GAVIRIA. «Nei miei sogni, Sanremo e Roubaix»

PROFESSIONISTI | 15/01/2016 | 09:29
Fernando Gaviria torna a San Luis dopo la fortunata edizione dello scorso anno nella quale ha vinto due tappe e si è fatto conoscere al mondo del grande ciclismo.

SENSAZIONI.
«Arrivo a San Luis in buona condizione, dopo un bel lavoro svolto quest'inverno. Sono al debutto ufficiale in un team WorldTour, sento la pressione: sono consapevole del fatto che ora ci si aspetta tanto da me e sto lavorando per non deludere le attese».

2015. «È stata una stagione straordinaria, nella quale è andato tutto benissimo fino all'infortunio al ginocchio che mi ha negato la possibilità di essere al via del mondiale. Ma non posso certo lamentarmi…».

CAV&GREIPEL. «Molti mi chiedono cos'ho provato nel battere Cavendish, ma non so bene cosa rispondere. Dico che è uno dei velocisti più forti, un grande corridore che ogni volta riesce a sorprendermi per il suo modo di essere. Ma anche quando ho battuto Greipel non riuscivo bene a rendermene conto».

CALENDARIO. «Dopo San Luis, disputerò il campionato nazionale di Colombia. Arriverò in Europa a metà febbraio, correrò Haut Var e La Provence e quindi il Mondiale della pista a Londra».

STRADA&PISTA. «La squadra mi ha dato la possibilità di lavorare in pista per inseguire il sogno olimpico. Quindi prima il mondiale, poi i Giochi: un'esperienza unica che tutti gli sportivi del mondo sognano di poter vivere. Dopo Rio, mi concentrerò sulla strada, ma non voglio abbandonare la pista».

SOGNI. «Vincere la Sanremo o la Roubaix. So che sono corse differenti, ma mi piacciono entrambe. E ho la fortuna di avere grandi maestri come Boonen, Stybar, Terpstra…».

SPRINTER. «Non so se sarò un buon velocista o un corridore diverso. Mi vedo come un corridore che vuol sempre vincere e e che ci proverà ogni volta. Voglio giocarmi ogni opportunità che capiterà. Le salite? In quelle di media montagna mi difendo, ma in una corsa a tappe bisogna sapersi amministrare ed essere coscienti di quel che accadrà il giorno dopo, mai spremersi inutilmente».

KITTEL. «Voglio imparare da lui, mi piacerebbe corrergli al fianco per capire bene come funziona il gioco di squadra, vedere il lavoro dei miei compagni in volata. Imparare e capire, sempre».
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