Non ci fosse, uno come Luca Scinto bisognerebbe inventarlo: il ds della Farnese è il tecnico di oggi che più di tutti assomiglia a quelli di ieri. Nell’epoca delle rotonde, riesce ancora a essere un incrocio: un po’ Damiani e un po’ Ferretti. Qualcuno dice che sia anche un po’ Panariello e un po’ Bud Spencer: ‘Si prende da tutti’, è il suo motto. Non significa che si fa condizionare: ‘Fo’ di testa mia’, è l’altro mantra di uno che tutte le mattine si sveglia con l’idea di andare all’attacco. E’ successo anche nel giorno di riposo: appena ha aperto gli occhi, ha subito fatto irruzione nella camera di De Negri e gli ha ordinato di scattare al primo chilometro. ‘Altrimenti ti schiaccio’, ha detto da buon motivatore. Quando gli hanno fatto notare che non c’era tappa, ha replicato secco: ‘Fa niente, così il ragazzo si abitua’. Ha ragione: anche Scinto, a forza di insistere, è migliorato. Persino nelle cose più banali. Un anno fa, girava con il suo cognome scritto sulla fiancata dell’ammiraglia, come i piloti di F1: non gli serviva per darsi arie da driver, ma per trovare il posto guida. Quest’anno, dopo che gli hanno tolto la scritta, ha faticato un po’: una volta è entrato dal bagagliaio, un’altra volta ha provato a infilarsi nel cofano. Dài e dài, ha trovato la porta giusta: dalle altre non riusciva a passare. Irascibile, simpatico ma non rissoso, Scinto è un po’ il Braccio di Ferro della bici: è sempre pronto a battersi per aver giustizia o per difendere i suoi corridori. Qualcosa forse deve rivedere nel suo metodo: prima si scatena, poi conta fino a tre e riflette. Quando perde le staffe con qualcuno, minaccia: ‘Se lo prendo, lo mangio’. Perché, a differenza del personaggio dei fumetti, non si nutre solo di spinaci. La sua dieta è ampia e varia e ricorda un po’ i distacchi che prendeva dalla maglia rosa nelle tappe di montagna quando correva in bici: cinque primi e ventidue secondi. E’ il classico tipo che dice pane al pane e vino al vino: poi se li divora. Inimitabile Pitone, soprannome che si è guadagnato da corridore: non per chissà quali doti nascoste, ma perché, non potendo mangiare le ruote, le ‘succhiava’. E’ allergico a poche cose e non ha bisogno di indossare il braccialetto con i dati sanitari inventato dal suo team per ricordarsi di non tollerare un particolare tipo di sottaceti: Cipollini. Gli viene proposto in ogni modo: sulle maglie, sull’ammiraglia, sul retro del pullman e persino sulle bici. Ma lui non si lascia tentare: sa bene di non digerirlo.
La frase del giorno. «Terrò stretta la maglia rosa con i denti». (Joaquin Rodriguez spiega perché ha voluto in squadra anche un odontotecnico).
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