CASSANI. «Investire sui giovani, questa è la strada»

TUTTOBICI | 31/01/2015 | 07:24
Guarda avanti, eccome se guarda avanti il Commis­sa­rio Tecnico Davide Cassani. «Più che al 2015 dobbiamo pensare al futuro dei nostri ragazzi. Per Rio 2016 siamo già in ritardo» ci confida l’ammiraglio azzurro senza giri di parole, mentre è al Velodromo Fassa Bortolo di Montichiari per una due giorni di test con 30 corridori italiani della categoria Juniores.

Cosa avete fatto in pista?
«Abbiamo portanto avanti il Progetto Ta­lento per il quale nel 2014 sono stati realizzati 600 test di valutazione su al­trettanti atleti delle categorie esordienti e allievi, raccogliendo una quantità di da­ti davvero importante per la Fede­ra­zio­ne e per il lavoro che possiamo svolgere noi e le rispettive squadre con lo­ro. Si tratta di test generali, che mettono in luce le qualità dei ragazzi e che ci permettono di indicare loro anche percorsi diversi dalla strada, chi mostra qualità per la pista o altre discipline verrà incoraggiato a confrontarsi con altre scuole formidabili. Avere una map­patura del potenziale che abbiamo in Italia è un punto di partenza fondamentale, che permette a me, Marco Vil­la, Rino De Candido e Marino Ama­do­ri di ampliare la rosa di atleti su cui possiamo lavorare. Il fine non è il risultato a tutti i costi, le medaglie, ma la formazione dei ragazzi e di chi li segue giorno dopo giorno. Abbiamo squadre con tecnici davvero preparati, ma in altre c’è bisogno di un nostro contributo e in questo senso il Centro Studi assume un ruolo chiave».

I passi quali saranno?
«Grazie ad Elite e alla sua tecnologia, vorremmo attrezzare 15 nostri laboratori distribuiti in tutta Italia per continuare a monitorare gli atleti senza co­stringerli a muoversi durante la stagione. Avendo centri standard che seguono lo stesso protocollo, i tecnici regionali potrebbero valutare i corridori per far poi confluire le informazioni alla Federazione che, tramite il Centro Stu­di, fornirà il proprio contributo alle squadre che lo chiedono, soprattutto per quanto riguarda la preparazione e gli allenamenti finalizzati e personalizzati. Da qui a luglio organizzeremo uno stage al mese, dal 4 al 6 gennaio saremo a Jesolo con 15 corridori tra ju­niores e Under 23, a febbraio ci riuniremo a San Vincenzo in Toscana, a mar­zo a Camaiore, ad aprile a Treviso, a maggio a Gabicce Mare, a giugno e luglio in Friuli. Inoltre cercheremo di offrire ai ragazzi più meritevoli la possibilità di accumulare esperienza all’estero, fin da questo mese. Stiamo lavorando soprattutto sugli Under 23, scegliendo una rosa di atleti dilettanti per permettere loro di partecipare a corse internazionali con i professionisti. La Nazionale Under 23 sarà al via della Liegi-Bastogne-Liegi di categoria e del­la Parigi Roubaix Espoirs, oltre che partecipare alla Coppa delle Nazioni e ad altri importanti banchi di prova in­ternazionali, visto che le corse importanti in Italia purtroppo sono sempre meno».

A partire dal Tour de San Luis.
«Esatto. La FCI deve essere vicina al movimento e deve dare un contributo tangibile, le no­stre capacità devono essere al servizio dei ragazzi e delle loro squadre. Grazie al Centro Studi, sta crescendo una nuova leva di tecnici giovani e preparati che ci permetteranno di fare un salto di qualità indispensabile. All’ultimo corso da direttore sportivo che ho frequentato a Imola, su 35 partecipanti l’età media sarà stata inferiore ai 30 anni, il ciclismo è cambiato e ci stiamo riallineando ai suoi ritmi e a nazioni come In­ghil­terra e Australia che ci hanno ripresi e staccati. Bisogna far capire a chi allena i più giovani che certi allenamenti sono sbagliati, troppi chilometri sono dannosi per bambini e ragazzi ancora nell’età dello sviluppo. Le nostre indicazioni devono unirsi a strumenti di maggior controllo per far crescere il mondo giovanile. Un altro aspetto fondamentale di questo progetto è migliorare e incrementare il movimento delle discipline extra strada, in questo senso stiamo studiando diverse vie da intraprendere, ma prima di tutto dobbiamo trovare le risorse necessarie e di questi tempi non è semplice».

L’obiettivo è Rio 2016?
«Se pensiamo alla pista per Rio siamo già in ritardo. Stiamo lavorando già in ottica 2020 facendo capire ad allievi e juniores che nel velodromo c’è una scuola preziosa che va frequentata. Se invece dei 10 corridori che fanno pista oggi, tra cinque anni ne avremo 30, capite che sarà più facile costruire un quartetto e ambire a far segnare un tempo di livello. Tor­nando alla strada, invece il mese scorso è stato ufficializzato il percorso di Rio 2016 e devo ammettere mi piace. Pensavo, speravo fosse duro e lo è. Si tratta di un circuito impegnativo non solo per il dislivello totale ma perché nel finale dovrà essere affrontata per tre volte una salita di 8 km e mezzo. È un percorso esigente, che può sorriderci se pensiamo ad atleti come Nibali, Aru e altri giovani che scalpitano per emergere».

Come sta il ciclismo italiano?
«Non siamo messi così male come si dice. Abbiamo vinto il Tour, la gara più importante al mondo, con Vincenzo e abbiamo avuto un ragazzo come Fabio capace i piazzarsi terzo al Giro d’Italia e quinto alla Vuelta a España. Nei grandi giri siamo forti se non i più for­ti, purtroppo non vale lo stesso di­scorso nelle corse di un giorno. Nel 2014 i migliori risultati che abbiamo ottenuto nelle classiche sono stati il 6° posto di Sonny Colbrelli alla Milano-Sanremo, il 15° di Matteo Trentin alla Gand-Wevelgem, il 17° e il 50° posto di Filippo Pozzato al Giro delle Fiandre e alla Parigi Roubaix, l’8° di Enrico Ga­sparotto all’Amstel Gold Race, il 14° posto di Vincenzo Nibali alla Freccia Vallone, il 4° di Gianpaolo Caruso   alla Liegi Bastogne Liegi, il 9° di Fabio Aru al Lombardia. Abbiamo giovani promettenti, ma devono fare un salto di qualità. Stiamo cercando di dar loro tutti gli strumenti necessari».

Fin da subito ti sei concentrato sui giovani.
«Da quando ho assunto questo ruolo, la mia prerogativa è stata investire sulle categorie minori. La Nazionale non de­ve esistere un solo giorno all’anno e i dilettanti devono correre con i prof, per questo sono favorevole alle Conti­nen­tal ma che siano Continental serie, con giovani promettenti, che vengano controllati, che siano trasparenti. Ci deve essere un “bollino di qualità”, una patente di riconoscimento per i team e per il lavoro che svolgono con gli atleti. A proposito di giovani, posso dirvi che sto lavorando per rimettere in piedi il Giro dilettanti, ma servono sol­di che ora non ci sono. Per il 2015 l’attuazione purtroppo è ormai impossibile, ma spero vivamente di riuscire al più presto nell’intento perché i nostri ragazzi hanno bisogno di appuntamenti così prestigiosi».

Un proposito per l’anno nuovo appena iniziato?
«Mi auguro sia un anno tranquillo, nel quale i giovani interessanti diano i se­gnali importanti che ci aspettiamo, tan­to nelle corse a tappe quanto nelle classiche».

Giulia De Maio, da tuttoBICI di gennaio
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COMMENTI
La strada giusta....
31 gennaio 2015 08:37 lele
....sarebbe quella di investire i vecchi!

lele
31 gennaio 2015 13:39 Monti1970
Allora mettiti in mezzo alla strada così ti investono

Monti 1970
31 gennaio 2015 14:00 lele
....vedo che hai colto.

lele
31 gennaio 2015 15:43 Monti1970
Ho colto...

Continua e dai esempio
31 gennaio 2015 18:32 venetacyclismo
Bravo Davide , continua così e vedrai che i risultati verranno, certo non prende il tuo esempio il plurimedagliato Dino Salvoldi , sta facendo una preparazione incredibilmente assurda, si ha vinto molto ma le nostre atlete forti stanno esaurendosi e nel giro di pochi anni il buio , lui continua con selezioni incredibili prive di senso e fallimentari , senza una regola di programma e senza il coraggio di provare.......ne riparliamo tra poco e vedrete.

Condivido veneta
31 gennaio 2015 22:48 mimandapicone
Incredibile davvero, visto anche la figura fatta quest'anno al Mondiale, si ha vinto tante medaglie, ma solo perché c'è un materiale di primo ordine, ma sta finendo , e come si muove ora è molto discutibile , senza motivo , scelte a dir poco incredibili, chissà cosa può esserci sotto , non certo il valore sportivo.
Meditate gente meditate

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