UNA PRESA IN GIRO

TUTTOBICI | 13/12/2014 | 09:44
Ha collaborato. Ha beneficiato di uno sconto di pena come un vero pentito. Ha ritrovato una squadra e presto tornerà in gruppo a sentire il fruscio delle ruote e il vento in faccia. Mauro Santambrogio riprenderà a correre. La squalifica è scaduta il 2 novembre scorso, tre giorni prima il corridore comasco ha firmato un contratto con la Amore & Vita di Ivano e Christian Fanini.
Positivo all’Epo dopo la prima tappa del Giro 2013, ha accettato la sfida. È andato a Losanna, è stato il primo italiano a sedersi davanti al tavolo della Commissione indipendente di riforma del ciclismo (Circ), l’organismo straordinario voluto dal presidente Brian Cookson. Mauro era stato immediatamente fermato e qualche mese più tardi aveva sfiorato con la mente l’idea di un gesto estremo, affidando il suo malessere a twitter e ricevendone in cambio un affetto che probabilmente è stato decisivo per salvarlo. È in questo preciso momento – duro, drammatico e denso di ombre - che Santambrogio accetta di incontrare la Commissione presieduta dallo svizzero Dick Marty e composta dal tedesco Ulrich Haas e dall’australiano Peter Nicholson.  La Commissione ha pieni poteri e massima indipendenza, può comminare o cancellare sanzioni, collaborare con le autorità di polizia, interrogare, valutare e indagare. Santambrogio li incontra, parla e racconta: ovvio pensare che abbia spiegato come, dove e grazie a chi si procurava l’Epo. La Commissione ascolta e alla fine decide: squalifica fino al 2 novembre, 18 mesi quindi, con sconto per la collaborazione. E questo non è uno sconto qualsiasi, perché Santambrogio rischiava pena doppia, fino a quattro anni, visto il suo coinvolgimento nel processo di Mantova nel quale è stato rinviato a giudizio.
La sentenza della Commissione è valida ed è anche inappellabile, non c’è bisogno di passare per le forche caudine di nessun altro tribunale, nazionale o internazionale che sia. Non entro nel merito della questione morale, se il suo sia o meno un pentimento di facciata – quindi interessato – oppure assolutamente sincero. Non voglio parlare nemmeno del pentitismo come strumento per conoscere, capire e combattere in maniera più efficace la piaga del doping (per quanto mi riguarda, sono per la radiazione). Mi interessa capire perché il presidente Brian Cookson abbia favorito la nascita di questa speciale commissione, senza poi pensare al ricollocamento dell’atleta, riportando i corridori pentiti al centro del progetto ciclismo. In questo modo li lascia inspiegabilmente alla periferia. Voglio essere brutale: stando così le cose, collaborare non dà alcun beneficio. Santambrogio torna a correre con la maglia dell’Amore & Vita, ma se l’Uci non si fa garante di un reinserimento, lì ci resterà a vita. Il Movimento per un Ciclismo Credibile (MpCC): quando verrà chiuso sarà sempre troppo tardi) non consente a nessuna società aderente di ingaggiare un corridore che abbia subìto una pena superiore ai sei mesi. Le squadre di World Tour, anche quelle che non sono iscritte all’MpCC, con tacito accordo, hanno concordato di non prendere nessuno che abbia precedenti imbarazzanti. Se l’Uci crede davvero in questa Commissione, se ha intenzione di agevolare le confessioni dei pentiti per abbattere davvero la “sacra corona unita del malaffare chimico“ è il caso che oltre alla costituzione di questa speciale commissione crei un cammino preferenziale di recupero, in modo da uscire da questo equivoco e far rientrare tutti i “figliuol prodighi” dalla porta principale. Se invece non li si vuole più e questo è solo un lavoro di facciata, lo si dica. Messa così è solo una presa in giro.

VECCHIA EUROPA. Si parla inglese, ma a pedalare più veloci di tutti sono sempre gli stessi, i soliti noti: spagnoli, italiani, belgi, francesi e olandesi. Certo, il ciclismo si è globalizzato, diciamo anche polverizzato, ma la Vecchia Europa tiene botta. Parlo di nazioni, anche se a livello di team cambia poco: i più forti del mondo sono la spagnola Movistar, con il loro Alejandro Valverde numero uno del movimento mondiale. Certo, a livello di squadre il gap sembra molto meno evidente, anzi i team anglofoni sono lì: basti pensare che l’americana Bmc è seconda nel ranking e la Tinkoff-Saxo è terza, davanti alla belga Quick-Step e agli australiani della Orica.
Nel 2011, l’Italia era sola al comando. Alle nostre spalle Belgio e Australia, con Spagna e Gran Bretagna in scia. Il team più forte era l’Omega-Pharma e Philippe Gilbert, capitano della corazzata di Lefevere era il numero uno del ciclismo mondiale. L’anno successivo, il 2012, segna il sorpasso: Spagna e Gran Bretagna ci precedono. Ma il corridore più forte del mondo è sempre della Vecchia Europa, lo spagnolo Joaquin Rodriguez, mentre la Sky è il team di riferimento. Passiamo al 2013: la Spagna si conferma la nazione più forte, con l’Italia e la Colombia a completare il podio. Numero uno del ranking mondiale è ancora una volta Joaquin Rodriguez, mentre il team campione del mondo è quello di Unzue, la Movistar. Certo, i numeri non dicono tutto, la verità è solo parziale. Le vittorie non solo vanno contate, ma anche pesate, e la Sky, solo per citare uno dei team di riferimento del nuovo ciclismo globalizzato, di Tour in questi anni ne ha vinti. Ma questo 2014 si chiude con dei dati inoppugnabili. Anziché essere spazzata via, la Vecchia Europa ha reagito, mentre il nuovo ciclismo, quello australiano e britannico, ha segnato una evidente battuta d’arresto. Pronti al sorpasso, sono stati sorpassati. Guai però a dormire sugli allori. Guai a sottovalutare gli avversari. Guai a commettere l’errore che hanno commesso loro: i british

Pier Augusto Stagi, editoriale da tuttoBICI di dicembre


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COMMENTI
13 dicembre 2014 10:18 cannonball
La soluzione? Appena uno viene "beccato" si strappa il cartellino e divieto assoluto di eventuali ritorni, sia nel ciclismo che negli altri sport.

Cosi si eliminano questi personaggi che dimostrano di non aver capito nulla di cosa sia lo sport in generale, non solo il ciclismo; non c'è più bisogno dei loro ritorni, ma di nuove persone che fino a prova contraria praticano sport in modo pulito.

E se il livello si abbassa ben venga.

secondo me
13 dicembre 2014 11:23 effepi
perfettamente d'accordo con cannonball , senza tante parole illustra quale potrebbe essere la soluzione

Alziamo lo sguardo.
13 dicembre 2014 12:11 Bastiano
una buona volta dobbiamo deciderci sul come combattere il doping! Io sono per la radiazione immediata ma, so bene che in questo modo non togliamo il doping dallo sport, lo alleggeriamo solo di qualche idiota che si è fatto beccare, mentre tanti altri continueranno indisturbati. Se vogliamo vincere la guerra, dobbiamo lasciarci da parte le gioie momentanee, che possiamo avere vedendo allontanato uno stolto e pensare che non è di qualche stolto che vogliamo liberarci ma, dobbiamo radiare il doping!
Con i pentiti abbiamo cancellato il terrorismo e con i pentiti possiamo allontanare, trafficanti di doping e medici infedeli ai più elementari valori morali. Io il doping nello sport non ce lo voglio più e, non mi accontento di scoprire oggi, chi si dopava 15 anni fa! Voglio gioire nel sapere che oggi e domani, non ci sono e saranno, più bari e questo posso ottenerlo solo con una forte legge sui pentiti e con, controlli da ripetere a distanza di parecchi anni, quando nuove tecniche non conosciute oggi, mi aiuteranno a smascherare i "ricchi" che barano!!!

Il Carrozzone
13 dicembre 2014 12:26 angelofrancini
Caro Direttore
La valutazione di un problema nasce sempre dal punto in cui la si affronta.
Se si parte facendo come lo struzzo, ossia mettendo la testa sotto la sabbia si sa cosa si finisce per lasciare all’aria, sapendo cosa può capitare se passa qualche male intenzionato …..
Se si vuole cambiare il ciclismo vi è sono solo due modi: cambiare i dirigenti e tornare alle vecchie regole.
In campo internazionale ritengo si debba addirittura tornare a quella netta differenza fra dilettanti e professionisti che è sempre stata la grande fortuna del ciclismo : il declino è infatti cominciato all'indomani dell’unificazione delle due componenti che erano l’anima dell’U.C.I. (F.I.C.P. e F.I.A.C.) e con l’introduzione della licenza unica….. Scelte dettate unicamente per permettere la partecipazione dei ciclisti professionisti ai Giochi Olimpici.
Scelte nelle quali, la Federazione italiana, avendo a quell’epoca un vicepresidente in ognuna delle predette componenti, ha avuto grandissime responsabilità, senza dimenticare altre figure di vertice che hanno portato a tali cambiamenti negli ultimi anni.

Per non fare la fine dello struzzo bisogna quindi partire dallo Statuto U.C.I. ove si prevede che gli unici membri dell’U.C.I. sono le sole Federazioni Nazionali.
La Commissione Disciplinare dell’U.C.I. ha la funzione di giudicare e risolvere le divergenze fra i membri dell’U.C.I. e o fra un membro e l’U.C.I.
Nessun organo dell’U.C.I. può giudicare i singoli tesserati delle Federazioni membre: questo compito è riservato alla competenza delle Federazioni nazionali. Solamente per quanto attiene ai fatti strettamente tecnico/disciplinari relativi allo svolgimento dei Giochi Olimpici, dei Campionati mondiali o continentali, nonché nei confronti dei dirigenti U.C.I. per fatti disciplinari attinenti al loro incarico in ambito internazionale l’U.C.I. è competente a valutare ed applicare le sanzioni previste dalle normative vigenti.
Il CIRC è un organismo privo di qualsiasi riconoscimento ad operare come invece opera: prevedo che su questo versante presto vi sarà una presa di posizione dell’organizzazione NADO italiana (antidoping).
Bisogna avere il coraggio di riportare l’U.C.I. alle sue funzioni naturali di Associazione delle Federazioni nazionali (punto e basta) e non permettergli di gestire il ciclismo come il carrozzone della F1.

Altrimenti continueremmo ad essere nella situazione che cantava Renato Zero:
Il carrozzone va avanti da sé, con le regine, i suoi fanti, i suoi re. Ridi buffone, per scaramanzia, così la morte va via ……

e tutti re, regine, fanti ci guadagnano e solo il buffone, che sappiamo chi è, alla fine si accontenta di non morire di fame…..

Sottoscrivo al 100%
13 dicembre 2014 13:19 mdesanctis
D'accordo con Cannonball e Effepi. A casa subito e per sempre. Neppure il tesserino da amatore dovrebbero poter fare, così evitano a anche di "inquinare" granfondo e gare amatoriali.
Basta buonismo!!!
mdesanctis

Radiazione
13 dicembre 2014 15:09 gass53
Certo la radiazione sarebbe una buona soluzione per levare il Tumore alla Radice!!!
E' anche vero che se avessero fatto così negli anni passati, oggi alle partenze delle grandi corse e sopratutto dei Grandi Giri, l'appello dei partenti sarebbe molto corto, quindi quando scriviamo queste cose RICORDIAMOCI IN QUANTI CI SONO CASCATI NELLE RETE, Campioni e non!!!

MpCC
13 dicembre 2014 17:19 warrior
Ma se non è ammesso ingaggiare chi ha avuto una squalifica di almeno 6 mesi, come mai il vice presidente MpCC nella sua squadra ha ingaggiato prima Scarponi, poi Sella e poi Pellizotti? Questa regola vale solo per Rebellin?

warrior, ripassa
13 dicembre 2014 17:51 excalibur
warrior, ripassa la storia: l'hanno già ripetuta su questo blog migliaia di volte. savio ha ingaggiato quei corridori PRIMA di aderire al movimento, sono situazioni ormai definite. anche in altre squadre che appartengono al movimento ci sono situazioni analoghe e tranquillamente tollerate.
possiamo discutere se la regola sia giusta o meno, ma se quella è quella va rispettata
poi non biosgna dimenticare una cosa: l'MPCC è una associazione privata alla quale aderisce chi vuole. Chi non vuole o non accetta le regole, sta fuori ed è sereno.

Complimenti
15 dicembre 2014 19:47 pietrogiuliani
Altre volte ho manifestato apprezzamenti per suoi articoli e per le sue posizioni. In questo caso, caro direttore, si è superato e se il Presidente UCI Cookson vuole dimostrare davvero che tutto sta cambiando deve anche dare la possibilità ai “pentiti” di poter correre anche nei team Professional e Pro Tour.
Inoltre, caro direttore, gli voglio anche segnalarle che essendo un tifoso e sostenitore delle posizioni di Fanini, gli ho più volte sentito dire che lei è l’unico candidabile in grado di sostituire nel futuro mandato l’attuale presidente Di Rocco. Ebbene sinceramente credo che Fanini abbia ragione anche in questo e quindi mi auguro di chiamarla (in futuro) non più direttore ma Presidente.

Pietro Giuliani

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