Visconti da paura, Pirazzi che parole!

I VOTI DEL DIRETTORE | 19/05/2013 | 20:31
di Pier Augusto Stagi        .


Giovanni VISCONTI. 10. Da paura. Vince una tappa da paura, sotto una tormenta di neve, sopra una delle vette più leggendarie del ciclismo mondiale, di fianco alla stele che ricorda Marco Pantani e quel suo scatto del’98, che valse al Pirata la maglia gialla e il Tour de France. Vince la paura e le crisi di panico, che esattamente un anno fa – 15a tappa, Pian dei Resinelli -, gli avevano bloccato la testa e il respiro. Non sapeva dare un nome a quel malanno, poi l’ha conosciuto, compreso, combattuto, con l’amore e la pazienza di sua moglie, l’affetto dei suoi bimbi, il calore della famiglia e degli amici. Oggi ha dimostrato a se stesso, agli sportivi e anche a Eusebio Unzue – team manger della Movistar - che l’ha voluto in una delle formazioni più forti del mondo, che la sua scelta non era sbagliata. «Chi è buono è buono sempre», gli ripeteva Unzue. Giovanni oggi gli ha dato una risposta. Forse l’ha data anche a se stesso, dopo una giornata così: da paura.

Carlos BETANCUR. 7. C’è sempre e c’è sempre di più. Ora è anche ben visibile, perché strappa al polacco Majka (voto 7) la maglia bianca di miglior giovane. Sta facendo incetta di secondi posti. Lui sogna di diventare un numero uno: intanto prende le misure.

Domenico POZZOVIVO. 5. Cade, in discesa cade lungo il Télégraphe. Arriva 23° a 1’39”; perde 45” sui migliori. Peccato.

Przemyslaw NIEMIEC. 7. «Prezzemolo» c’è sempre, anche oggi, terzo sul Galibier. Aiuta Scarponi e Michele aiuta lui, entrambi aiutano la Lampre-Merida, a fare qualcosa di buono, prima del gran finale.

Michele SCARPONI. 6. Ci prova in un paio di circostanze, non con degli scatti veri e propri, ma con delle buone progressioni. Prova forse più se stesso che la forza degli altri. Dopo la giornata nera di ieri, con il gelo che gli gioca un brutto scherzo, va alla ricerca di alcune risposte. Sono buone, per gli altri brutte.

Fabio DUARTE. 6. I numeri li ha, ma la sua testa spesso e volentieri lo blocca. Odia le responsabilità, non regge la pressione. Va lasciato libero di fare quello che si sente: oggi lo fa piuttosto bene. Ma può fare molto meglio e di più.

Vincenzo NIBALI. 8. In mezzo alla tormenta di neve congela la classifica. Cercano di prenderlo di sorpresa o metterlo in mezzo, ma lui con assoluta sicurezza rintuzza tutti gli attacchi e in un paio di circostanze mette tutti alla frustra. Impeccabile.

Cadel EVANS. 6. Risponde prontamente ad un paio di attacchi di Nibali. Gestisce alla meglio una situazione delicata.

Mauro SANTAMBROGIO. 7. Dopo la vittoria, non dorme sugli allori, anzi, è tra i più reattivi: scatta Nibali, lui ed Evans rispondono. Perfetto.

Robert GESINK. 4. Ci prova. Si fa vedere. Ma poi viene risucchiato senza che nessuno davvero si danni per andarlo ad inseguire: poca cosa.

Samuel SANCHEZ. 4. Vale quasi lo stesso discorso fatto per l’orange Blanco: non è marcatissimo, ha da recuperare molti minuti, ha il grande merito di provarci, ma rimbalza come un corridore qualsiasi. Non è da lui.

Rigoberto URAN. 5. È vero, arriva con Nibali, Evans e i migliori, ma è chiaro che subisce la corsa, in maniera evidente.

Damiano CARUSO. 6. Come ieri, anche oggi si attacca ai migliori e fa quello che può e quello che deve. Può solo migliorare. E migliorerà.

Sergio HENAO. 4. Scatta sul Telegraph a 26 km dal traguardo. Una piccola accelerazione e si spegne quasi subito.

Stefano PIRAZZI. 8. Va in fuga, come da copione, con Pieter Weening, Manuel Bongiorno, Matteo Rabottini, Robinson Chalapud, Giovanni Visconti  e Rubiano Chavez (a questi attaccanti un 7 pieno). In verità Pirazzi potrebbe e vorrebbe anche attaccare prima, ma le “vecchie” del gruppo, glielo impediscono a suon di insulti e minacce. Lui capisce, e si adegia: tutti insieme appassionatamente sul Mont Cenisio, fin quando a 2 chilometri dalla vetta lui rompe gli indugi e nonostante gli accidenti, attacca.  Arricchisce di punti la sua classifica degli scalatori. Non vince, ma vince: anche oggi.

Cambioruote VITTORIA. 9. È un Giro duro, durissimo, non solo per i corridori, per i “suiveur”, per tutti quelli che animano la carovana rosa, ma in particolare per chi è chiamato ad intervenire in corsa, al pari dei vari direttori sportivi. Sono il cambio ruote ufficiale di tutte le corse targate Gazzetta. Più piove, più nevica, più le condizioni ambientali sono al limite della sopportazione, più diventa maledettamente difficile anche e soprattutto per questi ragazzi o ex tali che portano in Giro un prestigioso marchio come quello della Vittoria, l’azienda guidata da Rudy Campagne e Giovanni Mazzola. Agli ordini di Pietro Algeri, ex corridore professionista e grande tecnico per trent’anni, oggi coordina uno staff qualificatissimo di meccanici: Albino Marton, il decano del cambio ruote, con i suoi 22 Giri d’Italia. E poi Nicola Sbrolli, Massimo Rava, Riccardo De Bertolis, Paolo Tomaselli, Dario Acquaroli e Francesco Villa. In verità c’è anche lei, Veronica Passoni, coordinatrice della spedizione al Giro. Fanno della velocità e della affidabilità le loro parole d’ordine. Sono il cambio ruote neutrale. Sono l’inno all’imparzialità. Dov’è la Vittoria? Sempre accanto a te.

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COMMENTI
Team Lotto.
19 maggio 2013 21:21 Bastiano
Qualcuno mi sa dire perchè hanno messo tutta la squadra a tirare se nessuno di loro aveva le gambe per il finale? Non è che si sono venduti a qualche altro team?

pagella
19 maggio 2013 22:07 colt
io avrei dato al giovane damiano caruso un bel 7 per come ha fatto tutta la salita del galibier.per quanto riguarda la nota negativa io segnalerei franco pellizotti che al rientro alle corse dopo il campionato italiano non si e piu visto.dove il pellizotti vincitore della maglia a pois al tour?

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