Quei formidabili anni dopati

TUTTOBICI | 01/05/2013 | 09:26
L’ultimo della lista, almeno sino al mo­mento di stampare tuttoBICI, è Rolf Sorensen: anch’egli volto noto dei fenomenali anni Novanta, anch’egli commentatore tv, anch’egli pen­tito dopo lunghissima meditazione e tantissime bugie. Si faceva di epo e di cortisone, non sa perché non sa per come, sa soltanto che faceva come facevano tutti. Gli spiace, chiede scusa, pace e bene.

Non serviva certo So­ren­sen - è soltanto un no­me in più - per proclamare solennemente che quel re­cente passato è da buttare in discarica. Non vale niente. O meglio: vale tantissimo perché tutti si dopavano, dunque le classifiche e le gerarchie sono sacrosante. Che tutti, all’epoca, si dopassero, mi sembra ormai fuori discussione. Non siamo più alle sensazioni: siamo alla storia ufficiale.

Cosa serve, ancora? Sia­mo partiti con il doping di squadra della Fe­stina, poi Campiglio (Pantani distrutto, ma non è che quelli a 49,9 di ematocrito siano da considerare puliti), quindi a posteriori tutti i rei confessi - per rimorso, per necessità, per convenienza - come i Riis, i Sorensen e gli al­tri che ciclicamente vengono in superficie.
Quando si dice che gli an­ni Novanta sono di fat­to il parco giochi del do­ping non si sbaglia per eccesso, questa la conclusione. Siamo au­torizzati da nomi e fatti concreti. Possibile obiezione: ma non ci sono prove contro tutti. Io dico umilmente che non ci sono soltanto perché i Riis, i So­rensen e tutti gli altri pentiti, in nome di una solidarietà e di un rispetto malintesi, non han­no mai raccontato per filo e per segno i fatti (in tutti i sensi) del­la loro epoca. Si limitano sempre a caricarsi della proprie colpe, lasciando in pace compagni e colleghi. Ad ogni modo non cambia molto: l’affresco infernale è già abbastanza completo.

Ma gli altri, quelli che non hanno mai confessato? Volendo, po­tremmo urlare alla Grillo: “Arrendetevi”. Al punto in cui siamo, farebbero bene a dire tutti che i tempi e i modi erano quelli, che per lavorare e so­pravvivere bisognava adeguarsi, che senza doping si finiva staccati già al via volante e la carriera saltava. Se non lo fanno, evidentemente hanno i loro mo­tivi. Ma possono stare tranquilli, non se ne facciano un problema: la coscienza è loro, noi estranei non abbiamo il diritto di solleticarla. A noi ba­sta avere ormai un quadro completo dell’epoca.

Certo dobbiamo concedere il beneficio di un dubbio: può davvero darsi che qualcuno di allora abbia corso pulito. Ma a questo punto l’outing - in positivo - si renderebbe ancora più necessario: servirebbe a distinguere, a non fare di tutta l’erba un fa­scio, a non sparare nel mucchio, operazione sempre odiosa e ingiusta.

L’invito, allora, non è più rivolto ai dopati: molto più interessante ascoltare la testimonianza degli ex a pane e acqua. Io scrivo di ciclismo professionale dal 1988: durante questo periodo, mi è capitata una sola volta di incontrare un ex corridore ca­pace di giurare sulla propria pu­lizia. Fu talmente sorprendente, per me, che ne scrissi una pagina intera sul mio giornale. Voglio ricordarlo a tutti: è Riccardo Magrini. L’u­ni­co che davvero accettò di esporsi - tranquillamente, senza tante commedie - pubblicamente, as­sumendosi la responsabilità di dire che quando gareggiava non prendeva niente, se non i medicinali di uso comune. Quando gli feci presente che raccontando quelle cose po­teva passare per un mezzo eroe, lui mi rispose con il solito sorriso: “Dio bono, e che ci vole: l’è la ve­rità”.

Se qualcuno dell’epoca vuole, io sono qui. Mi metto a disposizione per dare il giusto risalto ad una legittima dichiarazione di onestà. Mi sembra molto giusto restituire l’onore a chi se l’è fa­ticosamente difeso in quel periodo difficile, finendo poi nel calderone del così facevano tutti: se un corridore allora era pulito, va detto. Aspetto copiosi outing. Per chi invece non si farà avanti, è persino ovvio: chiuderemo la pratica “Anni Novanta, tutti dopati” con la nota formula del silenzio-assenso.

di Cristiano Gatti, da tuttoBICI di aprile
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COMMENTI
Dal 1988?
1 maggio 2013 10:53 vanny
Bene se dal 1988 ad oggi ha scritto solo di Magrini che correva a "pane ed acqua" e non gli è mai capitato nessun altro corridore "pulito", sapeva anche lei che tutti i corridori che intervistava erano dopati? E perchè non ha mai scritto niente?....Forse anche a voi conveniva il silenzio?.....

ottimo pezzo
1 maggio 2013 11:33 true
Mi capita rarissimamente di essere d'accordo con Gatti, ma questo e' un ottimo pezzo. Complimenti. Aspetto copiosi outing.

x vanny
1 maggio 2013 11:36 true
MA che c'entra? Se non ci sono le prove uno che fa? Scrive articoli sui sospetti? Non ha senso. Inoltre, il ciclismo ha bisogno che si parli di giovani ciclisti, speranze per il futuro, non delle mele marce del passato.

X true
1 maggio 2013 14:49 foxmulder
Perfettamente d'accordo con te, se non fosse che le mele marce del passato occupano tutte posti di rilievo nelle squadre di oggi che hanno in mano le nostre giovani speranze...

Tempi e modi erano quelli, bisognava adeguarsi
1 maggio 2013 17:21 ciclistas
Mi permetto di aggiungere all'articolo di C.Gatti che in tempi non sospetti (quando ancora nessun tipo di epo veniva rintracciato) qualcuo, in un intervista su una rivista di ciclismo che va per la maggiore affermava: "se il sistema non cambia anch'io dovrò adeguarmi". Credo che non ci sia un addetto ai lavori (dirigente, organizzatore, giornalista...) che non abbia letto quell'intervista. Quindi, chi voleva vedere poteva già dall'inizio degli anni novanta. Chi si scandalizza o casca dalle nuvole non è in buona fede. Per la cronaca, quel qualcuno è Davide Rebellin tanto bistrattato, soprattutto in Italia, perchè positivo (con un controllo molto particolare) all'olimpiadi ma ancora in grado a 40 anni di arrivare con i primi in qualsiasi gara di un giorno.
Claudio Pagani

RIFLESSIONE
1 maggio 2013 17:29 stargate
Il pezzo "gattesco" potrebbe apparire solo ironico e paradossale, ma, in realtà, conduce a una riflessione: quella formulata da foxmulder. (Alberto Pionca - Cagliari)

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