Alejandro Valverde: «Disposto a collaborare ma sono indignato»
| 11/02/2009 | 20:46 Alejandro Valverde è «disposto a collaborare» con le autorità antidoping italiane ma si è detto anche «sorpreso e indignato» per quanto hanno pubblicato «i mezzi di comunicazione italiani» in merito «alle cause per cui il Coni» lo ha convocato.
E' arrivata la reazione del corridore spagnolo, punta di diamante della Caisse d'Epargne, alla notizia della convocazione da parte della procura antidoping del Coni per lunedì 16 febbraio. A Valverde
la procura del Coni contesta la violazione del combinato disposto degli articoli 2.2 e 2.11 del codice Wada, che corrisponde ad «uso o tentato uso di sostanza o metodo proibito».
Violazione che sarebbero, secondo alcuni media, legate al coinvolgimento di Valverde nella cosiddetta Operacion Puerto, la maxi-inchiesta sul doping nata in Spagna nel 2005 e legata alle attività dopanti, soprattutto emotrasfusioni, praticate dal medico Eufemiano Fuentes.
«Ribadisco per l'ennesima volta - ha spiegato il corridore spagnolo in una nota - la mia assoluta volontà di comparire davanti a qualsiasi organismo che chiede la mia presenza per collaborare nel chiarimento di qualsiasi fatto legato al doping».
«Fatto salvo quanto precede - si legge ancora nel comunicato - non posso non esprimere la mia sorpresa e la mia indignazione con quanto pubblicato dai media italiani sulle cause per cui, apparentemente, il Coni chiede la mia presenza».
Valverde sottolinea che «è chiaro che nella tappa di Prato Nevoso dell'ultimo Tour de France i dati dedotti dai controlli» a cui è stato sottoposto «non hanno dato alcun valore anomalo».
Il corridore rigetta in modo forte ogni legame con l'Operacion Puerto, che potrebbe emergere da un'eventuale corrispondenza del suo Dna con quello presente in una delle sacche di sangue congelato sequestrate a Fuentes. Valverde sostiene di «aver manifestato in più occasioni» la sua «predisposizione a confrontare» i suoi valori sanguigni «con le prove emerse nell'inchiesta, se le autorità competenti lo richiedessero».
Beccatooooo,
se davvero dalle analisi (DNA) risultasse che le sacche erano suoe, cosa che tutti sospettavano, allora ci vorrebbe una sanzione esemplare. Perchè questo ha continuato non solo a correre e vincere, ma a sempre negato tutto.
Luca
12 febbraio 2009 00:06pickett
La cosa + schifosa è il comportamento della federazione e del governo spagnolo:sono vent'anni che quei farabutti imbrogliano e rubano,non solo nel ciclismo ma in tutti gli sport.
IL SIGNORINO...
12 febbraio 2009 00:21ale63
DEVE PAGARE COME TUTTI GLI ALTRI!! IL GOVERNO SPAGNOLO DEVE INTERVENIRE! AVETE NOTIZIE ANCHE SUI TENNISTI E SUI CALCIATORI SPAGNOLI??? SARA' LA VOLTA BUONA?? SPERIAMO!!!! ALE
Se ha sbagliato ci vuole la RADIAZIONE !!!
12 febbraio 2009 07:38The rider
Finalmente (forse) anche Valv-piti, hemmm Valverde potrebbe pagare per l'Operacion Puerto.
Se l'analisi del DNA mostrerà che le sacche contengono il suo sangue ci vorrebbe una pena esemplare, la RADIAZIONE !!!!
Si perchè questo ha negato per due anni continuando a correre liberamente e a vincere, come già si è scritto.
Ovviamente spertiamo che si faccia chiarezza anche negli altri sport !!!
....e l'amico di Birillo? Andiamo anche in Lussemburgo a fare l'esame del DNA per favore....
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