VERSO L'ASSEMBLEA. Fina e la difesa delle piccole società

| 15/11/2011 | 11:07
L’imminente assemblea straordinaria della Federazione Ciclistica italiana, in programma il prossimo 4 dicembre, continua a far discutere e a sollecitare le riflessioni di molti esponenti del mondo del ciclismo che vivono a stretto contatto con la realtà di base.
A proporre la sua riflessione è oggi Rosario Fina, che nella sua carriera ha avuto modo di conoscere la vita federale sotto molteplici aspetti essendo stato atleta, azzurro, tecnico di società, dirigente di società.
«Credo che di fatto con la proposta di modifiche allo statuto sia iniziata la campagna elettorale, a un anno e mezzo di distanza dalle elezioni - spiega a tuttobiciweb.it -. Il giorno 4 dicembre rappresenta infatti un bel bivio, affrontando il quale penso si deciderà in buona parte la campagna elettorale futura. Ho avuto modo di leggere le modifiche statutarie che il consiglio federale ha “prontamente” messo a disposizione, nelle quali si propone di approvare modifiche che per me sono alquanto particolari. Dico questo perché, se ci pensiamo bene, la domanda viene spontanea: a quale pro vengono proposte queste modifiche? Si sta perseguendo il bene ultimo dei ciclisti o quello della politica? L’impressione è che ci si preoccupi più del funzionamento dell’apparato amministrativo e del ministero, ma la politica federale a cosa serve se non pensa ai ciclisti? C’è qualcosa che non torna, se lobiettivo è quello di creare attività e una politica federale che porti avanti la politica giovanile soprattutto nelle regioni del sud».

Entriamo nel dettaglio di qualche modifica.
«Leggo nelle modifiche statutarie che si richiede l’innalzamento da 10 a 20 società per l’esistenza di un comitato provinciale, ma diventa facoltà del presidente regionale stabilire se un comitato provinciale abbia ragione di esistere. Oggi l’esistenza di un Comitato provinciale è un diritto che è importantissimo soprattutto nelle regioni del sud, dove il Comitato serve da supporto all’attività. Per farvi capire, pensate che in Sicilia sono almeno 3 o 4 i comitati che rischiano di sparire. Se alziamo a 20 il numero delle società affiliate e diamo al presidente regionale un potere così ampio in vista delle prossime elezioni credo che sulla questione ci sia da riflettere. Certo non è un problema per il CP di Treviso o per quello di Milano, diventa problematico per quelli piccoli dove si fa fatica ad affiliare dieci società che devono pagare 309 euro di sola tassa di affiliazione. E ci sono molte realtà per le quali 309 euro sono tanti...».

C’è qualcosa che riguarda anche le società.
«Le società possono essere definite d’ufficio non più affiliabili per inattività: come principio mi sta pure bene. Ma devo anche proporre una riflessione critica: che interesse ha la federazione a chiudere una società che magari per un anno ha un “buco” di attività e l’anno seguente può riprendere il suo cammino? Una società per esistere deve affiliare, deve tesserare, deve organizzare, poi ci sono società che organizzano le gimkane nel salotto di casa, senza alcun controllo e vivono serenamente... È evidente come questo strumento possa garantire un potere straordinario di acquisizione dei voti in vista della prossime elezioni, ed è un potere iniquo».

E sull’elezione del presidente?
«Premesso che non ho nulla da recriminare contro l’amico presidente Di Rcco, al quale sono grato per avermi consentito di fare un’esperienza straordinaria come tecnico azzurro, ma anche qui qualche problema si pone, visto che andiamo verso un modello bulgaro per l’elezione del presidente. Ma io dico: se un presidente o un dirigente - chiunque sia e in qualunque settore lavori - ha operato bene, viene rieletto per acclamazione; se ha costruito una squadra attorno a sè con obiettivi comuni e metodo di lavoro, anche se lui fa un passo indietro continueranno il suo delfino e la sua squadra...  Non capisco perché ci sia bisogno di portare dal 65 al 55 % di consenso per il terzo mandato: sembra proprio che ci sia attaccamento alla poltrona. Ce lo chiede il Coni? Può essere, ma lo statuto va oltre e prevede che se anche il presidente uscente non raggiunge il 55% ma ottiene al 50% più uno dei voti, ha diritto a partecipare alla elezione insieme agli altri due candidati: in pratica per non essere eletto, deve perdere tre votazioni!».

Considerazione finale?
«Una domanda forse semplice nell’esposizione, ma credetemi molto molto reale: perché non modificare lo statuto per promuovere e incentivare le società ad affiliarsi, ad investire sui giovani, magari abbassando i costi? Lo sapete cosa vuol dire tirare fuori 300 euro per una picocla società del sud? Oppure sobbarcarsi centinaia di chilometri per prendere parte ad una gara nella quale magari non sono rispettate le norme di sicurezza? Perché non ci preoccupiamo di stabilire delle norme minime per la sicurezza e di farle rispettare? Il palazzo esiste perché il bambino corre e continua a crescere all’interno della Federazione, senza quel bambino non esiste più nulla. E allora non sarebbe stato meglio modificare lo statuto per incentivare e promuovere la pratica sportiva invece che pensare solo all’elezione del presidente?».

Paolo Broggi
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COMMENTI
approvo
15 novembre 2011 13:37 nikko
approvo l'intervento di Rosario e spero che non restino solo le parole.......
anche se la considerazione che i ciclisti anno è questa, allora siamo a posto !!!
vedere per credere: http://youtu.be/O56jAbK_9P0

VERITA'
16 novembre 2011 00:58 girapedali
Tutto plausibile il pensiero ma chi è che esprime questi concetti; Fina o Paolo Broggi ??

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