LA TAPPA. Zoncolan: l'ultima salita, la più temuta

GIRO D'ITALIA | 31/05/2014 | 07:48
Dopo la consacrazione di Quintana in rosa e del nostro Fabio Aru, le cui immagini salendo a Cima Grappa abbiamo ancora fresche negli occhi, ci siamo. C’è l’atteso, temuto, sognato – dipende dagli angoli di visuale - Monte Zoncolan è alla conclusione di questa tappa, la penultima del 97^ Giro d’Italia. In vetta a questa montagna friulana, assurta in breve tempo nel ristrettissimo novero delle “montagne sacre” del ciclismo, a giusto titolo per le sue peculiari caratteristiche costitutive e per l’alone fascinoso che promana, sarà celebrato il vincitore del Giro d’Italia 2014 e il podio.
E’ una tappa quasi tutta in terra friulana salvo una brevissima escursione in quella di Belluno. Non c’è però solo lo Zoncolan nel corposo menu di questa frazione. Vedremo più avanti comunque.
La partenza è da Maniago, in provincia di Pordenone, industre centro di lunga storia che è noto, a livello nazionale e internazionale, per la tradizione ultra secolare della lavorazione dei coltelli e delle lame che continua e prospera tuttora. La prima parte della tappa presenta un profilo tranquillo, senza rilievi apprezzabili, costeggiando le Prealpi. Si passa per Sequals il cui nome ricorda il mitico Primo Carnera, si supera l’avveniristico ponte di Pinzano al Tagliamento, Ragogna con suggestive visioni del letto del Tagliamento fra scoscese rive e raggiungere quindi San Daniele del Friuli. E’ una cittadina ricca di monumenti e offre il prelibato, omonimo, prosciutto crudo DOP legato a ricordi ciclistici con la vittoria di Gianni Bugno nel campionato italiano del 1991. E’ ancora pianura per Osoppo, Bordano, Interneppo con i suoi laghi per giungere a Tolmezzo, porta della Carnia. Da Villa Santina la strada inizia a salire, leggermente per ora. E’ da Ampezzo, altro caratteristico centro carnico, che la tappa muta fisionomia e prosegue con un costante su e giù. Il tracciato propone l’inedito Passo del Pura che porta a quota m. 1428 in km. 11,250. E’ GPM di 1^ cat. Il dislivello è di m. 869, pendenza media 7,7%, massima 13%. L’attacco è relativamente dolce, poi però la pendenza incarognisce. Non ci sono praticamente costruzioni, tutta vegetazione, la sede stradale è agevole e, a mano a mano che si sale, lo  sguardo s’allarga sul suggestivo panorama sottostante. Segue una breve discesa verso il lago della Maina, un invaso artificiale, nel territorio di Sauris di Sotto, preceduto da un’incombente galleria. Superata la diga, si riprende a salire subito, senza soluzione di continuità, per Sauris di Sopra. Neppure il tempo di gustare i prelibati salumi affumicati, i formaggi, la birra qui prodotti che si sale verso Sella di Razzo, GPM di 2^ cat., quota m. 1811, pendenza media 5,2%, punte del 15%. E’ un’ascesa di km. 15,850  con un dislivello di m. 830, discontinua per pendenze, sempre in un’ambientazione naturale di bell’impatto. Al GPM si è in provincia di Belluno, per un brevissimo tratto. Discesa per Casera Razzo e quindi, alla Forcella Lavardet, si rientra in quella di Udine. Lunga e veloce, velocissima, discesa nella valle del torrente Degano per le località di Pesariis, frazione di Prato Carnico, nota per gli orologi, ed è subito Ovaro. Ovaro significa Zoncolan, quello vero, quello duro che in cima, dopo le strette gallerie, immette , con una sorta di “coup-de-theatre” nella scenografica conca, brulicante di spettatori, il Maracanà del ciclismo. Tre sono stati gli arrivi da questo versante con le vittorie di Simoni nel 2007 (che ha replicato il suo successo del 2003 ma dal versante assai più agevole di Sutrio), Basso nel 2010 e lo spagnolo Igor Anton nel 2011.
La carta d’identità di kaiser Zoncolan riferisce: lunghezza km. 10,100 - dislivello m. 1203, pendenza media 11,9%, pendenza massima22%. Un monumento verticale del ciclismo, un monumento vivo e animato dagli appassionati disposti ai lati della strada che incitano i propri beniamini che sfidano la legge di gravità.
Per rendere possibile la regolare effettuazione della salita, già dal 2007, nei pressi di Ovaro è effettuato quello che è definito “pit stop”. Ferme tutte le auto e tutti salgono sulle moto in attesa, salvo i corridori……. Diritti d’autore dell’ideazione e della realizzazione dell’iniziativa, già dal 2007, sono per il direttore del Giro d’Italia, Mauro Vegni. Ora è collaudata ma, allora, i timori, le perplessità, gli interrogativi erano molti. Il “format” ha però funzionato, e bene,
Uno spettacolo da non perdere, assolutamente.

Giuseppe Figini
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