Pelatti: più nessuno come Daniele

DILETTANTI | 03/11/2013 | 09:32
Ci sono storie che riesci a raccontare so­lo dopo che una realtà feroce te le sbatte in faccia. Restano nel cassetto, fin quando il fato decide per te. Allora devi alzare il telefono e fare la do­manda più banale, ma anche più ricca di si­gnificati che tu possa fare: “Patron Pelat­ti, come va?”. E la storia d’incanto prende vita.
«Va che sono passati quasi tre mesi e Da­nie­le mi manca. Mi manca tanto. E mi capita spesso di rileggere l’ultimo messaggio che mi ha mandato, dal Giro della Valle d’Ao­sta: “Oggi Formolo è stato grande. E adesso, via a tutta per il mondiale. Grazie per avermi permesso di lavorare come volevo”. Pochi giorni dopo, ci ha lasciato».

Daniele Tortoli è morto il 16 luglio, stroncato da un male incurabile.
«Ha lottato tanto e non si è lamentato mai - racconta con la voce rotta da un’emozione sincera Sandro Pelatti, patron della Petroli Fi­renze - era un numero uno, aveva qualcosa di speciale. Non pensava mai a se stesso, pensava agli altri e alla squadra. E in quegli ultimi giorni si preoccupava di trovare l’uomo giusto che potesse continuare il suo lavoro».

Quando vi siete conosciuti?
«A fine 2010. Un amico ci ha messi in contatto, ci siamo chiusi da soli per due ore nel mio ufficio, mi ha spiegato come intendeva lavorare, gli ho spiegato quello che volevo io e siamo usciti amici per la pelle. Non solo stima, ma amicizia vera. Da allora ogni settimana ci trovavamo soli, lui ed io, per un pranzo o una cena, per parlare di ciclismo e di tutto il resto, lavoro, vita, tut­to. “Il ciclismo si può fare bene oppure male”, mi diceva. E non ha mai nascosto nulla, mi ha spiegato cosa accadeva in altri tempi, mi ha detto quel che voleva fare. E io gli ho dato carta bianca».

Da quell’incontro è nato un sodalizio fortissimo.
«Defizione perfetta. Io gli ho chiesto solo di curare l’immagine dell’azienda, lui si è sempre accontentato di quello che potevo mettergli a disposizione. Anche se i momenti non sono stati facili dal punto di vista economico, ho cercato di fare ogni sforzo perché sapevo così di allungargli la vita. Io mi sono affidato in toto a Daniele e lui dal pri­mo all’ultimo giorno ha fatto quello che mi aveva prospettato, senza deviare mai. Dopo quel primo incontro gli dissi “con te comincia una nuova avventura, ti compro un’ammiraglia”. Non voleva ma io ho insistito e oggi quell’ammiraglia è l’unica che voglio tenere, le ho già trovato un posto nel giardino della nostra azienda. Quell’am­mi­ra­glia per me “è” Daniele».

Il suo sogno era il mondiale.
«Ha lavorato come un matto per portare For­molo a quell’appuntamento, era concentrato solo sul 27 settembre. Noi sapevamo che sarebbe successo quel che è successo, ma spe­ravamo tutti che potesse veder realizzato questo sogno. Non ce l’ha fatta ma a Firenze quel giorno lui era con tutti noi, era con Formolo, in sella al telaio “Special One dedicato a Daniele Tortoli” che l’amico Formigli ha creato apposta per il nostro corridore, un gesto che mi ha emozionato molto».

Lei ha scelto di fermarsi: perché?
«Ci ho pensato a lungo, poi ho lasciato decidere al cuore. Sarebbe stato impossibile, per me, andare avanti, avrei finito per fare continui paragoni e sarei andato incontro a de­lusioni perché nessuno può darmi quel che mi ha dato Tortoli. Non potevo e non volevo rovinare quello che ha fatto Daniele, deve restare suo e solo suo. In questi mesi vi confesso di non essere mai riuscito a salire in ammiraglia, mi dispiace per il diesse Carlo Viviani che pure ha lavorato bene, ma non ce l’ho fatta. So che molte altre società avrebbero agito di­versamente, avrebbero affidato il team ad un nuovo tecnico e sarebbero ri­partite: forse è anche giusto così, non dico di no, ma io non ce la faccio, il mio cuore mi dice di smettere. Conoscere Da­niele mi ha permesso di amare e vi­vere lo sport più bello accanto alla persona più bella. Con nessun altro posso pensare di ritrovare quel feeling, quella fiducia completa, quell’intesa speciale che c’era con Daniele. Il nostro era un rapporto bello, sano, incredibile. Per Daniele ho pianto, per Daniele ho anche scritto una lettera, io che non l’avrei scritta nemmeno alla donna più bella del mondo. Lascio il ciclismo, mi tengo i ricordi e le emozioni, mi tengo l’ammiraglia. La sua ammiraglia».

di Paolo Broggi da tuttoBICI di ottobre
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COMMENTI
Affetto e Rispetto
3 novembre 2013 13:18 bicilove
Carissimo Sandro Pelatti
Ti devo fare i complimenti per il segno di rispetto che hai usato nel ricordare il caro amico Daniele Tortoli
Capisco che vivendo in continuo contatto con lui hai capito con quanto amore si dedicava al ciclismo e non potevi ignorare tutto quello che faceva per la squadra anche quando gli erano rimaste pochissime forze da spendere
Un caro abbraccio a Daniele anche da me e dalla mia famiglia

Loretta Cafissi Fabbri

Già, più nessuno come Daniele...
4 novembre 2013 09:42 Bartoli64
... e come dar torto al Sig. Pelatti?

Sono stato sulla tomba di Daniele che ora riposa in un fazzoletto di terra adagiato sopra una bassa collina alla periferia del suo paese, e ti piange a dirotto il cuore a saperlo sepolto lì dove quella sia pur generosa terra aretina ricoprirà per sempre quel tesoro di esperienza, di vita e di umanità che fu Daniele.

Anch’io voglio ringraziarti per l’amicizia che mi avevi concesso, regalandomi un grande onore e qualche ora di amabilissime conversazioni con te che serberò tra i miei ricordi più cari e più intensi.

GRAZIE DI TUTTO DANIELE!

Bartoli64

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