LA TAPPA. All'Abetone, il primo arrivo in salita. SEGUI IL LIVE

GIRO D'ITALIA | 13/05/2015 | 07:13
Dopo ben quattro tappe, tutte in Liguria, tutte, a vario titolo impegnative, il Giro d’Italia 2015 lascia la regione per proporre una frazione, relativamente breve, ma con il finale in salita su una montagna che rientra, per diversi motivi, nella storia della corsa rosa, l’Abetone, in provincia di Pistoia, in Toscana, al limitare con l’Emilia-Romagna.
Dalla Liguria il Giro riparte con un nuovo australiano in maglia rosa - dopo Gerrans e Matthews c'è Simon Clarke -, con la certezza di aver consacrato un giovane talento come Davide Formolo, splendido vincitore della tappa di ieri al termine di una bella zione solitaria, e con la certezza che oggi, sul primo arrivo in salita della corsa, i big se la giocheranno l'un contro l'altro armari, sempre sportivamente parlando. Le tattiche di gara adottate dalla Tinkoff lunedì e dalla Astana ieri lasciano intendere che Contador e Aru puntano al bersaglio grosso, Richie Porte non vuol essere da meno mentre Rigoberto Uran, che ieri ha pagato un po' nel finale, andrà subito in cerca di riscatto.

L’altimetria della tappa è mossa e variata, ma senza picchi. L’avvio è da La Spezia dove si è conclusa la quarta frazione per passare Sarzana, Santo Stefano di Magra e Aulla. Si è nella regione storica della Lunigiana e si raggiunge quindi, lungo un’agevole ascesa, il primo G.P.M. di giornata, a Foce Carpinelli, quota m. 839, che segna il passaggio in Toscana, in provincia di Lucca. Si percorre il territorio della Garfagnana per Piazza al Serchio e il centro di riferimento della vallata dislocata fra le Alpi Apuane e la dorsale dell’Appennino tosco-emiliano, Castelnuovo Garfagnana. Segue Castelvecchio Pascoli, una frazione di Barga, che rimanda il ricordo del poeta romagnolo Giovanni Pascoli che qui visse a lungo ed è sepolto. Nel territorio sorge il complesso de “Il Ciocco”, nome che rimanda a un’opera di Pascoli, realizzato agli inizi del 1970 e che lega il suo nome a diversi momenti del Giro d’Italia a metà degli anni ’70 e a vari altri eventi sportivi anche non ciclistici.
Si propone quindi, dopo una breve salitella, Barga, caratterizzata da interessanti costruzioni e monumenti di varie epoche, Fornaci di Barga, località sede di varie industrie, Fornoli e il suo ottocentesco “ ponte delle catene”, Bagni di Lucca, antica e frequentata sede di cure termali. Si percorre ora la nota s.s. 12 dell’Abetone e del Brennero e, dopo l’entrata in provincia di Pistoia, superata la località di Popiglio, frazione di Piteglio, in località La Lima, altra frazione del comune di Piteglio, inizia la salita verso l’Abetone. Un'ascesa che rimanda questi dati: km. 17,300 di lunghezza con i primi 4,500 km. con lievi pendenze attorno al 2%, i successivi 8 km. al 7% con i restanti chilometri fino all’arrivo che s’addolciscono e presentano una media del 5%. Sono 928 i metri del dislivello che si superano per giungere a quota m. 1386, dove è situato il G.P.M. di 2^ categoria e il traguardo.
Abetone delimita il confine fra Toscana ed Emilia-Romagna, provincia di Modena. E’ una conosciuta e frequentata stazione di turismo estivo e invernale in piacevole ambientazione naturale. Il valico è stato affrontato dal Giro d’Italia per la prima volta nell’edizione del 1928 ma la notorietà la conobbe grazie all’impresa solitaria di Fausto Coppi, giovanissimo, nella tappa Firenze-Modena del Giro 1940 che rivelò al mondo il valore del “Campionissimo”. Vincitori di tappa all’Abetone sono stati il toscano Mauro Gianneschi nel 1954, nel 1959 Charly Gaul e nel 2000 il toscano Francesco Casagrande che indossò pure la maglia rosa che dovette cedere, nel finale del Giro, a Stefano Garzelli, vincitore di quell’edizione.
E’ la tappa che, svolgendosi in buona parte in Toscana, ricorda, come ogni anno, un grande toscano: Gino Bartali. Chissà se il buon Gino gradirebbe. Potrebbe brontolare, e a lungo, poiché l’Abetone non susciterebbe certamente ricordi piacevoli per lui.
Abetone è anche il luogo di nascita di due grandi dello sci come il mitico Zeno Colò e Celina Seghi.

Giuseppe Figini

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