La Toscana piange la scomparsa di Giuseppe Mori

LUTTO | 02/04/2013 | 17:04

Spesso quando lo incontravamo in occasione di eventi ciclistici, Giuseppe Mori ci ricordava che era nato il 14 luglio il giorno della Presa di Bastiglia durante la Rivoluzione Francese, e lo stesso anno (1955) in cui Sante Ranucci vinse sul circuito di Frascati il Campionato del Mondo dilettanti. Ieri notte un improvviso malore presso la sua abitazione lo ha strappato all’affetto dei familiari e degli amici con il quale “Beppe” amava sempre scherzare. Mori è stato un brillantissimo dilettante, uno dei velocisti più forti che il ciclismo toscano e nazionale abbia avuto. Debuttò anche nei professionisti, ma non ebbe fortuna in questa categoria, prima di cessare l’attività ed iniziare quella di rappresentante per marchi e ditte prestigiose che operano nel ciclismo. In tanti ricordano gli Anni Settanta durante i quali Giuseppe Mori fu protagonista. Tra le vittorie più importanti e significative, nel 1973 la gara di Cerreto Guidi e quella di Stabbia, nel ’75 a Poggio alla Cavalla la 13^ edizione di quella corsa che si svolge ancora per Pasquetta. Nel 1977 con la maglia della Peugeot Bruceto la “Ruota D’Oro” a Terranuova Bracciolini (poi rivinta nel 1980), ed in quella stagione fu protagonista ammirato anche alla Settimana Ciclistica Bergamasca. Nel ’78 la firma di Giuseppe Mori nella Targa Crocifisso in Puglia e nella classica di ferragosto, la Firenze-Viareggio.  Nel 1979 Mori passò alla Del Tongo di Arezzo vincendo 5 gare tra le quali  il Trofeo Pistelli a Galluzzo di Firenze; ottenne anche 12 piazzamenti nei primi cinque ed indossò la maglia azzurra della nazionale alla Varsavia-Berlino-Praga. Un’altra stagione alla Del Tongo, poi la Fracor chiamato in azzurro per la Corsa della Pace, e prima di passare professionista nella stagione 1982 con le Selle Italia-Chinol. Tra i suoi compagni di squadra in quella stagione del debutto nel ciclismo maggiore anche Cesare Cipollini fratello di Mario e Franco Chioccioli. Tanti albi d’oro di corse giovanili e di dilettanti lo ricordano come protagonista, per le su doti di scaltrezza, intelligenza, coraggio, rapidità che sapeva mettere in atto in volata oltre a innegabile doti tecniche. Un atleta simpatico sempre pronto a scherzare e ci piace ricordarlo così.


Antonio Mannori


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