Dopo la cronometro di ieri Enric Mas può dire di avere le mani sulla Vuelta a España. Oggi e domani ci sono ancora due arrivi impegnativi prima del finale a Granada ma la tappa di ieri era l'ostacolo più grande per lo spagnolo della Movistar che 12 anni dopo il terzo e ultimo trionfo di Alberto Contador potrebbe far restare la maglia rossa in Spagna.
Nei 32,1 km pianeggianti in programma il leader della corsa, nella forma della vita, ha ceduto solo 33” a un ben più specialista come Primoz Roglic e ora comanda la classifica generale con 1'37” sullo sloveno della Red Bull Bora Hanshgrohe. Senza nulla togliere alla prova di entrambi, le immagini a confronto di uno stesso tratto percorso dai due contendenti alla vittoria finale impone una riflessione sui mezzi che li hanno circondati, creando scie e protezioni dall'aria che in una prova contro il tempo incidono non poco.
Se ultimamente era salita alla ribalta la questione “reggiseni imbottiti”, la regolamentazione della distanza tra corridori e moto-auto in corsa tiene banco in gruppo da oltre 10 anni sia per questioni di favoritismi che di sicurezza. Dal 2023 il regolamento recita che il veicolo al seguito dell'atleta deve restare ad almeno 25 metri dal ciclista per ridurre i vantaggi aerodinamici e aumentare la sicurezza (nel 2024 Elisa Longo Borghini fu penalizzata per questo al Campionato Italiano crono, dopo l'intervento della giuria vinto da Vittoria Guazzini, ndr) ma non prevede una distanza laterale e frontale.
La prima richiesta dell'assocorridori in questo senso risale al 2014, ma finora è rimasta inascoltata probabilmente perché non c'è una vera volontà di imporre dei limiti alle tv che pagano i diritti per trasmettere le immagini della corsa. Se un regolamento chiaro fosse istituito, bisognerebbe anche prevedere un modo oggettivo, trasparente e in tempo reale, di controllare le distanze.
Come spesso accade, basterebbe semplicemente copiare da altri sport che hanno risolto la questione da tempo. Il no draft nel triathlon è rispettato anche in competizioni con migliaia di partecipanti come quelle del circuito Ironman: esiste una zona di 12 metri (dietro) e 3 (a fianco) in cui il ciclista che segue non deve stare/usare, se la supera viene penalizzato con minuti di sosta o squalifica. I controlli vengono effettuati con un sistema laser, montato sui veicoli al seguito e monitorato in tempo reale dalla giuria.
Basterebbe poco insomma per spegnere sul nascere le accuse di nazionalismo, ma serve la volontà da parte dell'UCI di scrivere un regolamento chiaro e inappuntabile. Sarà più complicato redarlo e farlo rispettare rispetto alla misura dei calzini? Può essere, ma la sicurezza e credibilità del nostro sport meriterebbe un po' di lavoro in questa direzione.