CRISTIANO GATTI. L'Italia non merita Nibali

TOUR DE FRANCE | 19/07/2014 | 00:15
Vincere in maglia gialla nel centenario di Bartali, Nibali s’inventa anche questo. Ma non è una sorpresa: se ha un pregio, che anzi qualche volta l’ha portato a sbagliare, è la voglia continua d’inventarsi divertimento, per sè e per i tifosi. Nibali non comanda il Tour con il braccino: Vincenzo s’ingegna, si concede, si spende. Tutto questo anche se non ha rivali, anche se ormai – a casa Froome e Contador, comunque battuti prima che se ne andassero – è un gigante tra i nani. Certo le prefiche superstiziose continuano a dire che non si può cantare vittoria, che da qui a Parigi tutto può succedere, che non si può mai dire. E come no: c’è bisogno dei supertecnici per sapere che nella vita tutto può succedere, che a Nibali può cadere un vaso di gerani in testa uscendo dall’ameno alberghetto alpino. Ma se usciamo dal paranormale e ci fermiamo ai ragionamenti logici, la verità è una sola: in Francia sta correndo un campione autentico e al confronto tutti gli altri sono nessuno. Una volta tanto, dopo tanti e tanti anni, questo campione è italiano. E’ l’ultimo che ci rimane, ma grazie al cielo è italiano vero. Figlio del Sud, maturato al Nord, ora affermato personaggio internazionale. Tutto il mondo ce lo invidia, nonostante sia deficitario sul piano delle crestine bionde e dei tatuaggi ascellari, delle strappone al seguito e delle notti brave.
Un segnale consolante pure questo: Nibali dimostra che stare in famiglia, andare a letto presto la sera, amare il proprio lavoro, inseguire grandi sogni è comunque uno stile di successo. Un altro modo di uscire dal branco. Non necessariamente obsoleto e fuori tempo massimo.

Piuttosto, io mi chiedo che cosa Nibali debba ancora inventarsi, più di vincere tre tappe e dominare in giallo, per meritarsi un poco di attenzione nella sua terra. Sveglia, Italia. Siamo il Paese che si butta nelle fontane per un turno eliminatorio dei Mondiali, e questo ci può stare, siamo il Paese che si eccita per un ottavo posto della Ferrari, e passi pure questo, ma siamo anche il Paese che diventa tutto velista quando si scopre di luna buona e di Luna Rossa, che inneggia alla febbre del Flaminio per le sconfitte fantozziane del rugby, che si mette genuflesso e incantato davanti alle liturgie snob del Foro Italico e del Piazza di Siena.
Per il ciclismo, che resta pur sempre lo sport più pop assieme al calcio, è invece scattato l’ordine conformista dell’indifferenza. Non va più seguito, quello sport di drogati. Continuiamo a seguire gli sport degli scommettitori. Basta, fine delle trasmissioni. Così, mentre un campione italiano (finora l’unico chimicamente intonso, per inciso) sta ricamando un’impresa monumentale, tra l’altro nell’era sportiva segnata da umiliazioni in tutte le discipline, la sua terra è voltata dall’altra parte. I Tg conformisti, che si mettono docilmente in coda al Flaminio e a Piazza di Siena, non dedicano mai venti secondi per aggiornare il risultato di giornata. Forse si accorgono solo ora dell’esistenza di un tale Nibali. Si difende con grande dignità la carta stampata, che sarà superata e moritura, ma comunque ancora sa distinguere tra gli avvenimenti del mondo e giustamente sta accompagnando Nibali con ampi spazi e firme adeguate. Tutto attorno, il freddo. Grazie alla disinformazione del minculpop, la gente neppure lo sa. E’ molto brutto e molto ingiusto. Nibali si merita di meglio. Certo, l’Italia non si merita Nibali.

da «Il Giornale» del 19 luglio 2014 a firma Cristiano Gatti
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COMMENTI
19 luglio 2014 10:01 geom54
calcio inteso come binomio inscindibile di stupidità e violenza? ..... con la sua malmessa sedentaria e panciuta tifoseria?
vedere scritto "qui" questa parola urticante non va bene;
eviti Dott. GATTI nel proseguo di farne ancora menzione.

Amen.
19 luglio 2014 14:54 teos
Assolutissimamente d'accordo. Prendiamo un social network come Twitter: top trend (cioè argomenti più discussi), calcio & Politica & One Direction, non necessariamente in tal ordine. Nibali non pervenuto. In altri paesi (e non parlo del Belgio che costituisce una realtà a sé stante, meravigliosamente a sé stante..) sarebbe sulla bocca di tutti e probabilmente già si starebbero muovendo sponsor per fargli ponti d'oro. Non da noi, un paesino di quaquaraquà che sempre più latita sulle strade del Giro (quest'anno c'era più gente su una tappa di pianura al Tour che non sullo Zoncolan, che per anni è stato l'eccellenza italiana quanto a colpo d'occhio di pubblico), un paese che riscopre il proprio sentimento nazionale ed espone il tricolore fuori di casa una volta ogni 2 anni, cioè quando l'armata brancaleone di pallone disputa in estate o Europei o Mondiali, e che nemmeno il 2 giugno, Festa della Repubblica, arriva ad "osare" tanto. Ci sono volute 3 vittorie di tappa e 10 giorni in maglia gialla per potersi gustare un servizio su Nibali nel TG1 delle 20, altra vergogna tutta italiana, in una rete poi che il Tour lo trasmette..

Ahivoglia che il duo Pancanello in TV si spertichi a parlare di orgoglio, felicità & affini, quando questi sentimenti sono propri solo di chi ama il ciclismo e basta. La realtà dei fatti è questa: oggi come oggi il ciclismo viene dopo calcio, F1, tennis, motociclismo, basket, rugby e persino dopo il nuoto e le vicende sentimentali della Pellegrini, nonostante puntualmente la stragrande maggioranza di questi sport, non solo porti assai meno gloria all'Italia rispetto le due ruote, ma cosa ancor più grave abbia anche nel nostro paese una tradizione infima rispetto al ciclismo.

Tutto sommato alla fine sarebbe molto più lieto sapere che il giorno dopo la probabile (tocchiamo ferro..) vittoria di Nibali al Tour, questa gente sia rimasta giù dal carro. Perché tanto non serve, anzi toglie solo spazio a chi sul carro merita di starci.

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19 luglio 2014 15:52 uybello79
apprezzo molto questi articoli, bravo, ottima penna.

19 luglio 2014 18:51 foxmulder
Certo Gatti non lo scopriamo ora, ma quando gli escono pezzi così c'è da togliersi il cappello! Bravo.

IL CALCIO CHE......
19 luglio 2014 19:06 jaguar
Un giocatore di calcio sfiorato (forse) da una mano con un urlo smisurato si getta a terra fulminato!!! e tutti intorno per rianimare il pagliaccio qualcuno pure preoccupato!!!!!!calcio uguale ipocrisia e non voglio degenerare....vorrei vedere un giocatore di calcio dopo una caduta come quella di Fulksang (addirittura procurata) starebbe a casa per sei mesi e sai come fioccherebbero le denuncie...eppure come dice Gatti c'è gente che si straccia le vesta per il calcio......un baraccone penoso.

Caro Cristiano
19 luglio 2014 19:41 angelofrancini
Attenta disamina, manca solo un passaggio alle tue attente disamine, in particolare quando scrivi: "per il ciclismo, che resta pur sempre lo sport più pop assieme al calcio, è invece scattato l’ordine conformista dell’indifferenza. Non va più seguito, quello sport di drogati..".
Ma ti sei mai posto la domanda se questo forse non é quello che vuole chi dirige questo sport (riferimento ristretto a 2/3 persone per capirci)?
Meno attenzione mediatica sul ciclismo, corrisponde a più libertà di fare quello che vuoi..... sotto traccia!
Ciao!

le osservazione di Angelo Francini
19 luglio 2014 21:22 gianni
Cristiano Gatti ha colto nel segno, ma la sua bravura non è una novità. Piuttosto, quanto scrive Angelo Francini offre l'occasione per approfondire la questione, tenendo conto che Francini parla (o scrive) sempre a ragion veduta.
saluti
Gianni Cometti Cureggio (Novara).

Si raccoglie quello che si semina, caro Gatti
20 luglio 2014 09:30 Monti1970
Per più di 10 anni ,voi giornalisti che vi occupate di ciclismo,avete parlato più di doping e sospetti doping che di cronache e commenti di gare ciclistiche. Ora vi chiedete perché in Italia il ciclismo occupi l'ottava o la nona posizione come gradimento? La colpa é anche vostra,compreso lei Sig. Gatti e di chi dirige questo spot,come ha scritto il Sig. Angelo Francini

Svizzero?
20 luglio 2014 10:20 dany74
Nibali si è già trasferito in Svizzera! (Forse per non pagare le tasse nello stesso stato di Gatti)?

20 luglio 2014 10:38 geom54
infatti, per proporre paragoni, NON RISULTA in nessuna spalla più o meno portante di qualsiasi Testata e neppure nelle spallucce dimenticate delle stesse che si dia rilievo a tutte le malefatte ITALIANE,

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