Un giorno compra una mountain bike di titanio e tungsteno, uno zaino con l’indispensabile per sopravvivere in luoghi pericolosi, un manuale per la manutenzione della bicicletta, un prontuario sull’alimentazione necessaria per un lungo viaggio. E parte.
Non è vero. Una sera si mette a letto, sofferente, assalito da pensieri, preoccupazioni, incubi, allora cerca di rilassarsi, si immagina su una bicicletta, pronto a compiere un viaggio, finalmente si addormenta e sogna. La mattina successiva si siede davanti al computer e comincia a scrivere.
Il “Viaggio in bicicletta” di Francesco Mancuso non ha tempo (tranne la data di pubblicazione: 2012), ma ha molto spazio, lo spazio dell’immaginazione, della fantasia, della creatività. Come tiene a sottolineare (la citazione di Guy de Maupassant è riportata sulla prima di copertina e ripresa sulla prima pagina di testo), “il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata, che sembra un sogno”. Così il suo “Viaggio in bicicletta” è onirico eppure realissimo.
Il protagonista si chiama Ilan, lavora in Borsa, vive in una grande casa lussuosa, mangia nei migliori ristoranti, veste Armani, si accompagna con una modella, finché scoppia, sbrocca, allora salta sulla bici e se ne va. La partenza è dalla città in cui è nato, l’arrivo è sé stesso, la sua natura, la sua anima, il suo destino. Tra partenza e arrivo saranno soltanto frazioni e tappe, esplorazioni e rivelazioni, timori ed emozioni, ricordi e speranze, storie. “Pedalando arrivo a metà salita. L’aria si è rarefatta, la bicicletta mugugna, è stanca anche lei, mi fermo, monto la tenda in un anfratto e lascio andare i miei pensieri”… “Oggi non sono morto grazie alla polvere di cavallette e all’acqua estratta dalla sabbia, non so se potrò mai raccontare a qualcuno questo mio viaggio, non so se mai potrò ritornare alla mia vita precedente”… “Siamo nella foresta pluviale, arriviamo sopra un dirupo dove l’acqua del fiume che abbiamo costeggiato precipita a valle”… “Pedalo per ore, lascio andare i miei pensieri che lentamente riafferrano nuovi brandelli di memoria”…
Pubblicato in proprio, il “Viaggio in bicicletta” di Francesco Mancuso è passato di mano in mano fino ad arrivare nella Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza a Bracciano. Le biblioteche sono approdi, mete, rifugi, si trasformano in presidii, missioni, ambasciate, concedono sosta, riposo, cittadinanza, promettono ospitalità, letture, integrazione. Forse, di quel viaggio (i libro sono sempre viaggi), era il traguardo. Volante, intermedio, finale? Chissà.
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