DOPING. Pozzato verso il deferimento, addio Olimpiade

| 20/06/2012 | 10:00
Due ore sotto torchio e un atteggiamento collaborativo apprezzato dalla Procura Coni che ne terrà conto nel chiedere eventuali sanzioni. Rischia dai due ai sei mesi di stop, e l`esclusione dalla nazionale per Londra, Pippo Pozzato ma non perde la sua verve. Occhiali scuri, maglietta griffata con il nuovo logo personale con cui distribuisce gadget e prodotti vari, passo deciso: `Spero di essere stato esauriente. Da domani: ritiro azzurro`. Ottimista, nonostante tutto. Almeno lui non è cascato dal pero. Ha evitato le squallide scuse da barzelletta delle tre scimmiette (non sapevo, non ho visto, non ho sentito) di tanti suoi colleghi e in questo c`è almeno un soprassalto di dignità. Conosceva Ferrari e lo ha frequentato per anni: dal 2005 al 2009. Solo per averne tabelle e diete, la tesi difensiva. Di doping, neanche a parlarne. Anche se il medico in questione appartiene alla categoria che definire `sulfurea` è puro eufemismo e da un medico così solitamente non si va solo per le tabelle. Ma la parola definitiva la dirà eventualmente l`indagine del pm Benedetto Roberti, che si sta concludendo a Padova. Quello che interessa qui è porre attenzione non solo e non soltanto sull`atleta. Anche se non si capisce proprio (o si capisce benissimo) perché uno come Pozzato, con il talento che ha, debba mettersi nelle mani di un medico con alle spalle lunghe e reiterate vicende di doping. Ultima quella con l`americano Armtsrong, sette volte vincitore del Tour, messo sotto accusa dall` USADA. Ammesso per assurdo che si tratti solo di un contatto per tabelle(?) e alimentazione(?) l`esempio è comunque devastante. Ed è comunque grave per uno che vanta più di 12.000 follower su Twetter e che dovrebbe essere un faro per i giovani. Certo, la fatica degli allenamenti, la ferma e apprezzabile reazione alle sventure (due cadute e due fratture inquesta stagione), ma ci sono anche certe regole non scritte da rispettare e chi sta in alto, al centro della pubblica attenzione ha l`obbligo di rispettarle. Cercare (sia pure con scarso successo) di legittimare uno come Ferrari con alimentazione e tabelle quando lo stesso medico di scuola conconiana ha illustrato più volte la sua filosofia ( `Per me è doping solo quello che si becca ai controlli; fossi un atleta assumere tutto quello che non risulta ai test`) non è certo un`operazione da atleta limpidissimo. Anzi trasuda tutta l`ipocrisia di un sistema fondato sull`imbroglio. Ed è disperante immaginare cosa debbano pensare atleti meno dotati del bel Pippo se perfino uno come lui, unto dal Signore al punto da bypassare la sfiancante routine del dilettantismo per approdare giovanissimo in una squadra (quella dei `giovani` Mapei) che ha permesso a tanti atleti (Evans, Cancellara, ecc.) di crescere senza troppe pressioni, finisce nella rete dei soliti squallidi sospetti. E non si capisce anche cosa ci stia a fare un Ordine dei medici che non profferisce verbo neppure di fronte a certe realtà conclamate: medici universalmente riconosciuti come dopatori che continuano bellamente nella loro professione in dispregio del giuramento di Ippocrate, anche se già condannati per doping, oppure se fuori da pesantissime conseguenze giuridiche solo per la prescrizione e le lungaggini della giustizia ordinaria. L`atleta ha le sue colpe, ma sarebbe ora di puntare l`attenzione anche sul resto: le lobbies del farmaco e dei medici che dal doping traggono vantaggi enormi giocando sulla pelle degli atleti.
L`ottimismo di Pozzato sembra un pò prematuro per come si sono messe le cose. C`è una sentenza della Disciplinare della Federciclismo che data al 13 febbraio del 2002 che recita testualmente: `Sentita la Procura Antidoping del Coni (…), sentita la Procura federale della Fci; ritenute le competenze delle stesse ad inquisire e deferire e della Commissione Disciplinare a giudicare sulle contestate violazioni del deferito la C.D.F.N (Commissione Disciplinare della federazione nazionale) (…) afferma la responsabilità del dott. Michele Ferrari in ordine alla contestata violazione dell`articolo 158 del regolamento antidoping Uci e per l`effetto (…) inibisce al dott. Michele Ferrari ogni futuro tesseramento alla federazione Ciclistica nazionale e internazionale; inibisce, inoltre allo stesso la partecipazione a gare o eventi sportivi organizzati dalla F.C.I. in campo nazionale e internazionale; inibisce, infine, a tutti i soggetti tesserati per l`UCI di utilizzare le consulenze e comunque le prestazioni professionali del deferito`. Una sentenza perfettamente nelle regole e inappellabile, visto che anche l`appello opposto dal Ferrari è stato respinto perché `proposto fuori termine`. Per domattina è atteso il pronunciamento della Procura Coni; un eventuale deferimento vorrebbe dire l'addio a Londra e alla maglia azzurra.

da www.sportpro.it a firma Eugenio Capodacqua
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COMMENTI
Ma
20 giugno 2012 11:10 Per89
Se c'è una sentenza del 2002 come scrive Capodacqua come mai nella sezione Organi e Giustizia della federazione ciclistica italiana in nessun elenco c'è il nome del dottor Ferrari, mentre c'è ad esempio il nome del Dottor Santuccione con scritto Inibizione a Vita? Se il nome di Ferrari in questi comunicati non c'è allora perchè è vietato frequentarlo?

italiani
20 giugno 2012 12:24 cocco88
la solita pagliacciata italiana.... ci squalichifiamo per sentito dire... e poi ci lamentiamo che non vinciamo piu....

@ per89
20 giugno 2012 16:28 ilNik
Ti quoto totalmente!

Pozzato non è uno scemo, che sia scritto sul deferimento del 2002 che tutti gli atleti tesserati non possono frequentarlo, lo vedo. Ma c'è scritto che altrimenti incorrono in sanzioni?
Probabilmente l'atleta incorrebbe in deferimento, ma chiarita la pulizia del rapporto cosa può succedergli?

Che gran stupidaggine!

Trovate le sostanze, non i contatti!!! Forse è un tabù immaginare che Ferrari possa essere un bravo preparatore? Non facciamo gli ipocriti...

Ecco il doping di Pozzato.
20 giugno 2012 16:51 valentissimo
Io credo che questa storia possa farci ritrovare un campione dalla potenzialità totalmente da scoprire, nelle difficoltà questo ragazzo ha mostrato di saper riemergere e forse, non tutti i mali vengono per nuocere. L'Italia ha bisogno di un campione da classiche ma, occorre un campione arrabbiato che non si fermi al primo piccolo risultato con la convinzione che questo gli garantisca due anni di contratti principeschi e, ...........poi si vedrà.

Cito
20 giugno 2012 21:37 SoCarlo
"Si è tornato a parlare di lui, di Lance Armstrong, delle sue pratiche, dei suoi metodi vincenti. L’Usada assicura di essere in possesso di materiale «inconfutabile»: staremo a vedere. Siamo qui. Si è tornati a paralare anche di Michele Ferrari, il medico-preparatore sul quale si è scritto in questi venti anni un po' di tutto: stregone, manipolatore, uomo nero. Chiediamo però una volta per tutte, perché fino a prova contraria questo è e resta il primo tassello sul quale poggiare il castello accusatorio, un pezzo di carta sul quale sia scritto a chiare lettere che Michele Ferrari è stato interdetto dall’ambito sportivo da un solo ente riconosciuto. Chiediamo che si produca un pezzo di carta sul quale si espliciti con chiarezza che il dottor Michele Ferrari non può più esercitare nello sport nemmeno la pratica di preparatore e a qualsiasi atleta frequentarlo. In caso contrario, di cosa stiamo parlando?"

Speriamo che il Dott. Stagi intervenga e faccia chiarezza (se non altro per la conflittualita' delle affermazioni riportate sul suo giornale a distanza di pochi giorni)

AI GIUSTIZIALISTI....
20 giugno 2012 22:49 ewiwa
Ai giustizialisti quando qualche corridore risulta simpatico dai a giustificarlo....so solo che è stato complice di Armstrong in quella penosa storia spocchiosa al Tour contro Simeoni che diceva una verità che oggi l'agenzia del doping americana conferma.Pozzato ad ogni fatto di doping subito si ergeva a tribuno dello sport pulito e poi frequentava certi soggetti!!!!!!!A Roma dicono il più pulito c'ha la rogna!!!!!!!altro che sport pulito...Anquetil Docet.

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