DA PAGO VEIANO AL TOUR: LA FAVOLA DI EINER RUBIO, IL COLOMBIANO CHE SFIDA POGACAR E VINGEGAARD

TOUR DE FRANCE | 07/07/2026 | 08:15
di Silver Mele

Il Tour de France è approdato in Francia e in gruppo c'è anche  un corridore che il Sannio segue ormai come fosse uno di casa. Perché Einer Rubio, colombiano di nascita, è diventato campano d'adozione.


Da quasi dieci anni vive a Pago Veiano, si allena sulle strade della provincia di Benevento e, quando gli impegni glielo consentono, torna sempre lì. Non è una semplice base logistica. È la sua casa.


Ci arriva dopo aver girato il mondo con la maglia della Movistar, una vittoria di tappa al Giro d'Italia, due piazzamenti consecutivi tra i migliori della classifica generale e una carriera ormai stabilmente ai vertici del ciclismo internazionale. Eppure basta una gara giovanile nel Fortore perché Rubio risalga sul furgone e accompagni il nipote Luis, come un qualsiasi zio appassionato di ciclismo.

«TRA POGACAR E VINGEGAARD SCELGO JONAS. MI SEMBRA PIU' UMANO»

Lo abbiamo incontrato proprio a Foiano di Val Fortore, durante la prima Cronoscalata del Fortore. Lì non c'erano fotografi del Tour o televisioni straniere. C'erano bambini, famiglie e tanti ragazzi che inseguono il sogno di diventare professionisti.

Rubio era arrivato soprattutto per seguire il nipote Luis, che ha poi conquistato il titolo regionale tra gli Esordienti del primo anno, ma inevitabilmente il discorso è finito sul Tour de France.

Il duello tra Pogacar e Vingegaard è già iniziato nelle domande. La risposta sorprende per semplicità: «Sono due campioni straordinari, ma se devo scegliere scelgo Jonas. Mi sembra più umano.»

Nessuna analisi tattica. Nessuna provocazione. Solo la sensazione di chi con quei campioni divide il gruppo e conosce perfettamente cosa significhi correre accanto a loro.

«ANDREMO ALL'ATTACCO. E' L'UNICO MODO» 
La Movistar non parte con particolari ambizioni di classifica. Rubio lo sa perfettamente. Per questo l'obiettivo sarà quello che ha spesso caratterizzato la squadra spagnola negli ultimi anni. «La tattica sarà la stessa che abbiamo adottato al Giro. Cercheremo di rendere vive le tappe, entrare nelle fughe e provare a vincerne una. Sarà un Tour molto duro, farà tantissimo caldo, ma siamo pronti.»

È il terreno ideale per uno scalatore esplosivo come lui. Lo stesso che nel 2023 fece saltare il banco sul traguardo di Crans-Montana.

CRANS-MONTANA, IL GIORNO IN CUI IL MONDO SCOPRI' RUBIO
La vittoria nella tredicesima tappa del Giro d'Italia 2023 rappresenta ancora oggi il momento più alto della sua carriera. Quel giorno Rubio attaccò in salita con il suo stile. Scatti secchi. Ritmo altissimo. Nessuna paura. Fu la consacrazione definitiva dopo gli anni trascorsi a crescere lontano dai riflettori, per quanto tra i dilettanti avesse già vinto la classica di Capodarco e al Giro under 23 la tappa di Dimaro.

Negli ultimi tre Giri, però, non è stato soltanto uomo da tappe. Ha dimostrato continuità, chiudendo due volte tra i migliori della classifica generale e confermandosi uno degli scalatori più affidabili del panorama internazionale. Nella Corsa Rosa appena conclusasi è risultato il terzo miglior scalatore, alle spalle di Ciccone e Vingegaard.

Un'evoluzione che lo rende oggi uno degli uomini di punta della Movistar anche per il Tour.

LA LITE CON CICCONE? «IN CORSA E' GUERRA» 
L'ultimo Giro si è chiuso anche con uno dei momenti più discussi dell'edizione. La sfida con Giulio Ciccone durante la diciannovesima tappa, quella vinta da Sepp Kuss ad Alleghe, aveva acceso gli animi. Prima la volata al Red Bull KM. Poi il GPM. Infine il botta e risposta davanti ai microfoni.

Rubio, però, oggi racconta tutto con grande serenità. «La televisione non può raccontare quello che succede davvero durante una corsa. Noi avevamo parlato. Poi la Lidl-Trek ha cambiato le carte in tavola. È stata una giornata di guerra totale.»

Ma c'è una frase che sintetizza il suo modo di intendere il ciclismo. «In gara succede di tutto. Fa parte del gioco. Andiamo avanti tranquillamente». Parole che chiudono definitivamente una vicenda rimasta confinata alla strada.

LA STORIA CHE COMINCIO' A PAGO VEIANO
Eppure tutto questo forse non sarebbe mai esistito senza una telefonata. Quella che, nel 2017, convinse un ragazzo colombiano di appena diciotto anni a lasciare Boyacá per raggiungere il Sannio. La Aran Cucine Vejus gli offrì una possibilità. Lui la trasformò in una vita. Imparò l'italiano vivendo in paese.

Si adattò alla cultura locale. Scoprì che quelle salite erano perfette per allenarsi. Soprattutto conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie. La figlia del presidente della società. Oggi Pago Veiano non è semplicemente il luogo in cui risiede. È il posto in cui ha deciso di costruire il proprio futuro. Il campione che non dimentica da dove è partito.

A Foiano, dopo la gara, Rubio è rimasto a parlare con tutti. Foto. Autografi. Consigli ai ragazzi. Poi è ripartito tranquillamente verso casa. Nessuna scorta. Nessun atteggiamento da professionista arrivato. Soltanto un ragazzo colombiano che quasi dieci anni fa arrivò nel Sannio per correre in una squadra Under 23 e che oggi si prepara ad affrontare il Tour de France.

Tra Pogacar e Vingegaard ci sarà anche lui. Con le gambe costruite sulle montagne del mondo. E con il cuore che, ormai, batte forte sulle colline del Sannio. 


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