Ma dove sono, dove si nascondono quelli che soltanto due anni fa schifavano il Giro perchè un tizio lo ammazzava senza pietà, in tutto e per tutto, in lungo e in largo, sopra e sotto.
Non bisogna avere una memoria d'elefante per ricordare lo sdegno di quel partito, ebbasta con questo Pogacar, ma che noia, ma che monotonia, ma che ciclismo è. Piangevano come vitelli e rimpiangevano i Giri dell'equilibrio, i Giri della finta democrazia, tutti uguali sul traguardo del mio cuore, e la soluzione ovviamente alla fine, meglio se negli ultimi metri dell'ultima tappa, sublime quello con Roglic che dopo aver fatto coppia fissa con Thomas per venti giorni si decise a vincere nell'ultima cronoscalata friulana. Quelli sì sono Giri divertenti, pieni di suspense e di spettacolo, i migliori – o i meno peggio – tutto il giorno a fare processione e poi scattino per l'abbuono finale.
Guarda invece che schifo questo Pogacar: vince sei tappe, vince la classifica scalatori, peggio ancora non lascia niente agli altri, non è così che corre un campione (certo, vedi Merckx, un cuore d'oro con i rivali), un vero campione sa farsi degli amici concedendo qualcosa a tutti, vedrai quando sarà in difficoltà, le pagherà tutte, non ci sarà nessuno disposto a dargli una mano, eccerto, perchè di solito quando vai piano gli avversari ti aspettano e magari ti portano sul canotto, vedi ad esempio come hanno aspettato Pellizzari in questa tappa svizzera...
Dove sono adesso gli annoiati, che non ne potevano più di Pogacar, dei suoi assoli, dei suoi attacchi con la maglia rosa, della sua propensione a concedersi, a spendersi, a regalarsi, onorando il Giro e soprattutto il suo pubblico. Dove sono adesso che stiamo assistendo a un Giro in fotocopia, un Giro di monopolio assoluto e spietato, con un altro tizio che vince puntualmente su tutti gli arrivi in salita, al momento quattro su quattro, con la prospettiva di pareggiare a sei con l'altro tiranno, comunque senza fare neppure lui regali e concessioni alla concorrenza, egoista e crudele, vedrai come le pagherà tutte, prima o poi...
Sono nascosti tra le frasche? Oppure sono ancora tutti qui, stavolta travestiti da tifosi entusiasti, ma guarda che bel Giro, ma guarda quant'è forte Vingegaard, ma guarda come onora l'Italia e gli italiani, senza usare il braccino, senza mettersi comodo e vivere di rendita, questo sì si chiama essere campioni.
Strano, tutto molto strano. Quella volta Teddy aveva rotto l'anima, stavolta Vinge sta trovando un Paese in adoremus che contempla lo spettacolo unico di un fuoriclasse imbattibile, meglio, battibile soltanto da un altro, uno solo, non certo da questi, incapaci di staccare persino il suo gregario Piganzoli esaurito da un lavoro sfiancante.
Io non so cosa sia cambiato, ma un'idea ce l'ho. Premesso che anche stavolta scelgo il Giro dominato da un vero fuoriclasse, perchè ci regala spettacoli unici, a ritmo di attacchi e di record su tutte le montagne, e prima ancora perchè davanti all'eccezionale bisogna saper cogliere la differenza e godersela fino in fondo, premesso questo ho l'impressione che tutto sia molto più semplice: forse, basterebbe dire che Teddy non è simpatico perchè è il numero uno, mentre Vinge è simpaticissimo, come tutti i numeri due. E amen.