ACCPI NEWS. Babini: sulla strada serve rispetto

PROFESSIONISTI | 20/01/2016 | 08:03
Iniziamo il 2016 trattando un tema, sempre di grande attuali­tà, che sta a cuore all’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italia­ni: la sicurezza. Per affrontarlo con la giusta competenza abbiamo rivolto le no­stre domande a Raffaele Babini, ex dirigente di Po­lizia Municipale e ora direttore di corsa di RCS Sport, che ha ottime conoscenze del codice della strada e dei regolamenti vigenti nel ciclismo agonistico.

Iniziamo dalle base: come si deve comportare un ciclista in strada?
«Il velocipede è un veicolo che deve essere provvisto di catarifrangenti, luce anteriore e posteriore da utilizzare nell’arco di tempo che va da mezz’ora dopo il tramonto fino a mezz’ora dopo l’alba ed in tutti quei casi di scarsa visibilità. Il conducente deve indossare il giubbotto o bretelle ad alta visibilità. Il corridore o cicloamatore con bici da corsa è a tutti gli ef­fetti un tollerato in strada ed esiste su larga scala un silenzio assenso fra controllore e controllato a condizione che l’atleta rispetti il più possibile obblighi e divieti, ed in al­lenamento abbia la tessera o relativa fotocopia, oltre al do­cumento d’identità che ogni cittadino deve avere sem­pre con sé. Chiunque si trovi a circolare sulla pubblica via può essere soggetto al controllo di polizia ed ha l’obbligo di esibire un documento di riconoscimento».

Si può pedalare in doppia fila?
«Il ciclista è tenuto al rispetto di tutta la segnaletica po­sta sulla sede stradale: precedenze, stop, semafori... La doppia fila non è consentita fuori dai centri abitati, so­prattutto su strade con carreggiata ridotta nella quale la presenza di due velocipedi affiancati rende malagevole e pericoloso l’incrocio con altri veicoli, sorpassi compresi. Le norme della circolazione obbligano inoltre il ciclista all’uso della pista ci­clabile nel caso sia presente e indicata. Pur­trop­po negli abitati accade spesso che le piste ciclabili, per le loro caratteristiche co­strut­tive, siano fonte di po­tenziale pe­ricolo per la presenza di cordoli e non siano rispondenti per la sicurezza e la praticità alle esigenze di un ciclista professionista o dilettante. Gli agenti di polizia stradale in linea di massima tollerano il non utilizzo delle piste ciclabili, dovuto anche alla velocità del ciclista. I casi in cui un professionista è stato diffidato o sanzionato ritengo siano sporadici e in quelle circostanze è auspicabile che non vengano mai a mancare correttezza e consapevolezza che il mancato utilizzo configura una violazione. Preciso che nel caso di mancato utilizzo, in caso di sinistro i rilievi saranno effettuati nel rispetto della se­gna­letica con le relative re­sponsabilità ai fini anche del risarcimento del danno».
 
Un automobilista che incontra una bici per strada, cosa deve fare?
«Il codice prescrive per tutti gli utenti una condotta finalizzata alla massima sicurezza e al rispetto dell’utente più debole, inoltre la manovra di sorpasso di un ciclista deve avvenire con un margine di distanza tale da non co­stituire alcuna forma di pe­ricolo e a non circolare contromano. In Italia non abbiamo ancora la regola della distanza fra il ciclista e l’autoveicolo, del “metro e mezzo” nella fase di sorpasso. Quesa norma in discussione alla Camera è già da tempo adottata in Spagna e supportata dall’apposita se­gnaletica. Applicarla anche in Italia sarebbe un’ottima idea. L’ACCPI ha fatto bene a promuovere questa campagna per sensibilizzare l’au­tomobilista ad essere maggiormente accorto in pre­senza di ciclisti».

In gara, invece, i regolamenti cosa prevedono?
«L’organizzatore ha l’obbligo tassativo di indicare e ri­chiamare l’attenzione degli atleti verso gli elementi che possono essere oggetto di potenziale pericolo: quali dos­si, strettoie, canalizzazioni, cantieri, presenza di ma­nu­fatti dell’arredo viario, spartitraffico... mediante l’apposizione di segnaletica che rispetta la simbologia del CdS, diventando così un rafforzativo di quella esistente. Oltretutto gli atleti, in tutte le gare dal 1° gennaio 2016, anche quelle che non appartengono al World Tour, sono collegati con l’ammiraglia con le radioline e hanno l’opportunità di ri­cevere i messaggi inviati da radio-informazioni sullo sta­to delle strade. Come ho esposto nella mia relazione nel corso del “Giorno della scorta”, ribadisco che noi abbiamo un obbligo morale, sportivo e giuridico nei confronti degli atleti a non la­sciare nulla al caso e mettere in atto tutti gli accorgimenti possibili per garantire la mas­sima sicurezza».

Come si spiegano allora episodi come quelli accaduti nelle classiche del Nord e alla Vuelta?
«Quanto accaduto alla Rou­baix è inconcepibile e non ammissibile, per di più in una corsa World Tour. Che un passaggio a livello non sia presidiato dalla direzione di corsa o da suoi incaricati è una leggerezza molto gra­ve da parte dell’ente organizzatore e degli stessi corridori, i quali sanno che all’accendersi della luce rossa è vietato attraversare i binari, pena l’espulsione dalla cor­sa. Poteva verificarsi una tragedia: di conseguenza que­sti sono errori che non possiamo tollerare».

Anche al Giro d’Italia purtroppo abbiamo assistito ad incidenti evitabili.
«Il ciclismo è uno sport itinerante e come tale è materialmente impossibile controllare tutto ciò che si trova a bordo della carreggiata. Per citare un esempio, nella tappa di Genova un soggetto in bicicletta ha tentato di attraversare la sede stradale creando uno sbandamento nel gruppo con conseguente caduta. Fatti e circostanze imprevedibili possono accadere, nonostante l’attenzione esercitata dalla scorta del­la Polstrada, dalle scorte tecniche e dal personale a ter­ra. Nelle gare su strada in Italia abbiamo un alto indice di sicurezza, ovviamente possono esserci ulteriori margini di miglioramento, ma occorre tenere presente che gestire corse di oltre 200 chilometri non è cosa semplice. Il Codice della Strada  recita inoltre che l’organizzatore, oltre alla presenza delle forze dell’ordine e dei volontari, attraverso i media o appositi avvisi, deve dare ampia informazione al cittadino comune, che a sua vol­ta ha l’obbligo di rispettare il decreto di sospensione del­la circolazione emesso dal Prefetto. In Italia, a differenza degli altri paesi, a supporto alla scorta della Pol­strada, operano le motostaffette altamente preparate e professionali, che anticipando il veicolo di inizio ga­ra, garantiscono il presidio di tutti i punti critici del percorso utilizzando una bandierina di colore arancio, con segnalazioni che gli atleti hanno recepito al meglio. Preciso che “dal veicolo inizio gara fino al veicolo fine gara” vige la regola sportiva e non il Codice della Strada come disposto nell’art. 9 bis. Ciò consente a tutti i mezzi che compongono la carovana di muoversi in funzione dell’andamento della corsa nel rispetto delle norme sportive».

Cosa suggerirebbe all’ACCPI per promuovere la sicurezza?
«Le diverse componenti del nostro movimento devono rivolgersi congiuntamente a chi di ciclismo sa poco o nul­la. Manca una capillare in­­formazione su cos’è una gara ciclistica e come ci si de­ve comportare quando si incontra per strada l’auto munita del cartello di “inizio gara”, identificata dai lampeggianti gialli e da una bandiera arancio. Al ragazzo che aspira alla patente di gui­da non viene insegnato che alla vista di tale veicolo deve fermarsi ed accostare il più possibile sul margine de­stro della carreggiata in quanto la circolazione è mo­mentaneamente sospesa per il transito della gara ci­cli­stica. Ritengo che l’ACCPI debba continuare a riproporre campagne di sensibilizzazione per far sì che la sicurezza degli atleti sia sempre più tutelata, considerato che in certi momenti viaggiano a 60 chilometri su pneumatici che toccano per pochi millimetri l’asfalto».

Giulia De Maio, da tuttoBICI di gennaio
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COMMENTI
Babini è stato di una chiarezza cristallina.
20 gennaio 2016 11:56 canepari
Volevo soltanto chiedergli (qualora leggesse Tuttobiciweb) se è stato identificato e opportunamente sanzionato lo stupido di Genova.... e come è finita col fotogrago di Castiglione della Pescaia?

X SIG BABINI
20 gennaio 2016 15:35 santo
VORREI FAR PRESENTE CHE OLTRE AL CATARIFRANGENTI E LUCI ANT/POST TUTTI SI DIMENTICANO DEL DISPOSITIVO ACUSTICO CHE VA SEMPRE MONTATO SU UNA BICI ESCLUSE LE MANIFESTAZIONI SPORTIVE IN CUI LA STRADA E CHIUSA AL TRAFFICO (INIZIO E FINE GARA)GRZ

Sottolineo.........
21 gennaio 2016 08:51 passion
........ "..........Manca una capillare in­­formazione su cos’è una gara ciclistica e come ci si de­ve comportare quando si incontra per strada l’auto munita del cartello di “inizio gara”............". SE VOGLIAMO ANCORA LE GARE SU STRADA E' FONDAMENTALE INFORMARE TUTTI ED EVENTUALMENTE SANZIONARE PESANTEMENTE I TRASGRESSORI, DANDO LA POSSIBILITA' ALLE SCORTE TECNICHE DI RILEVARE L'IDENTITA' DI QUESTI ULTIMI. (So che la legge non lo permette).

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