Enrico Mattesini, Limina e l'amore per il ciclismo
LUTTO | 22/11/2013 | 16:54 Con Enrico Mattesini, al mattino, sulla e-mail cortese di un amico della Castelvecchi, se ne va per sempre una speranza. La speranza che un giorno Mattesini - uno come Mattesini - ti potesse chiamare e chiederti: 'te la senti di scrivere da par tuo un libro su Merckx?'.
Da par suo, in questa vita così dispari, Mattesini ha tracciato un filo di genialità ed entusiasmo, ineguagliabile, a cavallo dello sport, e non per ultimo il ciclismo. Con LIMINA ha colmato il guado ostile fra letteratura e sport: gli scrittori di sport sanno in genere scrivere meglio dei periodisti della cronaca politica, anche se (purtroppo) gli uomini di sport continuano a leggere poco... Con LIMINA, nella collana Storie e Miti, c' è stato spazio per Pasolini e Valerio Piccioni, sublime, Meroni e Nando Della Chiesa, per la storia di Tommasi e la saudade di Pastorin, per la fantasia di Ormezzano.
E c' è stato tanto ciclismo. Quello lieve di Maietti, quello inatteso di Gorrino, ci sono stati Raas ed un memorabile - vivo - Pantani double face. Mattesini, 59 anni, va via per noi, meno egoisticamente, però non solo come un editor italiano di talento che al nostro mondo certo mancava, ma anche come un creator in proprio di parole magiche.
Non pensiamo solo all' amore moderno per Baggio, 'il codino', ma alla sua venerazione personalissima per gli Etruschi. Era il suo popolo nativo, lui aretino, trascritto da due millenni fa su pagine liriche da lui firmate. Era la sua gente, gli Etruschi, 'Vetera' quella collana, scomparsi nel mistero, come i loro valori, come il suo sport da leggere. Già, tutto troppo bello, per essere vero, fino ad un mattino sbagliato. Ciao, Enrico. (E scusami se non ho fatto in tempo a parlarti di Van Looy).
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