INTERVISTA. A tu per tu con Marino Palandri

| 09/06/2012 | 09:29
Incontro con Marino Palandri, giramondo italiano della Amore &Vita. Come giudichi la tua stagione fino ad oggi?
«Sono un ragazzo che non si accontenta mai e chiede molto, forse anche troppo, a se stesso. Fino ad ora ho colto molti piazzamenti tra i primi 20, ma solamente uno tra i dieci e non nascondo che ad oggi avrei voluto e potuto fare qualcosa in più. Specialmente in Messico dove mi ero allenato duramente, avevo belle sensazioni ed avevo fatto test dai risultati molto incoraggianti, ma un'influenza pochi giorni prima mi ha messo ko. Senza considerare poi la trasferta in Marocco, dove avevo la condizione fisica per poter vincere, ma non tattica».

Come e' stato tornare meritatamente tra i professionisti?
«E' stato più difficile quando l'anno scorso sono tornato a fare il dilettante, all'inizio quasi mi vergognavo, ma poi pensavo che se ero in quella situazione era per colpa di persone scorrette e non mia. Tornare tra i professionisti è stata solo un'immensa felicità, resa possibile da due grandi persone come Ivano e Cristian Fanini che amano come me questo sport e amano aiutare chi ha bisogno».

Con Amore & Vita correte molto in tutto il mondo, come sono andate le esperienze in Messico e soprattutto le ultime in Giappone?
«In Messico come ho detto prima, sono stato un pò frenato dall'influenza e non sono riuscito ad esprimermi al meglio, ma è stato un bel lavoro di preparazione per il periodo successivo, sopratutto per il Giappone, dove mi sono messo alla prova anche in salita, terreno un po' arduo per me, ma con volontà e tenacia, per aiutare il mio compagno di squadra Dabrowsky, che ha concluso 3° nella classifica generale e per noi è stato un buon risultato. Se avessi pensato per me, sarei forse riuscito ad entrare tra i primi 10 (sono giunto 14°), ma quando sono in corsa, per fortuna o purtroppo, riesco solo a pensare al bene del team e non al risultato personale. Spero per la prossima trasferta in Cina di migliorare ancora un po', per essere più competitivo».

Che tipo di ciclismo hai trovato in Oriente? Raccontaci delle tue trasferte all'estero.
«In Oriente è stata la trasferta all'estero più bella che abbia mai fatto fino ad ora. Mi piace la precisione nell'organizzazione e in Giappone è stato tutto impeccabile. Inoltre dal lato umano, che non è assolutamente da trascurare, ho trovato una disponibilità ed un'ospitalità fuori dal comune. Per quanto riguardano le forze in campo, ormai in tutto il mondo si trova un ciclismo ad altissimi livelli, sia che si corra in Africa, in Asia o in Europa, le prestazioni generali sono sempre le solite, sfatato completamente il mito "correre all'estero è più facile!" Inoltre rimane difficile adattarsi in pochi giorni, al clima ed al tipo di alimentazione che si trova in giro per il mondo. In Messico a marzo abbiamo trovato 41 gradi, il corpo era abituato ai 10/15°C della Toscana e ci sono voluti 4 giorni per ambientarsi, senza parlare del fatto che correvamo in altura. E' stata però una bella esperienza, la bicicletta ti permette di vedere gran parte del mondo, di viverlo pedalando in strade spettacolari, di provarci emozioni che solo in corsa puoi raggiungere , è una cosa unica nel proprio genere. Abbiamo poi corso in Marocco alla Challenge du Prince ad aprile, anche qui non è stato facile. Inutile parlare del gran caldo che abbiamo trovato, con un'aria estremamente secca, così tanto da avere la bocca sempre asciutta anche dopo aver appena bevuto dalla borraccia, rigorosamente calda, perché il ghiaccio da quelle parti è come l'oro. Vento e percorsi difficili hanno fatto il resto, ho terminato due gare su tre con crampi muscolari. Poi è stata la volta della Svezia, due giorni dopo il Marocco. La Scandinavian Race in Uppsala, paesaggi spettacolari, un territorio incontaminato, ma molto freddo e piovoso che ci ha subito messo alla prova in corsa, ai 5°C sotto il diluvio, quasi come a volerci "lavare" la calda abbronzatura del Marocco di due giorni prima. Questo è a conferma che il nostro fisico è sempre a dura prova, anche se siamo estremamente allenati e sani, non possiamo chiedere troppo, ed essendo così magri e delicati, non è raro incombere in problemi fisici fastidiosi. Dopo tutto questo siamo volati in Giappone, dalla seconda parte del mese di maggio, fino al 5 giugno per prendere parte al 15° Tour of Japan e al Tour of Kumano, le due più importanti corse del calendario nipponico. Come ho detto prima, è stata la trasferta più emozionante e bella della mia vita. Siamo stati nelle grandi città (Osaka e Tokyo), con tutti i confort tecnologici possibili, le grandi architetture futuristiche ed il particolare cibo, ma anche nel mezzo alle montagne, dormendo per terra nel tipico stile giapponese. E' bello poter provare tutto, ma se pensiamo che dopo 5 ore di corsa, si debba riposare in terra, ed ovviamente il giorno successivo prendere parte ad un'altra tappa, non è molto rilassante e rassicurante. Sono esperienze che ti forgiano, sia fisicamente che mentalmente. Il ciclismo non è per tutti, non solo perché ci si deve adattare in un anno a decine di stili diversi di vita ed alimentazione, ma anche perché tante volte godiamo di pochissimi confort, siamo spesso lontani da casa e soprattutto soli in sella. Se non girano le gambe, puoi dare la colpa a tutto quello che vuoi, ma nessuno può farci niente, incassi le batoste e chini il capo. Torni a casa e riparti, questo non è da tutti».
 
Come giudichi il tuo rendimento e quello dei tuoi compagni?
«Ripeto, chiedo molto da me stesso, quindi fino ad oggi non sono troppo felice dei miei risultati, anche se obiettivamente sono stato quasi in tutte le gare, in lotta per qualcosa di buono. Per quanto riguarda la squadra, considerato il gruppo di giovani promettenti che Amore & Vita ha scelto di lanciare quest'anno, sono stati raccolti ottimi risultati. Vincere non è facile, ma sono fiducioso e convinto che prima della fine dell'anno ci saranno belle soddisfazioni per tutti i nostri tifosi».

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti?
«Correrò il Campionato Italiano su strada il 23 giugno, e poi volerò subito a Pechino con la squadra per il Tour of Qinghai Lake dove saremo impegnati per oltre 2 settimane di corsa, poi prenderò un paio di settimane di recupero e ripartirò per la seconda parte di stagione, con molti appuntamenti in Italia, uno fra tutti il G.P. di Camaiore dove ci terrò molto a far bene».

E quali i tuoi obbiettivi?
«In Cina voglio un bel risultato, cercherò di individuare qualche tappa adatta alle mie caratteristiche e punterò al massimo risultato. Poi nelle tappe chiave del giro sarò totalmente in appoggio al nostro uomo di classifica. Spero di tornare da questa trasferta con qualcosa di buono in mano così da permettermi di lavorare con più tranquillità e convinzione per i successivi appuntamenti in Italia dove dovrò assolutamente mettermi in mostra».

Tu provieni da una famiglia di ciclismo proprio come quella Fanini, che ambiente hai trovato con Amore & Vita?
«Ho sempre conosciuto la famiglia Fanini perchè del mio solito paese, ma non ci avevo mai avuto a che fare. Sono felice dell'ambiente che ho trovato, non mi aspettavo di essere accolto con così tanta considerazione e per me è un onore. Anche con i compagni di squadra c'è grande affiatamento, siamo un bel gruppo, corriamo tanto, e questo è il punto fondamentale».

Che sogno ha Marino Palandri per la fine di questa stagione?
«Vincere. Scontato ma reale, non è impossibile. Quando si arriva 5° 10° o 15° quanto manca dalla vittoria? Sognare fa bene, spero che non rimanga tale».

E per il 2013?
«Vorrei continuare con questa mia attività. Il ciclismo è tutto quello che mi ha circondato fino ad ora, non voglio pensare ad un futuro senza questo lavoro, ma ritengo di essere un ragazzo molto realista e se a fine stagione non avrò raccolto risultati incoraggianti o non ci saranno squadre interessate, valuterò se continuare o meno con il ciclismo agonistico. I Fanini ed il mio d.s. Maurizio Giorgini, comunque continuano a ripetermi che oltre alle mie qualità, sono un ottimo uomo squadra e che potrei esserlo anche per un team World Tour, quindi vedremo se hanno ragione, di certo come sempre farò il massimo per non deludere nessuno e soprattutto me stesso».
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