HINAULT. Maddaloni e quella vittoria prima dell'Heysel
STORIA | 14/11/2014 | 16:13 Il ciclismo non ama le bugie. E Bernard Hinault, il grande campione del ciclismo che compie oggi 60 anni - 5 Tour, 3 Giri d' Italia, 2 Vuelta Espana nel curriculum, per tacere di altro -, in provincia di Caserta, da dominatore, prima del 1985, già era passato. Nel Giro del 1982, infatti, il secondo dei tre da lui vinto su tre partecipazioni in totale, Hinault a Caserta era arrivato proprio con la maglia rosa indosso. Ma nel Giro 1985, dalle parti nostre, sembrava tutta un' altra storia. Con Roberto Visentini al comando, e Francesco Moser, che aveva vinto l' anno prima il Giro, proprio grazie ad una cronometro finale, spodestando Laurent Fignon, giusto un francese come Hinault, la Capua - Maddaloni a cronometro, 38 chilometri, sembrava poco più di una formalità, per ratificare il predominio di uno dei due italiani. Capua - Maddaloni, una volata contro il tempo, una frazione prima carezzata e poi realizzata da don Salvatore D' Angelo, Vincenzo Milano ed Amedeo Marzaioli, uomini che il ciclismo e forse anche il suo intimo senso del lavoro lo avevano nel sangue, grazie all' imprimatur di Vincenzo Torriani, il patron del Giro, e del suo più fido collaboratore, Carmine Castellano, l' avvocato di Sorrento. Quando il Giro, con Gino Palumbo fra l' altro al vertice della 'Gazzetta', sorrideva di buona grazia alla Campania. Ed era la prima volta di Maddaloni, l' esordio emozionato della sua passione, quel giorno fatidico. Il ciclismo che non ama le bugie, quel giorno, un solare 29 maggio, fu impietoso oltre il sereno, invece. Bernard Hinault demolì, con una prestazione maestosa, le speranze dei nostri alfieri. Vinse, lui che non era un eroe pallido come Fignon, distanziando di quasi un minuto Moser e le sue tecnologiche ruote lenticolari, che sul percorso ispido delle nostre strade, o sui muscoli stanchi del trentino, non trovarono la giusta rispondenza, e di due minuti o giù di lì Visentini ed il suo sogno di Giro. Bernard Hinault, il numero '81' de 'La Vie Claire', dominò alla grande, e conquistò anche la maglia rosa. Che non avrebbe più ceduto, sino al trionfo finale di Lucca. E la carovana, al 'Reggia Palace Hotel' di San Nicola la Strada, un luogo che non c'è più, lo ricordiamo ancora come fosse tutto vivo, nel pomeriggio del dopocorsa che si era immerso più presto del previsto nella sera, discuteva su Moser e le sue ruote sbagliate, su Hinault e sul suo ruolo di nuovo Merckx, per giunta pure simpatico... Era l' amarezza della sconfitta propria dello sport. Sui divani e davanti al banco bar di un albergo che non c'è più, trascorrevano le immagini. Ora di cena, di ritiro, di commiato. Negli occhi ed in Tv. Passavano le immagini giuste di una corsa, senza bugie, come era stata la Capua - Maddaloni di chilometri 38, 12. tappa del Giro. Quando, ad un tratto, l'ora del Telegiornale, le 20,30, cominciarono ad invadere - e c' era solo la Rai, Bruno Pizzul, nessuna emittente privata -, il living room dell' albergo le notizie atroci che arrivavano dall'Heysel, da Bruxelles. La finale di Coppa Campioni fra Liverpool ed Juventus, la follia degli hooligans, le morti senza ragione che riempivano un campo di gioco, senza ragione se non l' idiozia, o la violenza umana. Sentivamo, oggi come allora, il dispiacere breve per una sconfitta dello sport cedere il passo - e Moser ce lo perdonerà - al dolore infinito di una sconfitta della vita. Ma perchè mai ? Le bici spazzate via da una angoscia che non era il vento dei falsopiani. Hinault, che festeggia oggi 60 anni, sarebbe partito, con un sorriso appena, l'indomani, da Maddaloni. Dinanzi al Villaggio dei Ragazzi, e non a caso, perchè lo sport è giovinezza e primavera, non sarà mai inverno, in maglia rosa. Anche per chi, senza bugie, quel giorno ci credeva a stento.
Gian Paolo Porreca da 'Il Mattino', ed. Caserta, 14 novembre 2014
Innanzitutto,non c'era il sole;la giornata era plumbea,mi pare piovviginasse.Moser attribuì la sconfitta non all'uso delle ruote lenticolari,ma ALL'ESATTO CONTRARIO:alla decisione di non usarle,in considerazione del vento.Hinault,viceversa,le utilizzò,e vinse anche per questo motivo.Ricordo come fosse ieri l'intervista di Moser ,a fine tappa,durante la quale,avvilito,definì "un grosso errore" non aver utilizzato le lenticolari.Un'ultima considerazione:l'unico che,alla vigilia,poteva considerare quella crono una "formalità" tra Moser e Visentini ,quando alla partenza c'era un coridorino semisconosciuto come Hinault,credo fosse Porreca.E nessun altro.
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