Tadej Pogacar continua a dettare legge, Enric Mas prova a tenergli testa, ma alle loro spalle la Vuelta a España 2026 ha scoperto un nuovo protagonista. Si chiama Ramses Debruyne, ha 23 anni, arriva dalle Fiandre e ieri, nella sesta tappa, ha conquistato un sorprendente terzo posto, chiudendo a soli 46 secondi dalla coppia che si è giocata la vittoria.
Un risultato che non era facile pronosticare alla vigilia e che racconta bene la particolarità di questo giovane corridore dell'Alpecin-Premier Tech. Debruyne, nato a Rollegem, sobborgo di Kortrijk, non ha infatti iniziato la sua storia sportiva sulla bicicletta. Prima di scoprire il ciclismo, il suo mondo era fatto di ghiaccio, pattini e velocità.
Il suo obiettivo, quando era ancora un ragazzo, era semplice: pattinare più velocemente degli altri. Oggi, invece, cerca di essere più veloce degli altri sulle strade dei grandi giri. E ieri ci è riuscito, lasciandosi alle spalle corridori molto più esperti e affermati.
La sesta tappa ha messo alla prova anche gli uomini della classifica generale. Pogacar ed Enric Mas hanno fatto la differenza davanti, mentre alle loro spalle Debruyne ha resistito in un gruppo di inseguitori nel quale erano presenti nomi del calibro di Richard Carapaz, Harold Tejada, Oscar Onley e Primoz Roglic. Il belga ha poi vinto la volata per il terzo posto, completando una giornata praticamente perfetta.
«Non credo di essere un corridore da classifica generale – ha detto sorpreso quando i giornalisti presenti volevano intervistarlo - mi piacciono solo giornate come questa in cui entro in fuga e cerco di ottenere il miglior risultato possibile».
Parole che raccontano un corridore ancora alla ricerca della propria identità. Debruyne non vuole essere definito, almeno per ora, come un uomo da classifica. Preferisce attaccare, entrare nelle fughe e sfruttare quelle giornate in cui tutto si incastra alla perfezione.
Eppure il risultato ottenuto a Castelló lo ha portato fino all'ottavo posto della classifica generale e lo ha avvicinato anche alla maglia bianca. Nella classifica dei giovani, infatti, Debruyne è a soli tre secondi da Oscar Onley, attuale leader.
Numeri che inevitabilmente fanno nascere una domanda: e se questo ragazzo avesse davvero qualcosa da dire anche nella classifica generale? Debruyne ha raccontato con grande chiarezza il momento in cui la corsa si è trasformata in una sfida tra i migliori.
«Il gruppo è sempre rimasto molto vicino, e con quei tratti ripidi in salita e l'accelerazione di Pogacar, sai che sarà dura. Mi ha raggiunto solo nel finale, e poi sono riuscito a rimanere con Roglic e Gall. E poi volevo dare tutto per quel posto sul podio. Sono contento del risultato; ho dato tutto e non avevo più energie».
Non c'era più nulla da conservare, dunque. Nel finale il giovane fiammingo ha semplicemente svuotato il serbatoio, consapevole di avere davanti un'occasione difficilmente ripetibile. Davanti, Pogacar ed Enric Mas erano ormai imprendibili. Dietro, però, c'erano corridori abituati a lottare per le grandi posizioni nei Grandi Giri. Debruyne non si è lasciato intimorire e ha trovato la forza per batterli nello sprint.
La sua storia sportiva rende ancora più interessante la prestazione. Prima del ciclismo, Debruyne era infatti un pattinatore del Boudewijn Skating Club di Bruges. Il passaggio dalla pista di ghiaccio alle strade è stato tutt'altro che naturale.
E soprattutto, c'è stato un nemico con cui imparare a convivere: il caldo. «All'inizio non è stato facile, perchè per chi è abituato ad allenarsi tutto l'anno al freddo fatica più di altri. Però ho iniziato ad abituarmi pian piano, allenandomi proprio con il caldo e adesso le alte temperature non sono più un problema».
Una trasformazione lenta, costruita attraverso l'allenamento e la capacità di adattarsi. Dal freddo della pista di Bruges alle temperature della Vuelta, Debruyne ha cambiato ambiente senza perdere la sua caratteristica principale: la ricerca della velocità.
Il terzo posto di Castelló non cambia le ambizioni dichiarate dal belga, ma inevitabilmente modifica la percezione che il gruppo può avere di lui. A 23 anni, alla sua prima grande occasione in una corsa di questo livello, Debruyne ha dimostrato di poter stare accanto a corridori come Roglic, Carapaz e Gall. E soprattutto ha dimostrato di saper reagire quando la corsa esplode.
Il ciclismo professionistico, per lui, è arrivato dopo il pattinaggio. Ora potrebbe essere il ciclismo a regalargli una nuova traiettoria. La Vuelta gli ha già consegnato una giornata da ricordare e un ottavo posto in classifica generale.
Lui continua a dire di non essere un corridore da classifica. Forse è troppo presto per contraddirlo. Ma dopo quello che ha fatto ieri, sarà difficile per il gruppo continuare a considerarlo soltanto un giovane in cerca di spazio. Ramses Debruyne ha iniziato a bussare alla porta dei grandi e lo ha fatto arrivando direttamente dal ghiaccio.
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