INCHIESTA | 30/01/2016 | 07:50 Il Giro d’Italia è un patrimonio che tutti, appassionati o no di ciclismo, portiamo nel cuore. Ognuno di noi ha un ricordo, anche piccolo, legato alla corsa più amata d’Italia. Ed è forse per questo amore senza confini che molti sono arrivati a criticare il Giro negli ultimi anni, imputandogli di essere scivolato irrimediabilmente verso il terzo posto nella classifica che allinea le tre grandi corse a tappe. Ma quanto c’è di verso in queste accuse? Il nostro amato Giro è davvero stato superato dalla Vuelta in termini di spettacolo e di gradimento?
È sempre difficile misurare qualcosa di astratto come una corsa ciclistica. Certo, possono aiutare il livello e il nome dei partecipanti ma anche in questo campo bisogna fare dei distinguo importanti: chi sceglie di disputare il Giro d’Italia lo prepara con attenzione e puntiglio come fa chi punta al Tour, andando a pedalare sui chilometri che saranno poi da affrontare in corsa, studiando le salite, i tratti più duri, le curve in contropendenze, ogni possibile pericolo e quindi tattiche e trappole. Chi va alla Vuelta cura sì la condizione, ma difficilmente vola in Spagna a provare tappe e salite, anzi la corsa iberica diventa in moltissimi casi l’esame di riparazione per chi ha fallito l’assalto al Tour de France (o magari allo stesso Giro). E considerato che a Parigi fa festa uno solo, l’elenco dei riparandi è sempre piuttosto lungo...
Non sarà un caso, evidentemente, se quasi tutte le grandi squadre programmano con precisione maniacale la stagione fino al Tour de France, lasciando finestre aperte per i corridori più importanti nella parte finale dell’annata. Per cercare di misurare le tre grandi corse a tappe, allora, un aiuto importante possono darlo i numeri.
Numeri che possono anche essere interpretabili, è chiaro, ma hanno la capacità di fotografare molto bene lo status quo delle cose. In particolare quando si parla di visibilità mediatica, televisiva o no che sia, in un discorso che interessa molto da vicino anche le grandi squadre. Che a nostro parere - tuttoBICI lo ha scritto a chiare lettere in più occasioni - dovrebbero riservare un’attenzione maggiore al Giro d’Italia. Decisamente interessante in tema di numeri è la ricerca indipendente - vale a dire non commissionata e quindi senza occhi di riguardo per nessuno - realizzata dalla società SMG Insight sulla popolarità e la visibilità del Giro d’Italia nel mondo rispetto alle altre due grandi corse a tappe, il Giro e la Vuelta. I ricercatori hanno operato valutando un arco di tempo che ha tenuto conto di due settimane prima e due dopo ogni evento.
IL TOUR SU TUTTI. Corse combattute, i grandi giri del 2015. E se da una parte le imprese di Alberto Contador al Giro hanno generato grande interesse in Spagna, dall’altra il trionfo di Fabio Aru ha attirato grandi attenzioni in Italia sula Vuelta. Ma il Tour de France, di contro, grazie alla battaglia dei cinque big, ha coinvolto l’attenzione di tutti i Paesi del mondo. Tutti e tre i grandi giri generano grande interesse in tutto il mondo, come testimoniano l’ampia copertura mediatica, il vasto pubblico e l’attenzione raccolta sui social media. In particolare il Giro continua ad avere la sua roccaforte in Italia, grazie all’impegno di RaiSport e di RaiTre, confermandosi uno degli avvenimenti sportivi più seguiti dell’anno. Ma il Giro piace sempre di più anche all’estero come confermano gli oltre 760 milioni di spettatori che hanno seguito le 4.700 ore di copertura televisiva globale assicurata all’evento. Il Giro d’Italia 2015 è stato menzionato in 945.449 messaggi web, 84.099 dei quali sono stati articoli che hanno generato un altissimo numero di lettori online.
MONDO. Il Giro d’Italia è stato seguito addirittura in 192 paesi del mondo, 4 in più rispetto al Tour de France e 12 in più della Vuelta: un risultato reso possibile in particolare dall’accordo con il braodcaster cinese LETV e con la TDN operante in America Centrale. Il Giro d’Italia ha raggiunto le 5.476 ore di trasmissione, pari al 57% di quanto riservato al Tour (che ha toccato quota 9.650) e ben il 32% in più rispetto alla Vuelta, che si è attestata a 4.148. In totale gli spettatori che nel mondo hanno seguito trasmissioni dedicate o “secondarie” sul Giro d’Italia sono stati 763,9 milioni, un risultato clamoroso se rapportato alla Vuelta a España battuta di 330,4 milioni. Anche la rete ha decretato il successo del Giro con 945.449 messaggi generato sul Giro d’Italia, con dati anche in questo caso lontani dal Tour ma molto superiori rispetto alla corsa spagnola.
TV DEDICATE. Il Giro d’Italia raccoglie l’84% dei suoi telespettatori in Europa con un risultato migliore rispetto al Tour (79%) e alla Vuelta che si ferma al 74%. E grazie agli accordi di cui abbiamo detto, la corsa rosa si è avvicinata moltissimo alla rivale spagnola anche nell’America centrale e nel Sudamerica, zone che per mille e più motivi sono certamente più legate alla Spagna: 8,5 milioni gli spettatori del Giro, 10,2 milioni quelli della Vuelta, con il Tour che domina comunque e in questa porzione di mondo arriva a 17,2 milioni.
VITTORIA IN TRASFERTA. Nell’analisi dei dati relativi ai singoli Paesi, emerge che il Giro d’Italia non solo è il grande giro più seguito nella nostra Penisola (93,5 milioni contro i 59,9 del Tour e 2,2 della Vuelta) ma addirittura lo è anche in Spagna con 38,9 milioni che superano i 35,2 della Grande Boucle e i 30,6 della corsa iberica. Di contro, la Vuelta piace più del Giro (ma davvero di poco) ai tifosi belgi, a quelli tedeschi e a quelli inglesi, evidentemente attratti questi ultimi dalla presenza di Chris Froome in corsa. A conti fatti, il Giro si conferma nettamente il secondo grande giro più apprezzato nei Paesi che condizionano il mercato del ciclismo.
ANDAMENTO SIMILE. Tutti e tre i grandi giri hanno avuto un andamento dell’audience speculare con un crescendo nella parte finale e picchi negativi in corrispondenza dei giorni di riposo. Unica eccezione, il Tour de France che al penultimo giorno ha sofferto la “concorrenza” spagnola del Dia de Santiago, giorno tradizionalmente dedicato a feste ed iniziative socio culturali.
W LA DIRETTA. Piace e tanto la diretta del Giro d’Italia: sono 174,4 milioni gli spettatori che in media hanno seguito il live nelle 2.688 ore di copertura, una percentuale che è del 73% del pubblico totale, superiore a quella del Tour (67%) e della Vuelta che si ferma al 54%. In tema di diretta della corsa, il Giro registra una media di 8,3 milioni di spettatori per tappa con 128 ore di trasmissione, pari a 64.870 spettatori/ora che si avvicina ai 74.095 del Tour ed è nettamente superiore ai 41.801 della Vuelta.
TV SECONDARIE. Il Giro d’Italia è nettamente al secondo posto anche per quanto riguarda le “tv secondarie”, vale a dire servizi e approfondimenti trasmessi nei telegiornali, nei magazine e nei programmi più vari. Il Giro si attesta infatti su 526,1 milioni di spettatori che hanno seguito 39 ore e 42 minuti di programmazione nelle ore di maggior ascolto. Si tratta evidentemente, e questo vale per tutti e tre i grandi Giri, di un pubblico prevalentemente casalingo. Ovviamente l’Italia ha generato la maggior percentuale di pubblico per quanto riguarda il Giro, ma lusinghieri sono i risultati ottenuti dalla corsa rosa in tutti i principali Paesi Europei con il caso della Spagna dove del Giro, grazie alla vittoria di Contador, si è parlato più che del Tour de France.
SOCIAL ROSA. Anche al mondo dei social, il Giro piace. A fronte dei 3 milioni di messaggi generati sul Tour, il Giro tocca quota 945.449 contro i “soli” 484.228 della Vuelta. Nel dettaglio, per la corsa rosa l’84% dei messaggi in questione riguarda twitter. Ma non solo i social decretano il successo della corsa rosa: il Giro può vantare, tra i messaggi generati, la più alta percentuale di notizie dedicate (il 9%) rispetto a Tour e Vuelta. Per concludere il discorso relativo a twitter, l’hashtag ufficiale del Giro d’Italia ha prodotto 454.934 tweet, pari al 57% del totale dei messaggi Twitter. #TDF2015 stato menzionato nel 52% dei tweet, mentre #LV2015 è stato presentare nel 62% dei casi.
Questa lunga serie di numeri dimostra in maniera incontrovertibile che il Giro d’Italia è la seconda grande corsa a tappe del mondo, ma soprattutto che piace tanto nei Paesi del ciclismo tradizionale quanto in quelli emergenti, per quel che riguarda il mondo delle due ruote. Numeri interessanti per gli investitori, certo, ma anche per le squadre, i corridori e i loro team manager. Perché anche in numeri, aggiungendosi a quello che già dicono la storia e il mito, fanno arrivare un messaggio chiaro: chi vince il Giro d’Italia, vince una grande corsa. E diventa un grande. Molto più, aggiungiamo noi, di quanto può fare un posto giù dal podio di Parigi.
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