LA STAMPA. Parla Rebellin: «Torno perché so di essere pulito»
| 04/02/2011 | 09:50 Davide Rebellin, il prossimo 27 aprile finirà la sua squalifica per doping ai Giochi di Pechino 2008. Il 9 agosto, poi, lei compirà 40 anni. Ma pensa davvero di tornare a correre in bici? «Eccome, e non solo per far numero: voglio dimostrare di poter vincere una grande classica anche a 40 anni».
Basso, Scarponi, Riccò, Sella e Di Luca hanno confessato le proprie colpe. Perché lei non l’ha fatto? «Perché non ho nulla da confessare, anzi».
Come? Continua a dichiararsi innocente? «Non ho mai preso Cera, non ho colpe né peccati da espiare. Se fossi stato dopato, alle Olimpiadi non ci sarei andato. Non sono stupido, sapevo che certe sostanze già allora le trovavano con facilità».
Però è risultato positivo... «E non so perché, davvero. Penso a un errore, uno scambio di provetta, un’analisi di laboratorio sbagliata, una cattiva conservazione dei campioni prelevati. Ci sono state troppe anomalie».
Per esempio? «A Pechino subii tre prelievi: quattro giorni prima della corsa, alla vigilia e dopo la gara. In tutto dovevano essere 6 provette, 2 per ogni prelievo, invece mi dissero che ce n’erano 7 e che un solo campione era positivo. E gli altri? Ma non basta».
Continui? «Durante i prelievi c’era solo personale cinese, che non parlava altre lingue. Nessuno sa dove siano state conservate le provette, non c’è nemmeno una data ufficiale sul campione positivo che mi è stato attribuito. E poi il metodo anti-Cera non era ancora stato avallato dalla Wada e lo sarebbe stato solo quasi un anno più tardi».
Ma se aveva la coscienza pulita, perché non si è ribellato? Le hanno tolto un argento olimpico, e anche i 75 mila euro di premio... «Ho provato di tutto e speso un sacco di soldi in azioni giudiziarie. Il Cio ci ha messo 7 mesi per comunicarmi la positività. Ho fatto ricorso al Tas, che ha impiegato più di un anno prima di respingerlo. E il tempo è volato via».
Lei non si arrabbiò neanche quando Valverde le strappò la Liegi 2008, Schumacher l’Amstel 2007 o Bartoli il Lombardia 2002: stavolta però, se davvero non ha nulla da nascondere, forse serviva un po’ più di carattere... «Io volevo più di qualsiasi altra cosa tornare a correre: se avessi fatto polemiche o creato un caso, ne sarei stato solo danneggiato. E’ stata una storia terribile, ma l’ho presa come una grande corsa persa ingiustamente».
Ma non c’è nulla di cui si è pentito? Che non rifarebbe? «No, non credo. E il fatto che ci siano stati dopo di me i casi Pellizotti e Contador aumenta le mie riserve sull’attendibilità di certi metodi antidoping».
Vuole dire che pure Pellizotti e Contador sono puliti? «Questo non lo so, ma mi sento comunque vicino a loro».
Non teme la reazione del gruppo, quando tornerà a correre? «Per niente, anzi. Alcuni colleghi, come Pozzato, Ballan o Tosatto, si sono anche fatti vivi. Con altri, come Hushovd, Gilbert, Vinokourov, mi sono allenato spesso a Montecarlo».
Molti italiani si sono sentiti traditi da lei, hanno parlato di disonore, di vergogna... «Mi spiace, non posso impedire alla gente di provare rancore o sentimenti del genere. Ma io posso andare a testa alta. E oltre 6 mila persone su Facebook mi hanno espresso solidarietà e incoraggiamento».
Torna in bici anche per loro? «Sì. A quasi 40 anni devo ricostruirmi tutto, una credibilità, un’immagine. Sarà dura, ma volevo essere io a decidere quando smettere di correre. E ci tengo che la gente conservi di me un ricordo degno».
Ci crede davvero o bluffa? «Sono sicuro di quello che faccio. In questi due anni di stop mi sono allenato quasi tutti i giorni e presto firmerò per una nuova squadra. Sono ancora due i team in ballo: uno fa parte del Pro Tour».
Con quali realistici obiettivi? «Voglio dimostrare che non vincevo con il doping. Sogno ancora Liegi o Freccia, che ho già vinto, ma anche un Fiandre, che non ho mai corso, e finalmente il Lombardia». E se qualche organizzatore non la vorrà al via? «Non importa, farò le gare in cui mi sentirò gradito».
Remissivo, come sempre... «Sono così, e non mi dispiace».
Da «La Stampa» del 4 febbraio 2011 a firma Giorgio Viberti
Con tutto rispetto...mi pare di leggere le dichiarazioni di SILVIO BERLUSCONI contro la magistratura...tutta una congettura?!? per carità, esistono casi di mala-giustizia...però...boh...mah....cmq, "bentornato" Sig. REBELLIN...finchè le squadre lo cercheranno..Lei non ha poi così tante colpe...è sempre l'ambiente/sistema ciclismo che non vuole cambiare...:-(
4 febbraio 2011 11:43defe91
stai a casa..
4 febbraio 2011 12:02lele
E' tutto vero e anche il famoso video col dottore è un errore. Hanno usato una controfigura per cercare di incastrarlo.
Che ridere....
4 febbraio 2011 12:57The rider
Rebellin potrebbe andare allo Zelig, con queste affermazioni potrebbe far morire la gente dal ridere.
E' proprio ridicolo!!!
x Lele: non so che video abbia visto lei, ma in quello che ho visto oltre al medico pompatore, si vede benissimo sia il dopato che la moglie!!!
Poi creda pure quello che vuole, ma....
Maurizio Ponti.
GIRA CHE TI RIGIRA
4 febbraio 2011 13:54jaguar
Alla fine l'unico che chiaramente ha confessato è stato Riccò e nonostante ciò tutti lo attaccano.Infatti non lo doveva fare ( povero fessacchiotto) così sarebbe stato sicuramente rispettato nel movimernto ciclistico perchè la "gentaccia" impera!!!!!
Cosa c'entra Bartoli?
4 febbraio 2011 14:32pickett
L'intervistatore,accanto ai nomi di Valverde e di Schumacher,ha fatto quello di Bartoli.Perchè?Non mi risulta che Bartoli sia mai stato trovato positivo.
GIORNALISTI
4 febbraio 2011 15:20Capitano
COME MAI IL MIO POST NON E' STATO INSERITO, LA CATEGORIA DEI GIORNALISTI SI E' OFFESA, O COME TUTTE LE CORPORAZIONI, SI DIFENDE A VICENDA? NON MI SEMBRAVA DI AVER OFFESO NESSUNO, O SBAGLIO REDAZIONE? ROBERTO BERLESE
non ci manca
5 febbraio 2011 11:11falco
A 40 anni può smettere. Tanto non ci manca.
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