Con il 21enne fenomeno d’Inghilterra Matthew Brennan la possiamo chiamare new wave dei velocisti. E con il 22 enne Paul Magnier si passa al termine nouvelle vague ma il concetto non cambia, fermo restando un punto: sui rettifili di mezzo mondo sembra affacciarsi la meglio gioventù di uomini jet del nostro Paese, a cominciare da Alessio Magagnotti, che fino a ieri era juniores.
Davide Cassani, del diman v’è certezza se parliamo di volate: «e mica vi stupirete di quanto immediata sia l’affermazione di un corridore sulla massima ribalta? Sono cambiate le tecniche d’allenamento, il processo di selezione dei talenti spinge in direzione della precocità, esiste fortunatamente una gestione oculata dei migliori prospetti, che si tratti di scalatori o corridori completi - da Seixas a Del Toro o al nostro Finn - così come di uno sprinter».
Stupito da Brennan?
«La sua è una dimostrazione di superiorità schiacciante, si muove da consumato attore ed interroga chi guarda, così come gli avversari, su quanti margini di progresso possa ancora mettere in campo, vista la giovanissima età. Con una postilla che è poi premessa».
Prego.
«Quando hai gente del calibro di Van Aert o Laporte che lavorano per te tutto diventa più facile, senza nulla togliere al britannico».
I suoi record non relativizzano quanto fatto da Magnier al Giro?
«Non è solo questione di enumerare successi di uno o dell’altro. Il francese dispone di mezzi non comuni e nell’arco di poche prime tappe aveva già salvato il bilancio della Soudal Quick Step al Giro d’Italia. I manager lo sanno: con organici di 30 corridori il bene rifugio di un velocista permette grande competitività ben selezionando gli slot di calendario che certo non mancano, in favore degli uomini veloci”.
L’occhio di riguardo a quanto accade nei velodromi è scontato?
“L’apporto tradizionale della pista lo si coglie anche se si parla di italiani, pur rispettando le traiettorie di maturazione ed affinamento delle proprie caratteristiche da parte di ogni atleta. Faccio un esempio: un campione come Milan, prima di mietere medaglie da pistard e vincere tappe, da under andava anche a cronometro”.
Capitolo Italbici: abbiamo una gran bella “cantera”.
«Si, Magagnotti ed aggiungiamo il suo compagno di squadra Donati, Borgo, Stella (una tappa al Tour dei giovani, ndr), Capra, recente maglia verde al Tour de l’Avenir. Un bel momento davvero, osservando l’evoluzione di chi, a 22 anni, coglie risultati di rilievo sul palcoscenico della Vuelta, al cospetto di rivali fortissimi».
Già, Romele dove può arrivare?
«Ha dimostrato continuità di rendimento e pure una tenuta su brevi salite, oltre a scelta di tempo. Sono tutte qualità che ampliano il range delle sue potenzialità, importanti».
E baby Magagnotti già vincente al Giro di Germania con i grandi?
«Un numero che piace immaginare non isolato. Ragazzi come il trentino, pur con il rammarico della mancanza di una compagine italiana che possa trattenerli, sono gestiti in modo mirato ed efficace, attraverso un calendario nel quale trovano spazio gare di primissimo piano, appunto Deutschland Tour, pur in presenza della fondamentale partecipazione a probanti corse 2.2, penso al Tour de Bretagne dove Alessio ha vinto due tappe. Segno di una programmazione rispettosa da parte della Red Bull-Bora-hansgrohe Rookies”.
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