Dalla Val di Sole a Montréal con lo stesso obiettivo: portarsi a casa la maglia iridata. Tom Pidcock ha centrato il primo obiettivo, laureandosi campione del mondo XCO, ora proverà a farlo anche su strada, su un percorso, quello canadese, che ben si addice alle sue caratteristiche.
Il ritorno alle gare su strada è stato buono, anzi ottimo, con la vittoria al GP di Larciano - aggiunta al calendario all’ultimo secondo - che ha confermato che la gamba gira già bene. «Dopo il Tour ho avuto un po’ di sensazioni strane in generale, ci ho messo circa 3 settimane per sentirmi di nuovo bene - ha spiegato Pidcock dal Delta Hotel di Québec City -. Con un po’ di allenamenti a bassa intensità e qualche esercizio volto all’esplosività per il Mondiale in MTB ho cominciato a ritrovarmi e poi anche su strada il feeling è migliorato. A Larciano magari non c’era il livello più alto del podio, ma vincere non è mai banale. Dopo la Val di Sole la squadra mi ha chiamato e chiesto se volevo correre prima del Canada. Ho controllato i voli e mi son detto “perché no”. Conto di riuscire a godermi questo finale di stagione».
Prima della corsa iridata sarà quindi impegnato coi Grand Prix Cyclistes de Québec e Montréal, dove sarà naturalmente uno degli osservati speciali. «Québec è una corsa molto aperta, lo abbiamo visto lo scorso anno, e secondo me anche questa volta ci sono tante squadre che potrebbero avere voglia di provarci con vari corridori da lontano. È una corsa più difficile da vincere. Non ho mai fatto queste gare quindi sono contento di testarmi a Montréal prima del Mondiale, è sicuramente un vantaggio» ha spiegato ancora il corridore della Pinarello Q36.5, che tra il GP de Montréal e il Mondiale. si sposterà in Colorado (USA) per sfruttare qualche salita in più.
Il forfait di Pogačar ha rivitalizzato le speranze un po’ di tutti: «Con Tadej la sua squadra avrebbe controllato la corsa dall’inizio alla fine, ora invece è più aperta… e divertente. Pogačar è più difficile da battere rispetto a chiunque altro, quindi è naturale che abbiamo tutti una chance in più. In ogni caso sarà molto strano non vedere Tadej in maglia arcobaleno il prossimo anno».
Dal canto suo, Pidcock sarà uno degli osservati speciali e potrà contare anche su una Nazionale inglese - che verrà annunciata nelle prossime ore - piuttosto solida. «Siamo stati un po’ dimezzati dagli infortuni, ma secondo me tra Adam Yates, Oscar Onley ed io possiamo sperare di far bene. Bisognerà avere istinto e gambe, ai Mondiali è sempre così, e in un percorso del genere ancora di più».
Tranquillo e rilassato, Tom può già ritenersi soddisfatto di quanto fatto quest’anno, anche se c’è margine per rendere la stagione ancora più positiva. «Non ho ancora vinto a livello WorldTour quest’anno. La parte iniziale di stagione è stata ottima, quella centrale un po’ meno, il Tour è stato discreto ma niente di speciale. Spero di finire bene. I Grandi Giri non sono la cosa che amo di più, ma in un certo senso devo farli per forza. Alla Vuelta lo scorso anno mi sono divertito e tutto sommato anche al Tour quest’anno. Vorrei però riuscire a tornarci più competitivo».
Dopo la trasferta canadese Pidcock tornerà in Italia, dove lo attendono Giro dell’Emilia, Tre Valli Varesine e Il Lombardia. La stagione si chiuderà però al Tour of Guangxi, «perché quella settimana è previsto un training camp di squadra, ma sinceramente preferisco correre, e allora via in Cina!».
Ci sarà spazio anche per un po’ di ciclocross? «No, per il momento non ho intenzione di tornare. L’anno scorso ero indeciso, ma è un impegno troppo grosso. Magari se la disciplina dovesse essere inserita nel programma delle Olimpiadi invernali potrei tornare». Nel caso, però, se ne riparlerà nel 2034, perché per il 2030 c'è già la certezza che non ci sarà.
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