La storia più bella, forse, è proprio questa. Da Maddaloni a Maddaloni. Perché quando domenica 20 settembre il Giro di Campania tornerà a muoversi dopo venticinque anni di silenzio, il suo ritorno non avrà soltanto il sapore della grande storia. Avrà quello, molto più intimo e potente, di una storia che torna nel luogo da cui era partita.
Maddaloni. Terra di biciclette, di famiglie che hanno respirato ciclismo per generazioni, di strade sulle quali il pedale è stato per tanti ragazzi prima una passione e poi una possibilità di vita. È qui che la famiglia Marzaioli ha mosso per decenni le proprie pedalate, fino ad Alberto, professionista dal 1961 al 1965 con le maglie di San Pellegrino, Firte, Cite e Ignis.
E sarà proprio Maddaloni a dare il via ufficiale al nuovo Giro di Campania. Un dettaglio soltanto per chi guarda una corsa attraverso una cartina geografica. Per chi conosce la storia, è molto di più.
Il passato non torna per essere ricordato. Ed Il ciclismo ha una memoria particolare. Non vive soltanto negli albi d’oro. Vive nelle strade. Una salita conserva le fatiche di chi l’ha affrontata prima di noi. Una curva può ancora raccontare una fuga. Un paese può diventare, per una giornata, il teatro di un’impresa che appartiene a un’altra epoca. E la Campania, di storie così, ne possiede moltissime.
Coppi e Bartali. Saronni e Moser. Bitossi e De Vlaeminck. Campioni che hanno trasformato il Giro di Campania in una delle corse più affascinanti del calendario italiano. L’Agerola sarà ancora lì. La Costiera sarà ancora lì. Napoli aspetterà ancora il gruppo a Piazza Plebiscito. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso.
Perché davanti a quella storia ci saranno anche ragazzi che non l’hanno vissuta, ma che hanno il diritto di provare a scriverne una nuova.
Nel gruppo ci sarà Ivan Toselli, classe 2006. Uno scalatore vero, di quelli che sembrano avere nel rapporto con la salita qualcosa di naturale. Campione italiano da allievo, cresciuto con addosso l’attenzione di chi nel ciclismo ha imparato a riconoscere prima degli altri il talento. Tra quelli che hanno creduto in lui c’è anche Davide Cassani. Toselli indossa per il secondo anno consecutivo la maglia del Team Technipes #inEmiliaRomagna Caffè Borbone, formazione Continental. Finora il colpo di pedale che cerca non è arrivato con la continuità che lui e chi gli sta vicino avrebbero voluto. Ma le corse importanti hanno una caratteristica: possono cambiare una stagione in una sola giornata. E allora quale occasione migliore di questa? Le strade di casa. La salita di Agerola. Una corsa professionistica tornata dopo venticinque anni.
Ivan non ha bisogno di promesse. Gli serve una giornata nella quale le gambe decidano di raccontare ciò che il talento ha già fatto intravedere. E magari proprio lassù, sui versanti che guardano il mare, potrebbe arrivare quell’azione che aspetta da tempo.
Accanto a lui ci sarà un altro ragazzo di Maddaloni. Michele Pascarella ha un anno in meno, è classe 2007 e veste i colori del Team Nippo NuovaComauto Obor. Il suo biglietto da visita più recente è un Giro d’Italia Next Gen nel quale ha mostrato soprattutto carattere. Perché il ciclismo non misura soltanto la velocità delle gambe. Misura la capacità di restare in piedi quando tutto sembra andare nella direzione opposta. Pascarella è caduto, ha stretto i denti, ha continuato a pedalare e ha chiuso al diciassettesimo posto nella classifica riservata ai giovani.
Poi è arrivato il Tour of Istanbul, concluso con un buon ventiduesimo posto assoluto e l’ottava posizione tra i giovani. Adesso arriva casa. E casa, per un ciclista, può essere contemporaneamente il posto più bello e quello che mette più pressione. Perché tutti ti conoscono. Tutti aspettano qualcosa da te. Ma Michele avrà davanti una strada che conosce e una salita sulla quale potrà finalmente misurare il proprio coraggio con quello degli altri. E c’è un altro Pascarella che comincia a sognar La storia, però, non si ferma a Ivan e Michele.
Perché a Maddaloni c’è anche Jacopo Pascarella. Classe 2009. Solo omonimo di Michele, ma già dentro lo stesso universo fatto di biciclette, sacrifici e sogni. Jacopo si appresta ad affrontare l’esordio nel prestigioso Giro della Lunigiana (che scatta oggi, dopo la prima tappa annullata ieri).
Tre ragazzi, dunque. Tre età diverse. Tre percorsi ancora tutti da costruire. Eppure un’immagine comune: quella di un ragazzo che sale su una bicicletta sapendo che davanti non c’è soltanto una corsa, ma la possibilità di diventare qualcuno.
È questo il punto nel quale il Giro di Campania smette di essere una rievocazione. Diventa futuro. Perché sarebbe troppo facile raccontare il ritorno della corsa soltanto attraverso i suoi campioni. Dire Coppi. Ricordare Bartali. Rievocare le fughe leggendarie. Guardare alla storia con gli occhi rivolti all’indietro.
Ma il senso di una rinascita è esattamente il contrario: usare il passato per costruire qualcosa che ancora non esiste. Il Giro di Campania torna dopo venticinque anni e trova una regione profondamente diversa da quella che aveva salutato nel 2001. Ma trova ancora ragazzi disposti a sacrificare domeniche, vacanze, amicizie, energie e anni della propria vita per inseguire una linea bianca sull’asfalto. È questa la parte più autentica del ciclismo. Non il campione già arrivato. Il ragazzo che ancora deve arrivare. Quello che si allena quando gli altri dormono. Quello che cade e risale. Quello che aspetta una salita per capire quanto vale. Quello che guarda un professionista passare e pensa che, un giorno, potrebbe essere lui.
Domenica 20 settembre il Giro partirà dalla Reggia di Caserta, avrà il suo via ufficiale a Maddaloni e attraverserà una regione intera prima di consegnarsi a Napoli e a Piazza Plebiscito. Centonovantadue chilometri e mezzo di strada. Ma dentro quei chilometri ci sarà molto più di una gara. Ci sarà la memoria di Alberto Marzaioli. Ci sarà quella di Coppi, che su queste montagne ha costruito alcune delle sue imprese più celebri. Ci sarà la storia di una corsa che sembrava perduta.
E ci saranno Ivan, Michele e su altre strade, non meno ambiziose il giovanissimo Jacopo. Tre ragazzi di Maddaloni. Tre biciclette. Tre sogni ancora incompiuti. Forse è questa la fotografia più bella del nuovo Giro di Campania. Una corsa che torna dal passato per andare incontro al futuro.
E allora sì, la storia più bella è proprio questa. Da Maddaloni a Maddaloni. Perché il Giro di Campania non torna soltanto a correre. Torna a casa.
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