DANIELE. «Presidente Di Rocco, qualcosa non torna...»

LETTERA APERTA | 30/01/2014 | 09:33
Caro Direttore,
ho letto la replica del Presidente Di Rocco alla mia lettera aperta che Lei aveva avuto la bontà di pubblicare su tuttobiciweb il mese scorso. Lungi da me la volontà di intavolare un batti e ribatti col Presidente, che rischierebbe di divenire stucchevole, ma, vista l’importanza degli argomenti in discussione, spero che Lei voglia concedermi un legittimo “diritto di replica”.

Vorrei anzitutto rassicurare il nostro Presidente, dopo averlo ringraziato per le “carezze” che mi invia all’inizio della sua nota, che non c’è oggi e non c’era nemmeno 50 giorni fa, quando ho scritto a tuttobiciweb, alcun intento “sindacale” nelle mie parole, nessun tentativo di difendere posizioni acquisite in passato. Ho in tasca una tessera della FCI fin dal lontanissimo 1970. Sono dunque ben 44 anni che il ciclismo è parte integrante della mia vita quotidiana e 25 di questi anni li ho trascorsi, onorandomi di farlo, ad assistere e tutelare la salute dei ragazzi che indossavano la maglia azzurra, in qualità di Medico delle Squadre Nazionali. Conosco dunque molto bene le problematiche di questo sport e continuo a vivere dal di dentro le criticità ad esso connesse. Ecco perché credo di poter esprimere pubblicamente la mia opinione su questi argomenti senza per questo essere tacciato di “corporativismo”.

Quindi, al bando le vuote parole di circostanza che permeano la tardiva risposta del Presidente Di Rocco e veniamo ai fatti, quelli indiscutibili:
1) Le “Nuove” Norme per la tutela della salute dei ciclisti, nella parte che prevedeva la possibilità per gli atleti del ranking di scegliere il Medico di fiducia “tra i laureati in medicina e chirurgia che risultino iscritti all’albo professionale e che non abbiano riportato condanne penali o sanzioni disciplinari superiori ai 12 mesi”, sono state bocciate dal Presidente della FMSI, e non certo per ragioni di sterile corporativismo. Infatti ora, all’unisono, utilizzando esattamente le stesse parole, il Presidente Di Rocco e il Dr Simonetto ci informano che i medici “non specialisti” in Medicina dello Sport dovranno frequentare un corso di formazione della FMSI prima di poter accedere a tali funzioni. Giusto e sacrosanto. E, badi bene, non perché i Medici di base non siano medici validi, in grado di seguire da vicino le esigenze di un ciclista agonista, ma solo perché le competenze necessarie a farlo con perizia non fanno parte generalmente del bagaglio culturale tipico di un medico che non esercita quella particolare attività. Non è un caso, infatti, che il piano di studi delle Scuole di Specializzazione in Medicina dello Sport prevedano corsi di insegnamento di Metodologia dell’Allenamento, di Scienza della Nutrizione, di Norme e regolamenti Anti-­‐Doping, ecc.
2) La ricostruzione reale della tempistica dell’indagine sui 57 medici sociali, checchè ne dica il Presidente Di Rocco è la seguente:
• Il 20 dicembre 2012 la Commissione Tutela della Salute (CTS), segnala alla Procura Federale (PF) numerose inadampienze relative all’operato di 57 medici sociali per la stagione 2012.
• Il 7 gennaio 2013 il Presidente Di Rocco rilascia l’intervista da me citata. La CTS, almeno ufficialmente, NON “aveva già sospeso 30 medici sociali per la non ottemperanza delle norme previste”, come sostiene il Presidente Di Rocco. Oltretutto non c’è traccia di questo evento nell’atto di deferimento ai 57 medici sociali, se non in riferimento ad una sentenza della CDFN dell’anno 2006 in cui 11 medici sociali erano stati sanzionati per violazioni dello stesso tipo. Quindi dovrebbe essere il Presidente Di Rocco a spiegarci perchè ha rilasciato quelle dichiarazioni a Marco Bonarrigo.
• Il 14 gennaio 2013, il comunicato della Segreteria Generale FCI n3/2013 annuncia i risultati dell’elezione del nuovo Consiglio Federale e dei nuovi Organi di Giustizia.
• Il 20 febbraio 2013 la PF invia i primi telegrammi di convocazione per le audizioni preliminari dei medici coinvolti per il procedimento n. 1/2013. Quindi non sono io quello che dimentica qualcosa. Queste sono date certe e inoppugnabili e non si tratta affatto di una “difesa corporativa di una parte dei medici da sempre ostile alla FCI ecc ecc”. A chi allude? Perché non ce lo spiega chiaramente, senza demagogia, Presidente Di Rocco?
 
3) Le assicuro che nessuno “spirito di corpo” fodera di prosciutto i miei occhi, anzi sono molto attento alle questioni che riguardano il mio campo di interessi. Ed è proprio per questo che non riesco a scorgere nelle “Nuove Norme per la Tutela della Salute” alcunchè di innovativo, alcuna “svolta culturale in atto”. A meno che non si intenda per culturalmente positivo il fatto di delegare all’atleta la tutela della sua stessa salute. Ma, si badi bene, è tenuto a tutelarsi, secondo le norme, solo l’atleta di medio-­‐alto livello prestativo, quindi inserito nel “ranking” e quindi, in qualche modo, di interesse federale. Questo vuol dire che, secondo la FCI, dei 3312 atleti tesserati nelle categorie internazionali nel 2013, solo 755 (il 22,8% del totale), quelli a tutt’oggi inseriti nel ranking, hanno l’obbligo di fare dei controlli periodici del sangue. Per l’altro 77% degli atleti…non c’è problema. Nessun controllo obbligatorio. Niente più Ecocardiogramma per i giovani Junior, niente più ECG da sforzo ad anni alterni per i più grandini, niente più controlli del sangue. Basta l’idoneità agonistica di legge e poi via, pedalare. La tutela della loro salute, pur trattandosi di atleti praticanti una disciplina ad elevatissimo impegno organico e funzionale, è demandata all’iniziativa personale e al buon senso dei loro dirigenti di società. Evidentemente alla FCI interessa solo la tutela della salute di quelli forti, di quelli che porteremo ai Mondiali o alle Olimpiadi. Alla faccia della “svolta culturale”….

Poi però scopriamo che un po’ dappertutto sono stati tesserati ragazzi privi anche di questa certificazione di legge (processone ai 57 Medici Sociali docet… 156 certificati di idoneità mancanti o scaduti sui 1297 atleti assistiti dai medici inquisiti, 25 medici coinvolti di cui 14 dimessi o non più tesserati e quindi non sanzionati) ed è stato giusto punire severamente i miei colleghi che non hanno controllato questo importantissimo aspetto della tutela sanitaria dei nostri ragazzi. E la cosa mi preoccupa molto Presidente, certo che mi preoccupa. Infatti mi domando come sia stato possibile!!!

Come è stato possibile che i presidenti di quelle società abbiano firmato quelle richieste di tesseramento anche in assenza del certificato? Sono stati per caso convocati dalla solerte Procura Federale per fare qualche domandina anche a loro? Chissà…. Forse ora capisco cosa intendono dire il Presidente Di Rocco e il Dr Simonetto quando, all’unisono, parlano di “responsabilizzare l’atleta dopo anni in cui si è lavorato (senza riuscirci aggiungo io) per sensibilizzare i dirigenti di società”.

4)
Malizia per malizia: Le vere ragioni per cui la FCI ha scelto di pubblicare le nuove norme sono state riassunte dal segretario della CTS, Dr Mirri, al recente convegno dell’AIMEC alla Castellina. Basta leggere la slide allegata e non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni. Non si possono cambiare le carte in tavola ora e parlare di “svolta culturale”. È poco serio, Presidente Di Rocco, e confonde le idee a chi non conosce bene i fatti. La riforma in atto è profonda, sono d’accordo... ma in senso peggiorativo rispetto al passato.

La ringrazio Direttore per l’attenzione e Le invio un affettuoso saluto

Gaetano Daniele


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