L'intervista. Françoise Lasne, la signora dell'antidoping

| 28/04/2010 | 09:11
La dottoressa Françoise Lasne ha molto apprezzato il riconoscimento attribuito all’AFLD (Agence Française de Lutte contre le Dopage) in occasione del 26° Memorial Giampaolo Bardelli svoltosi a Pistoia sabato scorso. Medico specializzato in biologia, Françoise Lasne è la direttrice ad interim del reparto di analisi all’interno del notissimo laboratorio francese di Chatenay-Malabry, un’elegante cittadina di 30.000 abitanti situata alla periferia sud-ovest di Parigi. Al suo impegno instancabile (da lei vissuto come una sorta di gioco…) e a quello dei suoi trenta collaboratori, tra ricercatori, chimici e analisti, si deve il successo avuto nel corso degli anni nella messa a punto del metodo per individuare prima l’EPO, quindi il famigerato NESP e ora il CERA. Sempre sorridente e molto disponibile, l’unico medico del laboratorio di analisi di Chatenay-Malabry ha accettato volentieri di sottoporsi a questa intervista che tra le altre cose spiega il modus operandi del laboratorio antidoping più famoso al mondo, interamente sovvenzionato da fondi provenienti dal Governo francese e che fu fondato dal professor Jacques de Ceaurriz, un grande appassionato di ciclismo prematuramente scomparso a soli 60 anni di età il 5 gennaio scorso.

Come avete vissuto questa viaggio in Toscana per ritirare il Memorial Bardelli?
«È stato tutto stupendo; abbiamo scoperto una regione meravigliosa e la cerimonia di consegna del premio per l’AFLD è stata commovente, per me e per Elisabeth, la vedova di Jacques de Ceaurriz che ha molto apprezzato il prestigioso riconoscimento. E io sono fiera di avere ricevuto questo premio a nome dell’AFLD».
La ricerca ha progredito parecchio, ma anche le case farmaceutiche sembrano essere più attrezzate e comunque un gradino sopra, è vero o no?
«Non sono d’accordo; salvo poche eccezioni le case farmaceutiche fabbricano delle medicine, non delle sostanze dopanti; è l’uso improprio di certe medicine che favorisce il doping, come è accaduto con l’EPO che era stato prodotto per curare determinate patologie. E’ vero che le industrie farmaceutiche devono guadagnare, ma mi rifiuto di pensare che certe sostanze vengano prodotte avendo come target quegli sportivi che potrebbero usarle per migliorare in modo fraudolento le loro prestazioni».
Si ha l’impressione che il doping sia sempre più avanti rispetto a coloro che cercano di individuarlo…
«In passato era così ma oggi il margine si è molto ridotto e ciò è stato reso possibile dalla proficua collaborazione che abbiamo instaurato, mi riferisco a quanto è avvenuto nel caso del CERA, con alcune case farmaceutiche come la Roche. Inoltre stiamo ricevendo delle sovvenzioni dalla WADA che ci consentono di investire maggiormente in un settore essenziale come quello della ricerca, facilitando così il nostro lavoro».
Secondo lei è vero che nel ciclismo il doping è la regola?
«Non è bello etichettare così il ciclismo e io non sono in grado di esibire delle statistiche precise. Noi eseguiamo le analisi su circa 10.000 campioni anonimi ogni anno e riscontriamo positività nella misura di circa il 5%. Diciamo che il ciclismo è sicuramente uno degli sport più controllati, ma anche nell’atletica esistono situazioni preoccupanti».
Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate nello svolgere il vostro lavoro?
«Non abbiamo mai avuto problemi particolari, salvo in casi eccezionali come quando abbiamo ricevuto delle minacce che annunciavano un attentato dinamitardo contro il nostro laboratorio».
Ci sono mai stati tentativi di corruzione, pressioni oppure avete mai avuto la sensazione che alcuni sportivi famosi fossero più protetti o tuelati di altri?
«No, non ci è mai accaduto nulla di simile, poiché ripeto che noi analizziamo dei campioni totalmente anonimi».
Come si svolge un controllo?
«Ci arriva un doppio campione di sangue o di urina, il flacone A e il flacone B. Noi esaminiamo il flacone A e congeliamo il flacone B nell’eventualità che un giorno vengano richieste le controanalisi. Poi il flacone A è sottoposto a un controllo accurato che permette di esaminare un ventaglio di moltissime molecole e se troviamo una molecola sospetta ritorniamo al flacone A, eliminiamo ogni eventuale errore ed effettuiamo una seconda analisi molto meticolosa che permetta di confermare la presenza della molecola emersa durante lo screening precedente».
Ci sono prodotti dopanti più facili da individuare rispetto ad altri?
«E’più esatto dire che esistono analisi più complicate di altre; ad esempio per trovare l’EPO servono tre giorni e per valutare se il testosterone è di origine esogena è necessario un procedimento ancora più complicato; entrambi i casi non sono paragonabili a quelli che riguardano le sostanze che si possono facilmente individuare con la spettrometria».
Come fanno gli atleti a nascondere il doping?
«Per quanto riguarda i parametri biologici del passaporto ematologico accade che quando gli atleti vengono avvisati del controllo si iniettino delle sostanze per diluire le sostanze che hanno assunto, ma non esiste un metodo sicuro per poter barare. Chi usa l’EPO beve parecchio per mascherarlo, ma noi in passato abbiamo individuato l’EPO anche esaminando una maggiore quantità di urine».
Dopo l’EPO, il NESP e il CERA c’è all’orizzonte un altro “mostro”?
«Sì. È l’Hematide, una molecola che non ha niente a che vedere come struttura con l’EPO ma che possiede le stesse proprietà di stimolare la produzione di globuli rossi e perciò sarà utile elaborare un test efficace prima possibile. Stavolta possiamo però contare sulla collaborazione dell’industria farmaceutica che produce l’Hematide, insieme al laboratorio di Losanna».
Com’è la sua giornata tipo?
«Lavoro circa otto ore al giorno, ma in modo molto intenso».
I controlli incrociati sangue e urine sono veramente utili per smascherare gli imbroglioni?
«Certamente e le esperienze passate lo dimostrano; tuttavia ritengo che sia molto importante effettuare dei controlli sugli atleti anche fuori dalle competizioni».
Ma secondo lei può esistere uno sport ad alto livello senza doping?
«(sorride) Penso che per decidere di non barare a certi livelli bisogna essere molto forti dal punto di vista intellettuale e caratteriale, servono dei solidi principi morali e culturali e una buona educazione fornita dalle famiglie; io vedo gli atleti che si dopano più come delle vittime che come dei malfattori, salvo alcune eccezioni…».
E’ appassionata di qualche sport e quali sono i suoi hobbies?
«In gioventù ho giocato a pallavolo, adesso i miei interessi extra-lavorativi sono il mio gatto Tequila e le piante del mio giardino».
Quando riscontra un caso di positività è felice o amareggiata?
«Resto abbastanza indifferente, poiché considero il mio lavoro quasi come un gioco e vedere che i nostri metodi funzionano mi procura soprattutto una notevole soddisfazione, senza volere però sembrare cinica e quindi rispetto il dolore e la tristezza di coloro che subiscono gravi squalifiche».
Quanti casi di positività ha finora riscontrato durante l’attività svolta?
«Non ho mai tenuto il conto; circa tre anni fa essi erano in netta diminuzione poi c’è stata una brusca impennata con l’avvento del CERA e quindi una nuova discesa; negli ultimi mesi, stranamente, abbiamo registrato il ritorno al NESP e non ne comprendiamo le ragioni…».
Qual è stato il caso di positività più famoso in cui si è imbattuta?
«Senza dubbio quello relativo allo statunitense Floyd Landis, dagli sviluppi clamorosi e che ci ha visti anche vittime di un vergognoso caso di pirateria informatica, quasi da romanzo poliziesco».
Il caso di positività più strano?
«Quando abbiamo effettuato delle analisi su incarico di uno Stato della penisola arabica e abbiamo scoperto un dromedario dopato con l’EPO…».
Recentemente vi siete occupati anche del caso di positività della ciclista italiana Vania Rossi, che ha avuto degli sviluppi abbastanza strani.
«Invece tutto mi sembra chiaro, poiché il laboratorio antidoping di Roma ci aveva inviato due flaconi da esaminare con le urine della ciclista ed è risaputo che il CERA tende a degradarsi velocemente nelle urine; così dal flacone A era risultata la positività al CERA, che è poi stata impossibile da confermare a causa del deterioramento del campione B, non più conforme ai nostri criteri di valutazione; così restano soltanto dei sospetti…».
Perché il doping è così diffuso?
«Ci sono gravi carenze riguardo alla prevenzione e inoltre a livello repressivo talora i veri colpevoli non vengono puniti. Ripenso con tristezza alla vicenda di Marion Jones, la campionessa statunitense di atletica leggera che finì in prigione per l’uso di steroidi, mentre la società californiana della BALCO, che si era fraudolentemente specializzata nella produzione di molecole e di steroidi anabolizzanti aventi l’unico fine di essere utilizzati come doping da molti atleti d’Elite dello sport americano come la stessa Jones, non ha subito l’arresto di nessuno dei suoi dirigenti».

LA SCHEDA
Françoise Lasne è nata a Lione il 6 gennaio 1949; sposata con un medico, risiede a Charenton-le-Pont nella banlieue parigina dal 1998; laureata in medicina con specializzazione in biologia è direttrice ad interim del laboratorio di analisi dell’Agence Française de Lutte contre le Dopage (AFLD) di Chatenay-Malabry, dove lavora dal 1998: prima sotto la direzione di Jacques de Ceaurriz, deceduto nel gennaio scorso e quindi sotto la guida del presidente Pierre Bordry. Eccezionale ricercatrice e sperimentatrice insieme ad un collaudato staff, tra i suoi maggiori successi professionali può vantare la messa a punto per l’individuazione dell’EPO, della NESP (Olimpiadi invernali di Salt Lake City 2002) e del CERA.

Stefano Fiori
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COMMENTI
UN MOMENTO FONDAMENTALE DEL MEMORIAL GIAMPAOLO BARDELLI
1 maggio 2010 09:14 renzobarde
La presenza dell'AFLD con la Direttrice Lasne è stato un momento esaltante del memorial Bardelli. INDICATIVO IN SENSO NEGATIVO in vece il DISINTERESSE DELLA STAMPA SPORTIVA ITALIANA SULLA PRESENZA DELL'AFLD IN ITALIA ! Ma il prossimo anno sarà presente anche il Presidente AFLD Pierre Bordry perchè E' MERITO dell'AFLD se la lotta al doping soprattutto nel ciclismo ga registrato una serie di "scoperte" e di verdetti sacrosanti. L'intervista di Stefano Fiori ( che ringrazio) e questo sito ( che ringrazio) hanno potuto far conoscere un personaggio che è un ....UN PATRIMONIO DELL'UMANITA', Renzo Bardelli www.renzobardelli P.S. Chi volesse vedere tutte le foto e leggere l'opuscolo di 32 pagine sul Memorial 20120 vada sul mio sito e troverà cose eccezionali (consiglio etico e di sana lettura).

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