VEGNI. «Vogliamo tornare con il Giro a Livorno»

| 05/11/2011 | 10:03
Mauro Vegni è di casa in Toscana, essendo nato a Cetona (Siena) nel febbraio del 1959 e non rinnega affatto le proprie radici nonostante abbia trascorso gran parte della sua vita tra Roma e Milano, e non ha voluto mancare alla cerimonia svoltasi recentemente a Larciano per l’attribuzione della cittadinanza onoraria – la nona di una già lunga serie – al suo grande amico Alfredo Martini. Il direttore organizzativo del Giro d’Italia ha incrementato le competenze dopo il forfait di Angelo Zomegnan e sente sempre più sua la Corsa Rosa che nel 2012 tornerà nuovamente in Toscana per due giorni. Ne parliamo in questa intervista.

Il Giro 2012 avrà nuovamente un occhio di riguardo verso la Toscana: un feeling che non tramonta?
«Da toscano di origine non potevo ignorare la mia regione….No, a parte gli scherzi la Toscana è su una delle due direttrici che viene sempre toccata dal Giro e anche quest’anno era impensabile di non fermarsi in Toscana. Così, su iniziativa del sindaco Bellandi che ovviamente desidera promuovere ulteriormente i mondiali del 2013, abbiamo accettato la candidatura di Montecatini, una città che spesso in passato ha ospitato il Giro d’Italia registrando successi di campioni come Rik Van Steenbergen e Eddy Merckx e che nel 2003 mi ha fatto vivere una giornata memorabile, con la vittoria-record di Mario Cipollini sul traguardo situato in viale Verdi. La frazione di quest’anno presenterà in più lo spettacolare circuito finale con la rampa del Vico che potrebbre spezzare il gruppo, anche in considerazione della breve ma ripida discesa susseguente alla salita e delle strade piuttosto strette fino ai tre chilometri conclusivi».

Nel 2011 una frazione del Giro si è conclusa a Livorno, ma la giornata è stata rovinata dal luttuoso evento della tappa precedente, durante la quale ha trovato la morte il giovane belga Wouter Weylandt. In pratica la tappa con il circuito del Castellaccio nel finale non è stata disputata e in considerazione di tutto ciò, non ha in animo di riproporre quanto prima un nuovo arrivo a Livorno?
«Gli sportivi livornesi sono stati eccezionali, addirittura commoventi con la grande accoglienza che hanno tributato alla nostra corsa e ai concorrenti ancora sconvolti per quanto era accaduto a Weylandt. Sicuramente Livorno deve avere qualcosa indietro, questo è chiaro, anche se l’accaduto può essere definito come un tragico segno del destino. La giornata che ho vissuto quest’anno a Livorno non la dimenticherò mai, con quel viaggio surreale di 200 chilometri in mezzo alla gente che applaudiva, restando però silenziosa e composta ai bordi delle strade. Roba da far venire i brividi, davvero toccante».

Dopo il suo avvicendamento con Angelo Zomegnan alla direzione organizzativa del Giro d’Italia, lei ha subito affermato che il “suo” Giro sarà un Giro più aperto: è riuscito a disegnarlo come desiderava?
«Mi auguro di sì. La mia filosofia è che il Giro viene corso da tanti tipi di corridori e quindi è giusto che ci sia spazio per i velocisti, per i finisseur, per i cronoman e per gli scalatori. A fine maggio del 2012 vedremo se ho avuto ragione…»

Quali saranno le tappe cruciali del Giro 2012?
«La tappa regina e simbolo sarà quella dello Stelvio, ma già nelle prime settimane ci sarà spazio per dare uno scrollone alla classifica. La frazione di Porto Sant’Elpidio è molto insidiosa, che potrebbe riservare delle sorprese, con le salite spezzagambe dell’entroterra marchigiano e subito dopo ci sarà l’arrivo in salita a Rocca di Cambio. Secondo me si tratta di un Giro d’Italia che non è assolutamente meno impegnativo rispetto a quello del 2011».

Quest’anno ci sono stati molti mugugni per i troppi trasferimenti da parte dei corridori, avete recitato il mea culpa?
«Ammetto che forse abbiamo esagerato, ma per il 150° dell’unità d’Italia ci eravamo ripromessi di toccare il maggior numero di regioni possibile e ne abbiamo lasciate fuori soltanto tre. Ovviamente abbiamo sacrificato i corridori e il seguito, ma quest’anno non  credo che  ci saranno lamentele in questo senso, escluso il lungo trasferimento iniziale dalla Danimarca….»

Perché avete rinunciato alle celebrerrime Strade Bianche del senese e dei dintorni?
«Ritengo che questo tipo di percorso sia più adatto a una gara in linea. In una gara a tappe una caduta o un guasto meccanico su questi tracciati possono pregiudicare gravemente le ambizioni di classifica di un atleta. Comunque non le abbiamo accantonate definitivamente, anche perché – da senese – conosco bene e amo dal profondo del cuore queste strade bellissime, che non sono così pericolose come il vero sterrato e che con queste caratteristiche si trovano solamente in provincia di Siena».

Quali saranno i protagonisti del Giro 2012, già orfano di Evans?
«Il forfait di un campione come Evans ci dispiace, ma rispettiamo la sua scelta di voler difendere la maglia gialla nel 2012. Cadel ci ha lasciato intendere di voler tornare da noi nel 2013, per rinverdire in qualche modo, magari lottando per la classifica finale, quel successo memorabile che ottenne a Montalcino nel 2010 indossando la maglia iridata, in una tappa che è stata proclamata la più bella gara di ciclismo teletrasmessa a livello mondiale. Altri possibili protagonisti  del Giro potrebbero essere Nibali, Scarponi, Basso e Wiggins, ma io vorrei avere al via, oltre al nostro Ulissi, anche dei giovani talenti stranieri come Tony Martin o Taylor Phinney. Abbiamo un assoluto bisogno di vedere dei volti nuovi, di scoprire degli atleti emergenti che possano contribuire a incrementare la leggenda del Giro d’Italia con le loro imprese».  

Stefano Fiori
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COMMENTI
contador
5 novembre 2011 10:23 forzagibosimoni
chi informa vegni che contador ha già detto in tutte le lingue del mondo che quest'anno sicuramente non farà il giro...

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