La rinascita di Jonas Vingegaard, tornato a fare suo un Grande Giro ed a conquistare l’esclusiva tripla corona, coincide con le emozioni da parte del campione danese, già prima della premiazione. Anche i robot hanno un anima? Di certo, il trionfaore della corsa rosa, come ricordato da Ciro Scognamiglio su Gazzetta dello Sport, “Si è goduto ogni istante di una giornata straordinaria e, quando ha ricevuto il Trofeo Senza Fine, aveva già pianto”.
L’altra testata della casa madre del Giro, il Corriere della Sera, con Marco Bonarrigo descrive il finale da favola anche attraverso l’efficace richiamo ai fatti di corsa, nell’approssimarsi dello sprint: “Forse — anzi di sicuro — ha avuto un peso lo spettacolo di Filippo Ganna lanciato a piena potenza sui sampietrini per provare ad anticipare la volata”.
Già, il 25enne di Buja ha tirato un sospiro di sollievo che è poi lo stesso di tutto il seguito di sostenitori italiani del ciclista friulano. Per dirla con il titolo de La Stampa, a corredo dell’articolo di Daniela Cotto, “Il sigillo di Milan, meglio tardi che mai”. Spetta a Cosimo Cito, inviato di Repubblica, sfatare il mito, quello delle ombre che scendono dal Palatino: “Vingegaard che controsole solleva i piccoli Frida e Hugo e fa dannare i fotografi”. Immagine che ristora un pò i maestri dello scatto giusto (intesi appunto come fotografi) dalle fatiche di tre settimane in cui non si sono persi neanche un clic. Fattore umano.
Si chiude all’insegna dei numeri quest’ultima carrellata sul Giro attraverso i quotidiani (irrinunciabile l’apporto della carta stampata alla narrazione - ma diremmo all’intepretazione critica- della corsa rosa). Su Il Giornale (“Vingegaard “re pescatore” che due anni fa rischiò la morte”) la numerazione perfetta è il “5”, rifacendosi all’incipit del pezzo di Pier Augusto Stagi: “Cinque baci per un bacio. Cinque baci sulla foto di sua moglie e dei suoi bimbi posta sul manubrio, seguito dal bacio all’anello nunziale, per celebrare le cinque vittorie di tappa che Jonas Vingegaard ha conquistato in questo Giro dominato in lungo e in largo”. All’Equipe preferiscono il “3”(come i grandi giri vinti da Vingegaard), lo si capisce fin dal titolo e la conferma arriva già tra le prime righe dell’articolo di Thomas Perotto, subentrato - secondo la prassi redazionale - a Julien Chesnais. Nomi in calce agli articoli che compongono la compagnia di giro pronta, dopo aver fatto riposare un pò le tastiere, a trasfomarsi in una brigata al Tour.
GAZZETTA DELLO SPORT
“IO, RINATO CON IL GIRO”
Si è goduto ogni istante di una giornata straordinaria e, quando ha ricevuto il Trofeo Senza Fine, aveva già pianto. La narrazione di un Jonas Vingegaard incapace di emozionarsi finisce definitivamente in un pomeriggio vissuto nel cuore della grande bellezza di Roma,e lui vestito con la rosa della consacrazione. Primo danese della storia a vincere il Giro d’Italia – dopo l’ultimo sprint firmato, finalmente, da Jonathan Milan – ottavo di sempre a poter contare sui successi a Giro, Tour e Vuelta. (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
GIRO, FINALE DA FAVOLA
Forse è stato merito della giornata, di una Roma più radiosa rispetto a quelle degli ultimi quattro anni. Forse hanno contato il nuovo circuito con l’arrivo in pendenza, il Circo Massimo e i Fori Imperiali sullo sfondo. Forse — anzi di sicuro — ha avuto un peso lo spettacolo di Filippo Ganna lanciato a piena potenza sui sampietrini per provare ad anticipare la volata. Non importa se non c’è riuscito, risucchiato con i compagni Sobrero e Stuyven a due passi dal traguardo: Ganna lanciato a 60 all’ora a fianco del Colosseo con alle calcagna la muta inferocita dei velocisti valeva da solo l’attesa sotto il sole cocente. (Marco Bonarrigo)
LA STAMPA
IL SIGILLO DI MILAN, MEGLIO TARDI CHE MAI
Jonathan Milan, finalmente. Il campione della Lidl-Trek, 25 anni di Buja, si prende l'ultima tappa, quella della passerella finale a Roma. Fa sempre effetto vincere davanti al Colosseo. «Sono molto contento di chiudere così nella capitale. A caricarmi è stata la mia gente. Sabato il Giro è passato proprio a casa mia, in Friuli». È un Milan rinato quello che racconta l'emozione da brividi. Se la merita dopo tre settimane di amarezza, fatiche, mugugni e quel «treno» che non lo lanciava mai nel modo giusto. (Daniela Cotto)
REPUBBLICA
ROMA INCORONA VINGEGAARD, L’ULTIMO SPRINT E’ DI MILAN
E’ un mito la città con le ombre che scendono dal Palatino, e Vingegaard che controsole solleva i piccoli Frida e Hugo e fa dannare i fotografi, toglie il cappello, si commuove all’inno, solleva un bicchierone sponsorizzato e poi, infine, alza al cielo la grande molla dorata, il trofeo senza fine che per la prima volta ha il nome di un corridore che viene dalla Danimarca. La Visma ha corso in nero con una maglia che stilizzava i profili stilizzati di Italia, Francia e Spagna. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
VINGEGAARD “RE PESCATORE” CHE DUE ANNI FA RISCHIO’ LA MORTE
Cinque baci per un bacio. Cinque baci sulla foto di sua moglie e dei suoi bimbi posta sul manubrio, seguito dal bacio all’anello nunziale, per celebrare le cinque vittorie di tappa che Jonas Vingegaard ha conquistato in questo Giro dominato in lungo e in largo, Cinque baci per un bacio: quello che ha ricevuto ieri a Roma(nell’ultima tappa successo di Johnatan Milan che sblocca il suo digiuno)da sua moglie Trine e dai suoi due piccoli, Frida e Hugo. Jonas li ha avuti a fianco anche due anni fa, quando rischiò di vedere la sua carriera andare in frantumi. (Pier Augusto Stagi)
L’EQUIPE
LA REGOLA DEL TRE
Forse perché accompagnato in modo diverso, Jonas Vingegaard sembrava spesso solo sulle vette italiane, con la maglia rosa così in alto sugli altri, così disinvolto e sereno, eppure scortato dal ricordo di Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Christopher Froome. Il danese di 29 anni è entrato a far parte del club piuttosto esclusivo di corridori che, nel corso della loro carriera, hanno trionfato dopo tre settimane in Italia, Francia e Spagna. (Thomas Perotto)
TUTTOSPORT
LACRIME VINGEGAARD
ADESSO E’ NELLA STORIA
Incredibile, anche i fuoriclasse si commuovono. Il signore in Rosa è l’ottavo re dei Grand Tour. Da ieri Jonas Vingegaard è tra gli otto fuoriclasse capaci di vincere almeno una volta Giro, Vuelta e Tour. Eppure chi ha già festeggiato la vittoria in due Tour e una Vuelta piange di gioia, soprattutto quando giunge davanti alla moglie Trine e ai figli Frida e Hugo. «È incredibile vedere il mio nome inciso sul Trofeo Senza Fine – afferma Jonas, 29 anni -. È qualcosa che ricorderò per il resto della vita. Oggi è una giornata davvero speciale, con tutta questa gente lungo le strade a tifare. (Alessandro Brambilla)
CORRIERE DELLO SPORT
SORRIDI MILAN
Il ruggito di Jonathan Milan risuona al Circo Massimo. L’ha voluta, cercata, insegui-ta, vista sfumare sin dalla prima tappa in Bulgaria e l’ha trovata soltanto all’ultimo respiro a Roma, con una progressione in cui ha sprigionato tutti quei watt che ancora aveva in corpo dopo tre settimane di fatiche. A caricarlo per sbloccarsi sul più bello è stata la scorpacciata di affetto sabato nel suo Friuli, con tanto di fermata per abbracciare la sua famiglia in corsa e così oggi, il cuore e la grinta hanno dato quella spinta in più per tagliare il traguardo per primo davanti al sorprendente Lonardi al miglior risultato in carriera in una volata del Giro sulla soglia dei trent’anni. (Alberto Dolfin)
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