SALUTO CON PIACERE UN GIRO GRIGIO, ANONIMO, AVVELENATO
ATTACCHI & CONTRATTACCHI | 01/06/2014 | 18:02
di Cristiano Gatti -
Se vogliamo dire che il
ciclismo è sempre bello, ovunque e comunque, allora anche questo Giro è
fantastico. Se però vogliamo classificare i nostri ricordi, se vogliamo
mettere un meglio e un peggio, io personalmente non ho molti dubbi:
questo passa alla storia come un Giro brutto. Anonimo, grigio,
avvelenato. Più o meno come il meteo che l’ha accompagnato,
flagellandolo ogni giorno di pioggia e grandine, con sadismo chirurgico
sugli arrivi, puntualmente anche a Trieste.
Ma certo che non
sono in discussione l’impegno e la sofferenza dei corridori. Sono punti
fermi. Sappiamo quant’è pesante la fatica di tre settimane, più le
cadute, più i malanni, più le delusioni. Ma se ci fermiamo a questo, non
è più possibile ragionare, perché la conclusione è sempre la stessa,
sempre viva il Giro e tutti primi al traguardo del mio cuore.
Però
bisogna capirsi: inutile allora cercare percorsi e campioni ogni anno
diversi, inutile fare pagelle personali, inutile discutere al bar. E’
sempre tutto bello e tutto grande, in questo nostro amato ciclismo.
Però,
però, però. Dobbiamo anche un po’ aprire gli occhi e fare uno sforzo
critico. Allora: l’impegno non assolve da solo un Giro. Anche in tutte
le partite di calcio - o di basket, o di briscola - l’impegno va dato
per scontato: eppure, c’è la partita memorabile e la partita da
dimenticare al più presto.
E’ questione di divertimento, di spettacolo, di puro piacere estetico.
Torno
al Giro 2014: il voto complessivo non può superare il 5. Di veramente
bello, di veramente chiaro, di veramente emozionante c’è l’attacco di un
giovane (per miracolo italiano) a Montecampione. Quel giorno soltanto,
uno solo, un uomo di classifica staccò la diretta concorrenza, senza se e
senza ma.
Il resto è tutto così confuso e così appiattito.
Certo, Quintata ha vinto. Ma Quintana era il superfavorito, non
dimentichiamolo proprio adesso. E per essere un superfavorito, si è
limitato al minimo sindacale. Viggiano, Sestola, Oropa, Montecampione,
Zoncolan: come re degli scalatori, come migliore scalatore del mondo,
sempre col braccino, sempre col bilancino del farmacista. Di più: la sua
maglia rosa arriva nel giorno più discusso e discutibile, certo con una
bella tirata in salita (però senza staccare un certo Hesjedal,
ricordiamolo), ma certo anche con una molto meno bella furbata in
discesa. Resta solo la cronoscalata del Grappa: la vince, è bravo, ma
con soli 17’’ su Aru, un esordiente nelle vesti di leader. Fine delle
trasmissioni.
Chi aspettava Quintana dominatore sulla montagna della consacrazione, lo Zoncolan, ancora lo sta aspettando.
Mettiamola
così: questo vincitore è come certe donne e certi uomini. Non è bello:
diciamo che è un tipo. Può piacere e non piacere. Dico la mia: magari
fra cinque anni mi piacerà tantissimo – perché è giovanissimo, anche
questo non va dimenticato -, ma al momento è un vincitore di Giro che
non mi ispira proprio niente di speciale.
Preferisco ricordare e
tenermi stretta la vera, grande, inattesa novità di questa corsa: la
Giovane Italia. Oltre ad Aru, che sarà pure il dopo-Nibali, ma a me
sembra già il durante, abbiamo gli Ulissi, i Battaglin, giù giù per
l’anagrafe fino ai Cattaneo e ai Bongiorno (senza la caduta, sono certo
che avremmo anche Villella).
Un fatto è certo: il Giro Under 24
pianta una tremenda spallata al vecchio Giro. Per un motivo o per
l’altro, i Petacchi, i Paolini, i Cunego, i Basso, gli Scarponi (lui
però per caduta) fiutano improvvisamente un sentore di autunno. Un mese
fa non era così: è bastato farsi un Giro per ritrovarsi
irrimediabilmente vecchi. La loro fortuna è che non ci sia in Giro
Renzi, altrimenti parleremmo di generazione rottamata.
Ad ogni
modo ciao Giro, grazie Giro. Adesso il pallone passa al nuovo ct
Cassani. Giovane lui, ha davanti un’opportunità storica: aprire le vele e
lasciarsi portare da questo vento di rinnovamento. La Giovane Italia ha
le carte in regola per crescere e per tornare Grande Italia. Con calma,
senza fretta. Se non vincerà subito, zero problemi. I problemi nascono
se Cassani ricomincia dalla solita solfa, con la tiritera dei vecchi
registi in corsa, dell’esperienza, eccetera, eccetera, eccetera. Se
serve esperienza e generosità, ci sono gli Oss, i Quinziato, i Tosatto.
Non servono più ct in corsa. Basta quello in ammiraglia. E attorno,
tanti ragazzi italiani semplicemente orgogliosi della loro maglia
azzurra.
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Giacomo