POZZOVIVO E IL SUO RECUPERO LAMPO: VUOLE IL LOMBARDIA

PROFESSIONISTI | 19/09/2014 | 18:39

Dieci agosto 2014. Un gatto (rosso, bando alle supersitizioni) decide di andare a spendere una delle sue sette vite sotto il carbonio della Focus di Domenico Pozzovivo. Lo scalatore lucano, che era pronto ad affrontare una Vuelta da protagonista, si schianta contro il guard-rail della discesa di Piavenna, in Trentino. Un botto tremendo che gli procura la frattura composta di tibia e perone della gamba destra. Lo stesso tipo di incidente capitato a Marco Pantani alla Milano-Torino del ‘95; un felino sprovveduto come quello che al Giro del ‘97 si infilò sotto le ruote della bici del Pirata. E ancora: la riabilitazione fatta in Romagna con il ‘Pozzo’, che già il 14 è da Bruno Filippi, fisioterapista di Rocca San Casciano. 


Le similitudini però si fermano qui perché se al fuoriclasse di Cesenatico ci vollero mesi per tornare a pedalicchiare, il corridore della Ag2r è già in sella sabato 6 settembre. Ventisette giorni dopo il fattaccio quando il referto medico ne imponeva 70. Altro che stagione finita, come sentenziavano tutti. Un record stabilito grazie alla titanica forza di volontà racchiusa in quel corpicino di 53 chili e all’abilità di Filippi. «Sì - sorride - Pozzovivo, quando mi pongo degli obiettivi voglio raggiungerli. Diciamo che a volte passo il limite della testardaggine... Poi c’è l’ottimo lavoro fatto dal dottor Moroder di Bolzano che mi ha operato, da Bruno e dal dottor Roberto Parravicini di Milano».


Tutti fior di professionisti, a cominciare proprio dal paziente (dottore pure lui, dato che è laureato in economia aziendale): «All’inizio non camminavo - racconta il lucano, 32 anni, in stagione quinto al Giro e alla Liegi -. Andavo con le stampelle, la mia ragazza doveva mettermi sulla bici e neanche riuscivo a sganciare la scarpetta».

Però pedalava: «Anche due volte al giorno: una sui rulli e l’altra su strada. Ho cominciato puntando a piccoli miglioramenti quotidiani. Prima ho pensato ad alzarmi sui pedali, poi a fare una salitella. Mi è parso di tornare bambino, a imparare di nuovo ad andare in bici».

 

Tra un linfodrenaggio e una tecarterapia c’è spazio anche per le uscite con l’amico e compagno di squadra Matteo Montaguti.

Sabato scorso ad esempio assieme al meldolese e ad alcuni dilettanti della zona come Matteo Malucelli e Giacomo Bravi si sono fatti un ‘lungo’ con Bertinoro, monte Cavallo e la Rocca. «Belle strade, le vostre - osserva -. Tra l’altro ho anche un bel ricordo personale: qui nel 2010 ho fatto secondo al Romagna».

Le cose vanno così bene che il Pozzo ha mandato una mail significativa ai dirigenti francesi: «Per il Lombardia - dice più o meno la comunicazione - potrei essere a posto. Do la mia disponibilità anche per le corse di fine anno in Cina».

Certo, è il corridore stesso a riconoscerlo, «si tratta di una pazza idea che magari non sarà presa in considerazione ma mi premeva reagire subito, non abbattermi e fare delle scelte lucide che non pregiudicassero la prossima stagione e il resto della carriera. Con questa riabilitazione precoce ho guadagnato tempo. Ho sofferto e sto soffrendo fisicamente ma io ci credo e la testa fa la differenza». Sipario. Applausi.

Emanuele Conti per Noi Romagna

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