelli e tutti gli ostacoli che ci sono. Ostacoli naturali e artificiali sono all’ordine del giorno.

Assicurare la sicurezza dei corridori e di tutti i componenti della carovana, tra cui gli spettatori, su un percorso di oltre 200 km, garantendo al tempo stesso la correttezza della manifestazione sportiva - nella quale si imponga il corridore migliore, senza imbrogli o assistenze non consentite - è un’impresa titanica. E la parola non rende nemmeno l’idea. Aggiungete poi la necessità di assicurare la miglior copertura mediatica possibile, che garantisca agli sponsor della corsa e delle squadre  la bontà del loro investimento, e potrete comprendere la complessità della macchina organizzativa.

Sono difficoltà che fanno parte, in qualche modo, del fascino del ciclismo. Ma tenuto conto di tutto questo, il nostro compito è quello di ridurre al minimo i rischi. «Per ogni problema complesso, c’è una soluzione chiara, semplice e... falsa». Più volte ho utiizzato questa citazione e penso che sia perfetta anche per questo caso.

I problemi complessi necessitano di soluzioni complesse. Il fatto è che il ciclismo su strada appassionante come lo conosciamo, non potrebbe esistere senza le moto, le vetture e tutti i veicoli che fanno parte della carovana. Sono mezzi che hanno un ruolo preciso e hanno una funzione e una posizione chiara nel corretto svolgimento della corsa.

Dopo la tragedia di domenica, molti hanno pensato che la moto in questione fosse in quel punto per riprendere o fotografare la corsa. Non è così. E non si trattava di un pilota inesperto o impegnato a superare i corridori con una manovra azzardata. Come detto, non posso dire di più, ma spero che il mio punto di vista sia chiaro: per trovare soluzioni adeguate, occorre identificare chiaramente il problema.

Io assumerò seriamente le mie responsabilità, così come farà l’UCI. E chiedo a tutti di fare altrettanto: ai piloti delle moto chiedo di non ostacolare la corsa e di non mettere in pericolo né i corridori né altri soggetti. Gli organizzatori devono fare in modo che il percorso delle loro corse sia il più possibile sicuro e segnalato, che i corridori e gli spettatori siamo protetti, dove necessario anche con le transenne.
I conducenti delle ammiraglie devono guidare con la stessa prudenza che adottano quando hanno a bordo la loro famiglia. I corridori devono prestare attenzione alla propria sicurezza e a quella degli altri corridori. Il pubblico deve avere una condotta responsabile e non mettere in pericolo i corridori. Tutti noi ricordiamo certamente incidenti che riguardano ognuno di questi aspetti.

Che siano direttamente legati ai fatti o no, è chiaro che tutti questi aspetti sono stati riportati alla ribalta in maniera clamorosa dall’incidente accaduto domenica sulle strade della Gand-Wevelgem. L’UCI proseguirà anche nelle prossime settimane il lavoro iniziato ormai da mesi con l’obiettivo di migliorare la sicurezza delle corse su strada. Prevedo che ci saranno modifiche al regolamento e che arriveremo a formulare raccomandazioni per tutti coloro che si trovano in corsa alla guida di un mezzo motorizzato. Ma anche i regolamenti e le raccomandazioni hanno un loro limite nel comportamento di ciascuno. Non dobbiamo mai dimenticare che ognuno di noi è responsabile della propria sicurezza ma anche di quella di chici sta accanto. Se rispettiamo questo precetto, Antoine Demoitié avrà lasciato nel nostro sport l’eredità che merita.
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