DA CHI, DA DOVE RIPARTIRE

TUTTOBICI | 01/08/2013 | 11:20
Non c’è come vedere le tappe di questo Tour per specchiarci nella nostra dura realtà: il ciclismo italiano è Vincenzo Nibali, il resto è pura fantasia. Difatti, adesso che Nibali non c’è, siamo costretti a sognare tutti i giorni l’impresa estemporanea di un nostro connazionale, consapevoli che comunque nei giochi che contano non ci siamo più. La domanda che dobbiamo porci, dolorosa e scomoda, ma inevitabile, è questa: se a Nibali vie­ne un raffreddore, che ne è di noi?

Ovviamente il problema più serio e più immediato investe il povero Bettini, ct della nazionale che non c’è, nel senso che risulta formata da diversi ipotetici campioni di domani, ma totalmente sprovvista di campioni d’oggi. Certo, a Firenze avremo Nibali, che il cielo ce lo conservi, ma onestamente bisogna anche evitare di pretendere sempre la luna dallo stesso atleta. E chi sarà mai, Nembo Kid? È un campione nelle corse a tappe, lo vorremmo campione anche nelle corse in linea. Lui, coraggioso e generoso com’è, ci prova sempre: ci ha provato alla Liegi, ci ha provato al Lombardia, ci ha provato persino alla Sanremo, ma è chiaro che contro i Gilbert, i Valverde, i Sagan, i Cancellara, anch’egli ha i suoi bravi problemi. Possiamo chiedergli il possibile e l’impossibile, ma per i miracoli dobbiamo dargli il tempo di attrezzarsi.

E comunque. Può un ciclismo come il nostro, con la sua storia e la sua gloria, aggrapparsi al solo Nibali? Può una nazionale come la nostra sperare che uno specialista dei grandi giri si inventi fenomeno anche di un giorno solo? Tutto si può sperare, tutto si può dire. Ma realisticamente dobbiamo concludere che il paziente Italia non sta per niente bene.

E non è tutto. Questa situazione non è isolata o ca­suale. Fa il paio, forse è semplicemente l’inevitabile effetto, di una situazione globale raccapricciante. Il nostro movimento ci­clistico, in drammatica contraddizione con il termine movimento, risulta ormai al collasso. Nella prossima stagione, anche la Can­non­dale metterà su casa in territorio straniero, stanca di un regime fiscale che letteralmente perseguita chi voglia organizzare sport in Italia. Quanto alla Lampre, non è un mistero che il suo processo di taiwanizzazione andrà sempre più avanti, sempre più in profondità. Risultato, senza altre chiacchiere: a tenere alto il tricolore resteranno pochi eroi, con squadre necessariamente piccole. Se resteranno.

Cosa immaginare, da dove ripartire? Non lo so, sinceramente non lo so. In ag­giunta, i nostri sponsor hanno sempre più il terrore di abbinare i proprio marchi, costruiti con tanta fatica, a facce sporche e maledette che dalla sera alla mattina possono fare più danni della grandine. Basti pensare ai casi recentissimi del buon Di Luca e del suo degno compare Santambrogio, e ci siamo detti tutto. Nel Giro più bello e più poetico degli ultimi anni, due schegge impazzite - così spero - so­no riuscite a fare macerie. Non è possibile, non è più sopportabile. Hai voglia poi di raccontare alle grandi aziende che il ciclismo è un magnifico traino d’immagine. Vai avanti tu, che a me scappa da ridere.

Non voglio però rassegnarmi alla disperazione. Nessuno deve rassegnarsi. Questo sport è troppo bello per darla vinta agli scimuniti. Voglio aggrapparmi ad alcuni fatti nuovi, completamente inediti, che quanto meno lasciano sperare in un punto di svolta. Per esempio la reazione delle squadre, finalmente consapevoli d’essere le prime parti lese e pronte a trascinare in tribunale i mentecatti, con l’intento di toccarli nel portafoglio con cospicui risarcimenti (certa gentaglia capisce molto di più questo genere di conseguenze). E poi gli organizzatori, anch’essi decisi a non fare più da amorevoli balie, da comprensive crocerossine, ai delinquenti che rovinano il loro patrimonio. E infine i corridori stessi, con il loro sindacato finalmente incazzoso contro le mele marce, per difendere la reputazione della categoria: come ha capito soprattutto l’avvocato Scaglia con i suoi indignati interventi, la reputazione è l’unico patrimonio intangibile delle persone, guai a chi si permette di metterci le mani sopra. Per fortuna, Scaglia non è solo: ha dietro molti tesserati. All’in­do­ma­ni del caso Santambrogio, ho letto sul Corriere il messaggio Twitter più rappresentativo. E’ di Manuel Quinziato: “Tiriamo lo sciacquone e liberiamoci di quest’ultimo idiota”. Non cito Quinziato perché sia mio amico: per la verità, un gentile collega una volta mi fece leggere un altro suo Tweet su di me, in cui diceva che ragiono male perché evidentemente faccio poco ses­so. Per dire il livello filosofico. Ep­pure lo cito sul tema doping perché davvero, facendo evidentemente molto sesso, esprime alla perfezione il nuovo stato d’animo della categoria. In gruppo s’è rotto qualcosa, questo è chiaro. Gli onesti fanno sempre più fatica a subire le prese in giro dei malfattori. E’ un passo avanti. Un primo passo decisivo, come diceva Mao, per compiere sperabilmente una lunga distanza.

di Cristiano Gatti, da tuttoBICI di luglio 2013
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COMMENTI
Mah
1 agosto 2013 15:56 Ruggero
Bell'articolo e bella battuta di Quinziato, peccato che in un momento dove in europa impazza il mea culpa e tutti confessano, i nostri ex che pure battevano ripetutamente i reo confessi fanno finta di nulla e continuano ad occupare moltissime poltrone epoltroncine che contano, forse lo sciacquone andrebbe tirato non solo per i corridori in attività !!!
Hai voglia a risollevarci, quando le verità invaderanno anche il territorio italiano chiudiamo per davvero baracca e burattini.

Bello l'articolo...
1 agosto 2013 18:02 Bartoli64
... e bello pure il post di Ruggero, uno dei blogger che leggo più volentieri e che stimo per la sua competenza.

In ogni caso due scritti (l'articolo come il commento) che fanno riflettere...

Bartoli64

P.S. Ruggè, ma proprio non ti viene mai di scrivere un titolo ai tuoi post che sia almeno leggermente diverso dai tuoi tradizionali "Mah"? :-)


X Bartoli 64
1 agosto 2013 23:12 Ruggero
Hai ragione stò diventando vecchio e ripetitivo da oggi si cambia ah ah ah.
Ciao e grazie per la stima (ricambiata)

Gli articoli di Cristiano Gatti sono ......
2 agosto 2013 14:33 renzobarde
...una "cosa" seria. Scritti da leggere e sui quali riflettere. Complimenti, Gatti ! E certamente evviva NIBALI : un campione ma NON SOLO. Un ciclista pulito, un ragazzo serio. Un esempio da additare ad esempio. Con lui il ciclismo italiano può guardare al futuro con ottimismo. Ora siamo alle "retate" dei medici : era l'ora! E' noto da sempre un principio sacrosanto : dietro un corridore che si dopa, c'è SEMPRE un medico disonesto ( e poi un direttore sportivo consapevole e....e...). Evviva Nibali ! Ragazzo serio che non ci deluderà. Renzo Bardelli- Pistoia

Per Renzo Bardelli
3 agosto 2013 09:13 Berto65
Per quale motivo ,alla presentazione dei mondiali a Pistoia, non era presente nemmeno un organizzatore degli stessi mondiali?

NON mi interessa il "dialogo" con gli anonimi....
4 agosto 2013 15:10 renzobarde
La domanda è intelligente ed opportuna ma NON mi interessa il dialogo con gli anonimi. Contravverrei ad un MIO INDEFETTIBILE PRINCIPIO ! Renzo Bardelli

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