GATTI & MISFATTI. W IL GIRO,W TUTTI. UN PO' MENO TINKOV

GIRO D'ITALIA | 30/05/2015 | 19:13
di Cristiano Gatti      -     

Adesso però finiamola. Non se ne può più dei teorici da poltrona. Quelli che sicuramente vincerebbero sempre tutti i giri. Con la lingua. A chiacchiere. Casualmente vince Contador, l’unico campione vero e affermato al via, in grado di dominare da solo, senza squadra. Casualmente è secondo Aru, l’unico campione ipotetico e futuribile del domani. Niente succede per caso, alla fine di un grande Giro. Men che meno in questo, così selettivo e così sincero. E allora chiudiamo il baraccone delle chiacchiere, dedicandoci a qualcosa di più serio: è il momento del silenzio e caso mai dell’applauso.

Uno scrosciante, fragoroso, sonoro applauso prima di tutto al grande Giro 2015, povero di star, ma bellissimo di suo. In assoluto il più divertente e spettacolare del nuovo secolo. Complimenti a chi l’ha disegnato, davvero tanti complimenti, lasciandogli però la colpa grossa di quella cronometro troppo esagerata (avviso per gli zucconi: nessuno ha mai detto che le crono vanno abolite, si è detto soltanto che devono essere più equilibrate, diciamo per il ciclismo moderno sui 40 chilometri, se la volete capire bene, altrimenti al diavolo).

Secondo applauso al signore della classifica, Alberto Contador: mette in banca la maglia rosa nella crono, ma poi non si limita a speculare sulle rendite. Si mette in gioco, spende sempre, non usa il braccino. Cara grazia averlo visto così. E se proprio vogliamo dirla tutta, io l’ho trovato bellissimo persino in quest’ultimo tappone, bellissimo nel gestire le energie anche sotto i colpi degli ultimi attacchi, bellissimo nella lucidità di correre già con un piede al Tour, con la testa al Tour, evitando di bruciarsi in inutili e letali fuorigiri. Averne, di Contador. Di fuoriclasse che amano il Giro, che ne subiscono il fascino, che non lo sviliscono utilizzandolo come una palestrina d’allenamento. Che lo onorano e si sentono onorati di vincerlo. Per tutto questo, grazie Contador. E giù le mani da Contador. Guai a chi ce lo tocca.

Terzo applauso a Fabio Aru, che davvero più di così non poteva inventarsi. Ha dato spettacolo con la doppietta piemontese - premio bagnacauda -, ma soprattutto ha dimostrato una corazza da iron-man nelle giornate difficili della parte centrale (Imola, Vicenza, Mortirolo). E’ abbastanza cretino adesso star qui a dire che senza quella crono esagerata, senza la solitudine dopo la foratura giù dal Mortirolo, questo Giro l’avrebbe vinto. Non sta in piedi, non è valido. Perché trascura l’idea che anche Contador, in casi diversi, avrebbe corso in modo diverso. Bisogna solo prendere le cose per come sono andate, nel bene e nel male, e tenersi stretti questi referti inconfutabili: il risultato dei raggi X di queste tre settimane ci dicono con certezza che l’Italia ha un campione in più. Non è ancora qui, fatto e finito. Ma è in arrivo. Manca pochissimo. Prossimamente all’apice. Però attenzione: se Aru non migliora a cronometro, vincere grandi giri sarà sempre complicato. Veda lui come regolarsi.

Quarto applauso, senza se e senza ma, assordate e interminabile, all’Astana. Sì, a questa Astana di Martinelli, che tutti i giorni ha messo in croce il fuoriclasse in maglia rosa e tutti i giorni si è poi dovuta sorbire le lezioncine dei maestrini. Nessuno è perfetto, in tre settimane può qualche volta scivolare la mano. Personalmente l’ho detto, nel giorno del Mortirolo non avrei lasciato solo Aru dopo la foratura. Ma è un’opinione, un dettaglio. Resta la sostanza di un Giro mostruoso, sempre a tutta, sempre davanti, senza un attimo di pausa, senza un attimo di paura. Penso con raccapriccio a cosa sarebbe questo Giro senza l’Astana. Anzi, non ci voglio proprio pensare. Contador l’avrebbe vinto con le infradito, su city-bike. Il bilancio Astana parla poi di cinque tappe, di un secondo e di un terzo posto sul podio finale. Conviene prendere tutto questo, impacchettarlo e mandarlo in visione ai maestrini. Così, tanto per non dimenticare.

Dopo tanti applausi, chiudo anche con un po’ di fischi. Li rivolgo idealmente al signor Tinkoff, che per tutto il Giro ha pensato di mandare tweet ironici e spiritosi, senza riuscirci quasi mai. In un caso, addirittura, non ha esitato a diventare offensivo nei confronti di Beppe Martinelli, attribuendogli un pensiero esattamente contrario: gli ha riversato di tutto convinto che Martinelli avesse recriminato e piagnucolato per l’attacco di Contador quando Landa è caduto nella tappa di Verbania. In realtà, Martinelli non si è mai sognato di avere niente da ridire. Martinelli è uno di quelli che del fair-play ipocrita e idiota si è letteralmente stufato. Questo genere di fair-play non lo pratica, ma soprattutto non lo pretende. Martinelli ha sempre detto che “la corsa è corsa, comincia al chilometro zero e finisce sul traguardo, di questo fair-play non c’è proprio bisogno”. Io non so chi abbia riferito a Tinkoff il pensiero di Martinelli, ma è evidente che gliel’abbiano ribaltato. Lui difatti ci ha messo la briscola della risposta greve e sgradevole, cose del tipo “il ciclismo ha ancora questo genere di persone, abbiamo bisogno di liberarcene”. La questione se la vedranno tra loro, se mai si parleranno. Io do solo un consiglio al Paperone russo: gli capitasse mai di incontrare davvero Martinelli, ne approfitti anche per chiedergli come si fa e come si dirige una squadra. Vista la Tinkoff, visti i soldi spesi, visto Contador vincere da solo, forse è meglio che il ciclismo non si liberi tanto in fretta dei Martinelli.
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COMMENTI
Astana-Tinkov
30 maggio 2015 20:18 Veloce
A mio modo di vedere il problema della Tinkov non è\' il modo di gestire i corridori visto che DeJong non è uno stupido,il problema è\' che fondamentalmente i corridori preparati da Julich non andavano neanche a spingerli,essere Martinelli in macchina a parlare alla radio con 9 corridori che facevano le buche in terra non è una cosa tanto difficile,e poi visto che tutti osannano Martinelli a modo mio di vedere se avesse veramente gestito bene Aru il giro lo avrebbe veramente rischiato di vincere ma in questa ultima settimana e non ha fare gli abbuoni a Genova nella prima settimana.
Diego

@Cristiano
30 maggio 2015 20:26 angelofrancini
condivido tutto, ma in modo particolare i pensieri su Beppe Martinelli.
Se li merita tutti, ci sono corridori che hanno vinto otto giri, lui quanti grandi giri ha vinto con diversi corridori.
Quindi non é fortuna, ma capacità: la fortuna é avere un corridore che ti vince da solo 6 o 7 grandi giri.....
Un'ultima domanda: si dice che Aru abbia avuti problemi fisici nei giorni antecedenti Vicenza e che sino all'Aprica abbia pagato per questo.....

TANTO FUMO, POCO ARROSTO
30 maggio 2015 23:14 memeo68
Concordo con Veloce ed aggiungo che vedere secondo e terzo della medesima squadra a così poca distanza dal vincitore mi lascia tante perplessità sulla ,per me, non ottimale gestione dell'enorme capitale umano a disposizione di Martino! Aggiungo una piccola constatazione: se si arriva al Sestriere, il Colle delle Finestre, anche se altamente spettacolare, non serve proprio a nulla, come successo oggi, come successe nel 2005 per "simpatia" Simoni contro Savoldelli. certo che se si arrivasse in cima al colle o anche solamente a Pragelato sarebbe tutta un'altra musica

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