Pazienza, visione e ottimismo. Questa potrebbe essere la sintesi dell’intervista di Ivan Basso raccolta da Cosimo Cito inviato di Repubblica e oggi in edicola. Un botta e risposta molto interessante e rincuorante per noi italiani. Per chi vede il bicchiere maledettamente mezzo vuoto, c’è un Ivan Basso che lo vede mezzo pieno.
Damiano Caruso è salito al 9° posto alle spalle di Davide Piganzoli. Un vecchio (38 anni) e un quasi bambino (23), più le vittorie di giornata di Ballerini, Ganna e Bettiol: l’Italia che pedala in rosa è tutta qua. «Questo è il nostro miglior Giro, anche se non è ancora arrivata la vittoria. Stiamo proponendo bel ciclismo, coraggioso, competitivo. I miei colleghi e tantissimi corridori ci hanno fatto i complimenti», dice il manager della Polti VisitMalta.
Poi passa a guardare fuori dal suo team, anche se gli occhi sono per un ragazzp, Davide Piganzoli, che è stato sei anni nel team del due volte vincitore del Giro. «Che Davide vada forte non è una novità per me, ha sempre avuto un talento speciale. La cosa più bella, il più bel premio per me è stato l’abbraccio dei suoi genitori a Milano. Ho sentito tutta la forza di quello che si dice un lavoro fatto bene. C’è una catena che ha portato
Piganzoli a questi livelli, nasce a livello juniores e arriva fino a noi. È un insieme di buoni consigli, di scelte giuste, di prospettive che si sono sempre di più ampliate. Ma anche di pazienza: se avessimo valutato Piganzoli a 17 anni, oggi non sarebbe qui».
Poi uno sguardo su Giulio Pellizzari. «Io so solo una cosa: che il futuro del ciclismo italiano nelle corse a tappe è in una botte di ferro con Piganzoli e Pellizzari. Con Giulio si è esagerato con le aspettative…». … «Pellizzari ha grandissime qualità e la Red Bull è ideale per crescere. Come lo è Piganzoli nella Visma. Diamogli il tempo di farlo. I superlativi sono sempre sbagliati».
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